Fiat, Marchionne: Non chiedo aiuti, governo pensi a crescita

Niente aiuti alla Fiat, ma una strategia per mobilitare gli interessi industriali dell’Italia e riuscire a far ripartire la ‘macchina’ economica, ponendo l’accento sulla crescita: ‘se continuiamo a metterci a dieta possiamo anche arrivare a morire’.

Sergio Marchionne, l’amministratore delegato della Fiat, arriva a sorpresa al Salone del Libro di Torino, non si risparmia e torna all’attacco sul mercato del lavoro: ‘non possiamo avere 61 cause aperte con i sindacati, cause che un po’ danno ragione a noi, un po’ agli altri. Cio’ crea fortissime incertezze. Si rigira la pizza, ma questo non e’ un Paese civile industrializzato’. L’ad di Fiat parla anche dell’attentato subito dall’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, che fa temere un rischio escalation: ‘Ogni volta che rientro in Italia sento che c’e’ un clima molto teso’, dice il manager Fiat. Ma e’ soprattutto la congiuntura economica a preoccupare, con la recessione che frena i consumi e il governo preso fra la necessita’ di risanare i conti pubblici e la richiesta di non frenare troppo l’economia.

‘Quello che bisogna fare adesso – dice Marchionne riferendosi all’azione dell’esecutivo – e’ aprire la seconda fase del governo, portare avanti il programma di sviluppo perche’ cosí come e’ non basta piu’, io non voglio aiuti, non voglio alcun incentivo, il punto e’ che se non riusciamo a mobilitare gli interessi industriali di questo paese per disegnare un futuro diverso non ce la faremo mai’. Arrivato alla presentazione del libro ‘Fai bei sogni’ dell’amico Massimo Gramellini, il manager italo-canadese abbraccia la richiesta di provvedimenti piu’ incisivi per la crescita. ‘Il rigore nei finanziamenti pubblici e l’austerity legata alle nuove regole fiscali sono cose essenziali, pero’ poi bisogna far ripartire la macchina’. E ribadisce la ‘sua’ ricetta per il rilancio: ‘manca la capacita’ di investire da parte del governo per creare una politica industriale. Bisogna incoraggiare tutte le industrie private e per farlo bisogna creare livelli di flessibilita’ pari a quelli che ci sono nei paesi dove si trovano i nostri concorrenti. Se non facciamo questo non porteremo nessuno dalla nostra parte’. Un Marchionne preoccupato per ‘questo pessimismo che ormai sta verniciando tutto. Non metto in dubbio che le cose sono difficili, che siamo arrivati a creare il terzo debito pubblico piu’ grande del mondo, ma bisogna andare avanti, non e’ certo questo il momento di arrendersi’.

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