Eurozona, Trattato dimezzato – di Carlo Di Stanislao

(FILES) A picture taken 28 June 2005 shows a giant Euro symbol, the currency of the EU, standing in front of Frankfurt's Eurotower, which houses the European Central Bank (ECB). The European Central Bank said Wednesday 12 December 2007 it would take joint action with the US Federal Reserve to offer short-term funding to the money markets to help ease a global credit squeeze. AFP PHOTO JOHN MACDOUGALL (Photo credit should read JOHN MACDOUGALL/AFP/Getty Images)

Senza la forza di un trattato che vincoli i governi a mantenere bilanci più sani di quelli che hanno portato il continente sull’orlo del baratro, l’accordo dell’Eurozona è deludente per i comuni cittadini ed i mercati, ancora altalenanti e più spesso di segno negativo. Ciò che viene fuori dalla riunione di Bruxelles è una Europa divisa, che riesce a mettere in piedi una “Unione di bilancio”, fatta di rigore e stretta, per recuperare la credibilità dell’euro e garantire la tenuta della moneta unica, ma lo fa solo sotto forma di accordo intergovernativo. Una sorta di cooperazione che riesce a mettere insieme i 17 paesi di eurolandia, più altri sei, ma non la Gran Bretagna che (con l’Ungheria) si sfila e sancisce di fatto la temuta frattura.

Un’intesa al ribasso per colpa di Londra, come rimarca il presidente francese Nicolas Sarkozy lasciando la sede del vertice europeo all’alba, dopo una maratona negoziale durata tutta la notte e che già proietta ombre lunghe sui mercati. L’Italia avrebbe preferito un approccio comunitario a 27, che evitasse spaccature e rilanciasse la strada del rafforzamento del mercato interno, anche in chiave crescita. Monti incassa comunque una nuova promozione dai leader per i “compiti a casa” con il presidente del Consiglio della Ue che commenta la nostra manovra da 30 miliardi: “abbiamo accolto con favore le misure dell’Italia che rappresentano un grande sforzo”. Ora ci sono i mercati, che ieri non hanno nascosto il nervosismo con le borse tornate in profondo rosso e gli spread di nuovo in volata, con Piazza Affari di nuovo maglia nera, dopo alcuni giorni di ripresa e di speranza. Vedremo oggi, dall’andamento dei mercati, se l’Europa ha centrato il suo obiettivo: ridare credibilità alla moneta unica in un vertice che – aveva sottolineato Srakozy – era probabilmente “l’ultima chance”, mentre dall’America Obama si diceva preoccupato chiedendo al vecchio continente di mettere in campo la sua “volontà politica”. Una volontà che ha vacillato e mostrato, invece, profonda debolezza.

La Banca centrale europea gestirà i fondi salva stati, ha annunciato il presidente francese Nicolas Sarkozy,  riferendo la decisione presa al vertice Ue, sulla base della proposta franco-tedesca avallata dal presidente Bce Mario Draghi, decisione assunta con una maggioranza dell’85%. Ma le patenti ed irrisolte divisioni tra i due big – Francia e Germania – la loro incapacità di trovare un accordo in uno stillicidio di compromessi mancati mentre Paesi come Spagna e Italia sono su una china pericolosa, una Bce vista come una Fed "monca" (per esempio, non può essere prestatore di ultima istanza), risultano incomprensibili agli occhi degli americani, abituati a tutt’altro sistema. Per questo anche ieri Geithner, segretario Usa del tesoro,  è tornato sull’esigenza di un’architettura fiscale e finanziaria integrata e ha sottolineato la necessità di rafforzare un firewall, uno scudo che eviti ulteriore contagi. Sicchè, dopo ieri, sembra che forse gli scettici sulla Europa Unita forse avevano ragione e l’attuale crisi, secondo le previsioni di taluni,  finirà col dilaniare l’ Unione, perché, come ha detto Jacques Delors, uno degli architetti dell’euro, l’idea di una moneta unica era ottima, ma la sua attuazione si è rivelata difettosa.

Come scrive sul Corriere della Sera Buruma Iam, dopo ieri è ormai evidente che l’Unione Europea non è né una nazione-Stato né una democrazia e non esiste un “popolo europeo” capace di sostenere l’Ue nei momenti più critici. I ricchi tedeschi e olandesi non sono affatto disposti ad allentare i cordoni della borsa per salvare le economie disastrate di Grecia, Spagna e Portogallo. Anziché mostrarsi solidali, ecco che tedeschi e olandesi salgono sul pulpito, quasi che tutti i problemi dell’ Europa mediterranea fossero conseguenza di pigrizia, sciatteria o altre degenerazioni innate dei cittadini del Sud. Adesso, l’unica alternativa allo smantellamento dell’Ue, è lo sforzo concertato verso il suo rafforzamento: mettere in comune il debito e creare un Tesoro europeo. Ma per fare accettare una simile mossa ai suoi cittadini, l’Ue deve dotarsi di maggior democrazia, e ciò può solo scaturire da un senso vitale di solidarietà europea, che non nasce certo da inni, bandiere e altre stramberie inventate dai burocrati a Bruxelles. Tanto per cominciare, occorre convincere i ricchi europei del Nord che è nel loro interesse rafforzare l’Unione, e questo è un dato oggettivo. La democrazia rischia di apparire una follia utopistica in una comunità di 27 Stati membri, ma vale la pena considerare questa possibilità, se non abbiamo già rinunciato in partenza al sogno di costruire un’Europa più unita. E bisogna scansare l’idea di coloro i quali sostengono che, al Nostro Paese, converrebbe uscire dall’euro, riprendersi la lira, svalutarla e cominciare una politica di assoluta autarchia. Quando gli Stati sovrani dispongono della propria valuta, i cittadini vedono di buon occhio il trasferimento delle risorse fiscali a favore delle regioni più deboli. È l’espressione della solidarietà nazionale, fondata sulla consapevolezza che i cittadini di una nazione sono accomunati dal medesimo destino e sono pronti, in una fase di crisi, a sacrificare i propri interessi a favore della collettività. Ma attenzione: è stato proprio questo atteggiamento che ha incrementato il debito pubblico e condotto, in gran parte, alla crisi attuale.

NESSUN COMMENTO

Comments