Fine ‘fattore Sonia’ in India, spiragli per i nostri marò

I risultati degli exit poll in India assegnano un’ampia vittoria elettorale, da confermare venerdi’ con i dati ufficiali, al centro-destra del Bjp del governatore del Gujarat Narendra Modi e sanciscono il passaggio all’opposizione del Congresso di Sonia Gandhi. Cambieranno quindi probabilmente molte cose a livello del governo di Delhi, e qualcuno auspica che spiragli si aprano anche nella gestione indiana della vicenda dei Fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

Un dossier, questo, su cui governo, ministeri di Esteri e Difesa, Parlamento e forze politiche in Italia continuano a confrontarsi, e che di recente ha portato alla "svolta" dell’internazionalizzazione del caso che – ha avvertito la responsabile della Farnesina Federica Mogherini – sara’ "comunque lungo e difficile".

Dal 15 febbraio 2015 in cui morirono due pescatori al largo del Kerala, il caso e’ passato attraverso numerose fasi, a volte burrascose, ma senza riuscire a liberarsi mai della macchina burocratico-giudiziaria indiana in cui ancora oggi e’ intrappolato. Alcuni analisti imputano l’impasse proprio al "fattore Sonia", ossia all’italianita’ (per altro abbandonata da decenni) della donna piu’ potente dell’India che guida il partito del Congresso fino ad oggi al potere in India.

Non c’e’ dubbio che sia durante la permanenza in Kerala (Kochi, Kollam e Trivandrum) il fattore politico (anche la’ il governatore Oomeen Chandy era del Congresso) ha giocato a sfavore della rapida soluzione del caso, e il trasferimento del corposo dossier a New Delhi nel 2013 non ha cambiato di molto la situazione di fatto. Neppure l’ingresso in campo della Corte Suprema, organo che molti riconoscono super partes, e’ servito a dare un’accelerazione.

Piu’ volte i giudici del massimo tribunale hanno raccomandato al governo indiano di agire con celerita’ nella conclusione delle indagini e nell’istruzione del processo, ma nulla e’ stato fatto. E il trascinatore del partito di centro-destra Bjp in queste elezioni, Narendra Modi, si e’ permesso in almeno due occasioni di ironizzare sugli ‘aiutini’ (ma quali?) che sarebbero stati dati dalla famiglia Gandhi a Latorre e Girone, chiedendo anche al governo uscente in campagna elettorale di dirgli "qual e’ l’indirizzo della prigione dei due militari italiani".

Fra gli analisti c’e’ pero’ un ampio consenso che con un eventuale, e a questo punto probabile, governo guidato dal Bjp potrebbe essere piu’ facile trovare un compromesso, una via d’uscita alla vicenda che ormai sta raggiungendo la boa dei 27 mesi. Ma anche qui: come e quando?

I primi passi all’interno della "svolta" italiana sono stati la conclusione della missione dell’inviato Staffan de Mistura, la creazione di un gruppo di lavoro di esperti internazionali con alla testa un coordinatore, e il rientro a New Delhi dell’ambasciatore Daniele Mancini che era stato richiamato in Italia per consultazioni a meta’ febbraio.

Per quanto riguarda lo scenario indiano la Corte Suprema, che ha in mano due petition – una ancora sviluppo di una iniziativa del governo italiano ed una seconda invece firmata di loro pugno dai maro’ – e’ andata in vacanza oggi per sette settimane fino al 29 giugno. In luglio, l’attivita’ del massimo tribunale indiano coincidera’ con i possibili primi passi del nuovo governo. Ma certo, dicono qui gli esperti, non sara’ il tema dei maro’ quello che verra’ sollevato per primo. Pero’ un appuntamento in tribunale permane: quello del giudice speciale della Session Court, che aspetta un ok dalla Corte Suprema per processare i maro’ con capi d’accusa preparati dalla Nia, la polizia anti-terrorismo indiana rigettata dalla difesa italiana. E che ha fissato un’udienza per il 31 luglio prossimo.

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