Farnesina, l’attività dell’Italia all’estero nel 2016 in numeri

Parita' di genere, spinta alla crescita, ma scendono i visti. Queste le caratteristiche principali del lavoro del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale nel 2016

Nuove ambasciate, parita’ di genere, una diplomazia economica che ha contribuito per l’1 per cento al Pil nazionale e un numero di visti concessi che ci colloca al terzo posto tra i Paesi Ue: queste le caratteristiche principali del lavoro del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale nel 2016, alla Farnesina la XII Conferenza degli ambasciatori.

Per dare conto con “trasparenza” del lavoro del ministero sono stati presentati i dati dell’Annuario statistico della Farnesina: l’Italia fa sentire la sua presenza oltre confine attraverso 296 sedi, tra cui 124 Ambasciate (l’ultima delle quali aperta in Mongolia), 8 Rappresentanze permanenti, una Delegazione diplomatica speciale, 80 uffici consolari e 83 istituti di cultura. Dei 3.825 membri del personale, 2.613 lavorano nelle sedi all’estero, in riduzione del 21 per cento rispetto al 2008. In quest’ultimo ambito importante notare che “il 57 per cento del personale a contratto e’ costituito da donne, mentre il 43 per cento da uomini”. In termini di fondi, la previsione del 2017 e’ di 2 miliardi e 612 milioni di euro – che comprendono i fondi per l’attuazione della politica estera italiana e della cooperazione internazionale – di cui 902 milioni destinati al funzionamento dell’Amministrazione (pari allo 0,10 per cento del Bilancio dello Stato).

Alta l’attenzione per i connazionali all’estero, con oltre 5 milioni di iscritti in anagrafe consolare – in aumento del 3,5 per cento rispetto al 2015 -, 45.038 interventi di protezione consolare a favore di connazionali all’estero e 1.200 coordinati dall’Unita’ di crisi in contesti di rischio. Fra questi, 139 collegati ad attentati, 105 a disastri e calamita’ naturali e 90 ad allarmi sanitari. Accanto all’attivita’ diplomatica, come emerge dall’Annuario, si dipana quella economica: stando a uno studio di Prometeia, “il sostegno della rete diplomatico-consolare” alle “gare e ai contratti aggiudicati da aziende italiane” ha prodotto oltre l’1 per cento del Pil del nostro Paese e contribuito a creare 234mila nuovi posti di lavoro. L’attivita’ italiana e’ buona anche sotto il profilo culturale: nel 2016 sono aumentati dell’1 per cento gli iscritti ai corsi di lingua organizzati dagli istituti italiani di cultura, e del 3 per cento quella ad altri corsi, alcuni offerti anche tramite il web.

Aumentano anche gli iscritti alle scuole italiane all’estero (oltre 31 mila nell’anno 2015/2016, di cui 23mila stranieri), mentre scendono i lettorati presso le universita’ straniere. Le missioni archeologiche, di scavo, studio, restauro e conservazione, sono state in totale 170, e hanno avuto luogo nel bacino del Mediterraneo, in Europa orientale, in Asia e in Africa subsahariana. Per quanto riguarda gli accordi di carattere scientifico-tecnologico, il 2016 ne ha visti 144, in lieve diminuzione rispetto al 2015. In termini di cooperazione giudiziaria, i connazionali detenuti all’estero risultano diminuiti nel 2016, di cui il 76 per cento nell’Unione europea.

I casi di minori contesi complessivamente gestiti sono invece 242. Infine, in tema di visti di ingresso, l’Italia ne ha rilasciati 1.813.247, collocandosi al terzo posto a livello europeo dopo Francia e Germania (con rispettivamente 2.839.453 e 1.940.445).

La maggior parte delle domande accolte proviene dall’Europa extra Ue (40 per cento), dall’Asia e Oceania (36 per cento) e dal Mediterraneo e Medio oriente (14 per cento). Di questi, se si osserva la finalita’, nel 2016 quella per turismo resta ancora la piu’ elevata (il 79 per cento), seguita da affari (9 per cento), studio e motivi familiari (3 per cento). L’inasprirsi dei controlli per garantire la sicurezza e ridurre il rischio di immigrazione clandestina “si e’ tradotta nel 2016 in un aumento dei dinieghi”, pari al 6,5 per cento delle richieste. In totale, il rilascio dei visti e’ sceso dell’11,3 per cento, “attribuile principalmente alla diminuzione dei visti richiesti dalla Cina”, ma anche dall’introduzione “nel sistema europeo di rilevazione Vis – Visa Information System – dell’obbligo di rilevazione dei dati biometrici dei richiedenti il visto”. (Dire-Farnesina)

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