Facebook, Twitter, MySpace: e non sappiamo più chi siamo – di Scipione L’Aquilano

L’AQUILA – Finalmente ho il mio account su Facebook. Leggo: “Ti aiuta a connetterti e rimanere in contatto con le persone della tua vita”. Non perdo tempo e trovo Alberto, avevamo 18 anni quando eravamo insieme a scuola e al bar del paese. Ora a guardarlo è un estraneo, le sue foto non mi aiutano a riconoscerlo, ma è lui? Forse anche lui non mi riconosce, in fondo sono passati oltre 20 anni! Ora però anch’io faccio parte della community globale. Ne parlano tutti, sono l’argomento del momento: i Social Network. Anche papa Benedetto XVI compare su YouTube. I Social Network sono la versione di Internet delle reti sociali e, a oggi, costituiscono una delle forme di comunicazione in rete più diffuse insieme a blog e chat. I Social Network Services più rilevanti al mondo per accessi sono Facebook, Twitter, MySpace. Per usarli devi crearti un profilo inserendo la tua mail e una tua password, con un clic hai il tuo link con la rete globale. I giovani sono i più assidui utenti di queste community virtuali. I numeri degli accessi giornalieri danno l’idea di un fenomeno incredibile che fa riflettere sulle nuove frontiere della comunicazione.
 
Youtube, Flickr, Badoo, nomi che catalizzano genti di tutto il mondo, espandendo la vorace volontà di rendere la propria vita, o solo una sua immagine, di dominio pubblico. Sociologi, psicologi, si domandano i pro e i contro di questo nuovo fenomeno, sottolineandone gli aspetti contraddittori che vanno dalla mancanza di privacy dei dati personali, al rischio di incontrare in rete malintenzionati. Facebook “Ti aiuta”. Decifrare la rete tecnologica senza esaltarne o condannarne gli aspetti è veramente difficile. Però se inizio dal viso di Alberto in foto diventa più facile. Dopo la sorpresa e qualche frase di convenienza cade un silenzio che impietoso testimonia i vent’anni passati. Non sappiamo più chi siamo.  

Ha senso una relazione virtuale che pretende di essere sociale senza essere basata sul vissuto? Si fa presto a consumare ricordi e immagini, senza provare più niente di fronte a quel che ora siamo. La relazione, quella tra esseri umani, è più grande ed esigente della rete globale. Deve scontrarsi con la difficoltà di ritrovare se stessi, indagando i percorsi esistenziali.  Avere la disposizione alla vera socialità non significa avere una lista di amici condivisi lunga un miglio su Facebook. Significa avere amici veri, ma soprattutto è andare nel mondo con la disposizione alla pace e all’amore senza  scoprirsi clown stralunati, quando quotidianamente incontriamo gli occhi veri di un povero, o di un malato.
 
Di fronte ai capelli bianchi di Alberto ho deciso: non dirò mai su un blog a una donna “quanto ti amo!”. Davanti a un computer se ne va via tutto troppo in fretta, non ci si immerge più nel volto del prossimo. Un’onda alta rischia di sommergerci senza l’uso cosciente dei nuovi strumenti tecnologici. Un alto muro separa il nostro mondo dalla vita degli altri, un muro pieno di finestre di speranza. Ma per certe strade si rischia di trovare finestre sbarrate. E troppe volte gli uomini che si vedono sui Social network sono così uguali a noi ma così tremendamente distanti, diversi. Accendiamo il web dopo aver infiammato l’anima. Ciao Alberto, in fondo chi sei? Vado a decifrare me stesso. Poi verrò ad abbracciarti.

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