Fenomeno Italia, 56mila sfratti: e il governo resta a guardare – di Franco Esposito

Sfrattati in Italia, non solo esodati. Nel 2011 il provvedimento di sfratto per morosità ha colpito 56 mila famiglie. Messa in ginocchio dalla crisi economica, l’Italia è sotto sfratto. Siamo un Paese obbligato a convivere con gli incubi. Dal 2006, prima dello tsunami economico che ha sconvolto l’Italia in misura maggiore rispetto al resto del mondo, gli sfratti sono aumentati del 64%. Il novanta per cento per morosità. Un inquietante, drammatico, tragico problema. Cresce nel nostro Paese l’esercito di quelli che non riescono ad arrivare a fine mese. Gli italiani che rischiano di perdere l’abitazione dove hanno vissuto per decenni. Le famiglie operaie pagano il prezzo più alto della crisi. Un prezzo insopportabile, in presenza della progressiva decurtazione del reddito annuo. Meno 8,5% nel periodo 2006-2011, con una perdita secca in busta paga di 1236 euro l’anno.

Normale che un lavoratore con famiglia non riesca a onorare il pagamento del canone di fitto.

La piaga degli sfratti rappresenta la fotografia più reale e drammatica della crisi. In famiglia, le molteplici e inderogabili uscite non consentono il pagamento del fitto della casa. Nell’85% dei casi di sfratto si rileva la difficoltà a onorare il canone. Secondo i dati forniti dal ministero dell’Interno, nel 2001 gli sfratti per morosità sono stati 63mila 846. Roma si è appropriata della triste leadership, 4678 sfrattati nel 2011. Duemila 532 a  Torino; Napoli malinconica è sul podio, 1557 sfrattati in città, 1256 nel resto della Provincia. E Milano? I dati sono serviti: 1115 sfratti per morosità nel capoluogo, 3244 nella vasta Provincia. Numeri che sono campanelli d’allarme e spie di una situazione ormai non più sostenibile, tali da richiedere un immediato intervento del Governo.

I dati esposti nella loro drammaticità dimostrano l’esistenza di una "sofferenza sociale acuta". Gli esperti invitano a una riflessione che non ammette dribbling, schivate, fughe. "Senza adeguate iniziative di contrasto, gli sfratti saranno 250 mila nei prossimi anni". Un allarme che impone azioni serie e incisive, provvedimenti in grado di provocare un’inversione di tendenza in tempi brevi. Il problema non riguarda solo le metropoli. Tracima con pari effetti devastanti anche nelle medie città. La morosità è diventata un fenomeno italiano. Riguarda, come detto, il 90% dei provvedimenti di sfratto. E a fronte di questo dato, è doveroso far notare che il fondo sociale per gli affitti è stato azzerato. Come fare? Gli esperti indicano la strada buona per evitare che tutto finisca a buone donne; davanti non c’è che lo strapiombo. "In mancanza di provvedimenti urgenti, la situazione è destinata ad aggravarsi. Bisogna rispettare una priorità". Sarebbe questa, e bisogna fare anche presto: il riconoscimento ai morosi della stessa dignità dei mutuatari in difficoltà. Paolo Ferrero, segretario Prc, propone e consiglia "equo canone e prezzi calmierati". Ma i sordi, una tantum, saranno disposti ad ascoltare? In Italia è ardua impresa mettere insieme interesse personale e utilità collettiva. Non c’è verso, tout court.

Secondo un’indagine di BankItalia, il prezzo più oneroso lo pagano di norma le famiglie operaie. Il reddito medio, nel 2000, era all’equivalente di 13.691 euro; 13.249 nel 2010. Una contrazione di 880 euro, pari al 4,3%.  Una picchiata, non c’è bisogno di aggiungere altro. Il segno meno contraddistingue ormai in tutto la nostra Italia bella, povera, disperata. Il taglio ha riguardato anche i dirigenti, in misura parimenti considerevole: da 43.825 euro nel 2006 a 38.065. Meno il 13,1%, pari a euro 5.760. Conclusione: in Italia nessuno si è premurato di migliorare le condizioni generali dei lavoratori. Normale che si sia andati incontro a questi dati perversi. Numeri malati difficili da guarire. Urge terapia d’urto, necessitano interventi urgenti sul fronte fiscale, volti a recuperare "equità e potere d’acquisto". Parole di una canzone italiana purtroppo in voga da qualche anno. Un disco che gira, non c’è nessuno che si preoccupi di spegnere il grammofono. Il Governo può e deve: faccia interventi.

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