Fini e compagnia – di Marco Zacchera

Gianfranco Fini può gioire: l’odiato Berlusconi è finalmente crollato. Chissà se Gianfranco non si sia però chiesto se lo sconfitto non fosse anche lui, l’uomo che avrebbe avuto la possibilità di diventare leader alternativo all’interno del centro-destra ed ha fallito in una stagione politica che forse non tornerà mai più.  

Fini ha voluto sciogliere AN quando non era indispensabile ed ha voluto un matrimonio nel PDL sciolto solo l’anno dopo: nel bene e nel male non conosceva forse già da 15 anni il Cavaliere? In compenso ha distrutto una classe dirigente cresciuta con lui, non ne sta costruendo un’altra e alla lunga verranno al pettine anche i conti di qualche suo collaboratore. 

Certo il “centro” diventa adesso  l’ago della bilancia e – soprattutto se si cambierà il sistema elettorale – tornerà determinante, pendolando di qua e di là, dove meglio gli conviene. Ma Fini è credibile in questo centro politico, o è invece surclassato da Casini che in quel ruolo si esprime molto più coerentemente di lui?

Anche per responsabilità di Fini il centro-destra è ora spaccato, astioso, diviso e non tanto o non solo tornerà all’opposizione quanto ha perso una occasione unica e storica per cambiare il paese.
Non dimentichiamoci che la situazione è cominciata a crollare proprio il 14 dicembre dell’anno scorso quando Berlusconi, dopo la scissione finiana, resse all’assalto ma per continuare a governare (in fondo rispettando la volontà elettorale, mentre altri cambiavano bandiera) ha dovuto accordarsi con troppi mercenari avvitandosi in mille compromessi.

*deputato PdL, sindaco di Verbania

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