Fini e Berlusconi, lealtà e tradimento – di Ricky Filosa

Do al sentimento dell’amicizia estrema importanza, da sempre. La porto nella radice greca del mio cognome, "filos", amico, come un valore intrinseco alla mia venuta al mondo. I miei migliori amici sono ancora oggi quelli degli anni del liceo, e poi quelli che ho conosciuto a Santo Domingo ormai quindici anni fa, quando mi sono trasferito ai Caraibi. Persone con cui sono cresciuto, con cui sono stato a contatto giorno dopo giorno,  condividendo gioie e dolori, momenti belli e brutti. Con loro ho festeggiato successi e metabolizzato sconfitte. Con loro ho trascorso per diversi anni il Natale. Insomma, sono persone che mi conoscono davvero, e sanno vedere oltre la maschera che ognuno di noi si mette sul volto quando lascia le pareti di casa ed esce per strada.

Il vero amico è sincero, leale, generoso, paziente: accetta le tue debolezze, e qualche volta ti aiuta a superarle; ti aiuta quando ne hai bisogno, ti difende da chi vuole colpirti. Al giorno d’oggi un amico è molto più di un tesoro: è animale raro, introvabile, in via di estinzione: nella vita, come in politica. Soprattutto in politica, anzi: un mondo particolare in cui, quando gli interessi non coincidono e le tue ambizioni si scontrano con le ambizioni dell’altro, la tentazione di comportamenti personali ambigui e di passaggi sotterranei al nemico è una pratica comune. In una parola, è il tradimento.

Lealtà e tradimento: due parole che gli italiani dovranno tenere assai ben presenti nei prossimi mesi, soprattutto in vista delle elezioni. Perchè, a parte i temi classici che tutti sbandierano sin d’ora, fisco, giustizia, sicurezza, Sud, federalismo… di mezzo c’è la storia di due uomini, Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, che dopo aver percorso insieme un buon pezzo di strada, per ben 16 anni di seguito, sono diventati rivali. Nel loro caso, oserei dire anche nemici. E’ andato in fumo in un crescendo parossistico un rapporto che poteva diventare granitico e sodale, è stata dissolta un’alleanza di successo,  è stato cancellato un pezzo di storia politica e repubblicana. Questo perchè?  Perchè Gianfranco Fini ha scoperto che dentro il suo petto il cuore gli batte a sinistra.   Proprio lui, pupillo e delfino di Almirante, massimo rappresentante della destra italiana post-fascista, ha cambiato idea su temi come giustizia, sicurezza, immigrazione, cittadinanza, per non parlare poi dei temi etici che meriterebbero un discorso a parte. In attesa di liberarsi, possibilmente a breve, del suo principale competitor nell’ascesa alla carica più alta della nostra Costituzione, offre l’inciucio a sinistra, solidarizza con i trombati della politica, pronto ad abbracciare improbabili compagni di merende, da Vendola a Di Pietro.

Fini deve garantirsi in Parlamento un’ampia votazione bipartisan, e sta lavorando per questo, alternando finte aperture a siluri precisi, con l’intento di  prolungare i segnali di instabilità, deleteri per chi governa. Il 2013 non è proprio alle porte, e il Caimano potrebbe riprendersi, sorprendendo gli abili costruttori di trappole. Logorare, rallentare, sfiduciare, fabbricare il consenso demolendo l’avversario, e aspettare che maturino i tempi. E così, il gioco del cerino continua.

"Le elezioni sarebbero un azzardo per il Paese, andare al voto anticipato sarebbe da irresponsabili. Ma noi siamo pronti". Parole contraddittorie, in un tirammolla continuo tra il Fini istituzionale e quello politico, sincronia scandalosa della stessa rappresentazione teatrale.  Una sorta di ping pong che finirà per sfinire gli italiani; ai quali, fra il costo della vita che avanza e i soldi che son sempre di meno, di pazienza ne rimane molto poca. Metteteci poi che sono costretti a vedere che puttane e pentiti vengono trattati come fossero gli unici disinteressati depositari della realtà, capirete  perchè il partito dell’astensione, quello composto da tutti i cittadini che scelgono di non andare a votare, registri in queste settimane dati se non preoccupanti, quanto meno significativi. La gente è stanca di giochi di palazzo, vuole un governo che governi. Proprio ciò che il premier sta cercando di fare al meglio da quando è arrivato a Palazzo Chigi e in cui è impegnato anche adesso che si trova in mezzo al guado. Pensando anche a salvare il Paese dal partito della spesa che porterebbe alla bancarotta; nonostante Futuro e Libertà cerchi di azzopparlo.

Di libertà nel nuovo partito finiano ce n’è pochissima: lì comanda Gianfranco e basta, cesarismo all’ennesima potenza. E di futuro? Noi non crediamo agli oracoli. Ma l’esperienza ci insegna che chi gioca allo sfascio può finire sfasciato. E qualcuno sta cominciando a pensare che, se deve essere Fini il futuro dell’Italia, allora tanto vale votare Vendola. Almeno è simpatico.

Ricky Filosa – ItaliachiamaItalia

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