Fao: Allarme carestia in Somalia. Servono 120 milioni di dollari

La carestia in Somalia ha già ucciso decine di migliaia di persone negli ultimi mesi e potrebbe causare ulteriori decessi senza un intervento immediato.

L’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO) ha lanciato l’allarme, dichiarando ufficialmente lo stato di carestia e facendo un appello affinché siano stanziati 120 milioni dollari per reagire alla siccità nel Corno d’Africa e fornire misure emergenziali di assistenza agricola.

"Centinaia di persone muoiono ogni giorno e se non agiamo subito molti altri moriranno", ha detto Direttore Generale della FAO Jacques Diouf.

"Dobbiamo evitare una tragedia umana di vaste proporzioni. E oltre all’assistenza alimentare di cui c’è bisogno adesso, dobbiamo anche aumentare gli investimenti – ha continuato – per interventi immediati e di medio termine, per aiutare gli agricoltori e le loro famiglie, a proteggere le loro attività e continuare a produrre cibo".

Secondo il rapporto pubblicato oggi dagli analisti della Fao per la Somalia, e dal sistema di ‘Early warning’ sulle emergenze alimentari, che ha dichiarato lo stato di carestia nelle due regioni del Bakool e del Basso Shabelle, in un mese o due l’emergenza potrebbe estendersi a tutto il sud della Somalia.

Il numero dei somali che ha bisogno di assistenza umanitaria è salito da 2,4 milioni a 3,7 milioni negli ultimi sei mesi, secondo i dati Fao. E oltre 12 milioni di persone nel Corno d’Africa hanno bisogno di assistenza.

Secondo le stime dell’Onu, oltre la metà della popolazione somala – 3,7 milioni di abitanti, dei quali 2,8 vivono appunto nel sud del Paese – si trova già in una situazione di emergenza alimentare. La carestia viene dichiarata quando almeno il 20% delle famiglie è esposta a carenza di cibo molto forte, quando il tasso della malnutrizione supera il 30% e quando il tasso di mortalità arriva a due decessi (nel caso di adulti, 4 se le vittime della fame sono invece bambini) al giorno su 10 mila abitanti.

La situazione somala è peggiorata anche dalla circostanza che le regioni colpite attualmente dalla carestia sono controllate da gruppi armati di islamici, gli affiliati di Al Shabab e Al Qaida, che hanno bandito nel 2009 ogni aiuto proveniente da paesi stranieri. Solo recentemente il veto è stato rivisto, ed il territorio è stato reso accessibile, sia pur con delle limitazioni.

Un appello per un sostegno immediato agli agricoltori arriva da Luca Alinovi, responsabile della unità della Fao in Somalia, che sottolinea il bisogno di "semi, macchinari, accesso all’acqua", di "foraggio" per gli animali, e "trattamenti di emergenza per evitare un’ulteriore estensione della crisi" altre vittime della carestia.

La crisi del Corno d’Africa riguarda anche il nord del Kenia, regioni del sud dell’Etiopia, Gibuti, la regione di Karamoja e l’Uganda, dove ampie aree sono classificate in condizioni di "emergenza umanitaria". Proprio la situazione di conflitto permanente ha, infatti, indotto inoltre migliaia di somali a fuggire (166 mila secondo fonti della Bbc) verso i Paesi limitrofi.

Il campo profughi di Daab, in Kenya, è il più grande complesso del mondo, è già sovraffollato e stanno arrivando oltre 1000 persone al giorno. Secondo la Nazioni Unite, oltre 10 milioni di persone, nella regione del Corno d’Africa, stanno affrontando le conseguenze di uno dei periodi peggiori di siccità degli ultimi decenni.

I 120 milioni di dollari sollecitati dalla Fao includono infatti 70 milioni destinati alla Somalia, 50 per Etiopia, Kenia, Gibuti e Uganda. In questo scenario, continua la nota, ”e’ importante non dimenticare la crisi del Sud e del Sud Sudan, per la quale la Fao ha chiesto 37 milioni di dollari”. ”In questo momento 7,9 milioni di persone hanno bisogno urgente di assistenza”, ha detto il coordinatore per le emergenze dell’Africa orientale, Rod Charters.

Il 25 luglio si terrà, a Roma, un vertice internazionale di crisi per affrontare l’emergenza del Corno D’africa e mobilitare gli interventi su scala globale.
Il governo francese, alla presidenza del G20, ha chiesto alla Fao di organizzare un meeting ministeriale al più alto livello, cui sono invitati i 191 paesi membri, le agenzie dell’Onu, organizzazioni internazionali, banche dello sviluppo e organizzazioni non governative.
Prima del vertice, dal 22 al 24 luglio, il direttore generale della Fao, Jaques Diouf, si recherà a Nairobi con il ministero dell’Agricoltura francese e il direttore esecutivo del World Food Programme.
Vittime della carestia sono soprattutto i bambini: dall’inizio del 2011 ne sono già morti oltre 400, con un tasso di mortalità dell’86% nelle regioni centro-meridionali. I dati sono stati diffusi dall’Unicef, che ha già attivato interventi contro l’emergenza.
Nelle regioni meridionali di Bakool e della Bassa Shabelle, la malnutrizione acuta supera il 50%, con tassi di mortalità infantile superiori a 6 (su 10.000) al giorno in alcune zone.
Per l’Unicef questa è soprattutto la carestia dei bambini: hanno meno di 18 anni la meta’ dei 3,7 milioni di persone colpiti dall’emergenza alimentare; 1 su cinque ha meno di 5 anni; circa 554.000 bambini sono malnutriti.
L’Unicef, insieme ai suoi partner, ha già curato quest’anno oltre 100.000 bambini affetti da malnutrizione acuta. Nelle aree maggiormente colpite, appena il 20% della popolazione ha accesso all’acqua potabile, mentre i dati a disposizione indicano che un bambino su 9 muore prima di compiere 1 anno di vita, uno su 6 prima del quinto compleanno.
Le Ong di Agire, il network italiano per le emergenze umanitarie, hanno lanciato un appello alla società civile affinché si mobiliti per far fronte alla gravissima crisi in Somalia e hanno avviato una raccolta fondi. Servono, dicono, almeno 300 milioni di dollari per far fronte all’emergenza.

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