Fini: Berlusconi non governava più, ho dovuto reagire

Gianfranco Fini, ospite a "Otto e mezzo" su La7, ha parlato fra le altre cose di attualità politica, lavoro, economia, e naturalmente di Terzo Polo.

Il presidente della Camera e leader di Futuro e Libertà, dopo la convention nazionale Fli, che si è tenuta nel fine settimana in Toscana, è in tv a confermare e ribadire i messaggi già lanciati dal palco di Pietrasanta.

"Tutto cominciò con Fini": è questo il titolo della trasmissione condotta da Lilli Gruber. Già, quel Fini che un giorno ha deciso che tutti quegli anni passati al fianco di Silvio Berlusconi andavano buttati nel cestino. Da quel 14 dicembre che ha decretato lo strappo fra l’ex leader di Alleanza Nazionale e il Cavaliere ne è passato del tempo; ma certo Fini non si aspettava, sostiene, "un epilogo che portasse alla nascita del governo Monti", pur essendo convinto che rispetto al governo Berlusconi "l’Italia dovesse invertire la rotta".

Secondo la terza carica dello Stato "il berlusconismo quando sara’ giudicato sara’ giudicato fra luci e ombre, ma nell’ultima fase si ostinava a non prendere atto dell’attualita’ della situazione del Paese. La situazione mi imponeva di reagire davanti a un governo che non governava più". In ogni caso il fallimento del PdL è stato promettere "un cambio, che poi non c’è stato".

Tanto lavoro, all’interno di Futuro e Libertà, ma i sondaggi ancora non promettono nulla di buono: Fli si aggira sul 4%. Il PdL invece, pur essendo ai minimi storici, tiene ancora, ed è intorno al 23, 24%. Ma Fini guarda avanti: "Non ho nessuna invidia, mi preoccupo piu’ di un progetto che della visibilità. Se avessi un problema di visibilita’ sarei piu’ presente in tv. Io sono della vecchia scuola e cioe’ che e’ doveroso esserci quando c’e’ qualcosa da dire".

Detto questo, il leader futurista torna a parlare di Terzo Polo, un’idea che rappresenta più che un partito un "patto repubblicano": "Il Terzo Polo si deve definire, ma non dobbiamo fermarci agli aggettivi. Con gli amici del Terzo Polo abbiamo storie diverse, ma un progetto comune e cioe’ dare vita ad una nuova aggregazione politica, no un nuovo partito, per modernizzare l’Italia e che sia aperto a tutti a prescindere dalle identità pregresse. Non si tratta di una lista per consentire a qualcuno di entrare in Parlamento", quello che vogliamo fare è "dare agli italiani delusi un’alternativa rispetto a scelte pigre".

Da Pietrasanta Fini ha aperto anche a Montezemolo: "Mi sono rivolto a Montezemolo, ma ho fatto lo stesso invito a molti altri, di ragionare insieme sulle cose che servono all’Italia. Di fronte a noi c’e’ ancora un anno di legislatura e dobbiamo uscire dalla logica del contingente". "Sono anni che conosco Montezemolo. Ci siamo sentiti anche oggi. Lui e’ molto impegnato con l’attivita’ della Fondazione, dopodichè se sono rose fioriranno". Certo è che Montezemolo "sarebbe una voce in più, nel momento in cui tra la gente in tanti non credono nella politica".

Fini rivendica di non aver mai pronunciato la parola "destra" a Pietrasanta: "Non è una novità, sono convinto che destra, sinistra e centro siano etichette, rispettabili per il pregresso, ma oggi servono sintesi nuove". "Un esempio: sul tema del lavoro esiste una ricetta di destra o di sinistra?".

Proprio a proposito del tema del lavoro, per il leader Fli il governo "deve tentare un’intesa fino all’ultimo e fa bene, ma non si puo’ ricercare a oltranza un accordo che potrebbe essere al ribasso e non cambiare nulla. Se il governo presentera’ al Parlamento un disegno di legge di modifica mettera la politica davanti le sue responsabilita’. Ogni partito dovrà dire si’ o no. Sono ottimista e spero prevalga il senso dello Stato e il coraggio, la riforma serve ai nostri figli".

Gianfranco Fini commenta anche quanto successo a Tolosa, in Francia, con un folle che si è messo a sparare davanti a una scuola ebraica, provocando la morte di tre bambini e un rabbino: "Per molti aspetti e’ un atto terroristico perche’ semina panico, non e’ da derubricare a cronaca di ordinaria follia". La tragedia di Tolosa, aggiunge Fini, "è la dimostrazione della necessita’ di combattere l’antisemitismo, l’odio e la follia che puo’ determinare eventi come questi. La parola che viene in mente e’ orrore e necessita’ di reagire, trovare le cause ed estirparle".

CORRUZIONE: POLITICA LEGIFERI O SARA’ PRESA A POMODORATE "Mi auguro che si parta e si arrivi anche in porto con un provvedimento anti-corruzione. Se la politica non vuole essere presa a pomodorate deve legiferare in materia".

COSTI POLITICA: CORTE DEI CONTI O AUTORITA’ AD HOC CONTROLLINO BILANCI "La prima questione da affrontare e’ passare dalla formulazione attuale della legge che dice che i revisori dei conti, nominati dal Parlamento tra professionisti di indiscussa capacita’ e rispettabilita’, non debbano verificare solo la correttezza formale dei bilanci, ma fare un controllo approfondito e di merito. Anzi sarebbe meglio se fosse una sezione della Corte dei conti o un’autorita’ ad hoc a farlo". 

AMMINISTRATIVE: NON SONO PROVA FUTURI SCENARI POLITICI Parlando delle divisioni con l’Udc alla elezioni di Palermo, Fini osserva: "Le amministrative non possono essere un test, la realta’ palermitana ci ha divisi perche’ pensiamo che rinnovare Palermo con chi l’ha governata, e ci hanno detto male, e’ molto difficile. Sono elezioni amministrative non facciamole diventare la prova generale per gli scenari politici perche’ il progetto non e’ come andare alle elezioni, ma come costruire oggi l’Italia di domani. Saro’ ambizioso, ma se non alziamo il livello politico continuiamo a guardare non la luna ma il dito".

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