Europa, non solo moneta – di Margherita Genovese

Il sogno di un’Europa di popoli che si sentono parte di una stessa comunità, unita dalle radici cristiane e dal desiderio di pace, è stato coltivato per anni, sulla scia di quell’idea mazziniana di una Giovane Europa che ha alimentato il nostro Risorgimento, e della prospettiva di un vero progresso dell’umanità dopo le terribili guerre del Novecento che hanno devastato il nostro continente. 

La crisi economico-finanziaria partita dagli Stati Uniti e propagatasi velocemente, ha scoperto il nervo debole del progetto di unificazione: la moneta unica non è bastata a garantire una visione politica unica. Così si è passati da un’economia a due velocità, che ha ulteriormente schiacciato le condizioni già precarie dei Paesi deboli, al diretto controllo sui singoli Stati esercitato da due proconsoli autoproclamatisi tali, Merkel e Sarkozy.

Il baratro sempre più vicino ha tuttavia reso finalmente consapevoli e responsabili gli Stati a rischio, che poi sono soprattutto quelli mediterranei, ricchi di cultura e arte, poco propensi alla proliferazione di fabbriche inquinanti e di operai alienati. E se la globalizzazione ha di fatto spostato il potere economico verso l’Asia e il Sudamerica, creando dei giganti difficilmente raggiungibili, la piccola Europa, e ancor di più il Sud dell’ Europa, si sono trovati a dover sopportare il peso di cambiamenti e di sacrifici troppo forti per popolazioni fiere dei diritti conquistati in anni di lotte anche sanguinose.

Una linea di demarcazione tra passato e futuro è ormai ineludibile ed è necessario rinunciare a qualcosa se si vuole tornare a sperare di crescere e competere in un mondo profondamente cambiato.

Il professor Monti è entrato autorevolmente a far parte del Direttorio europeo, anzi, ne ha svelato l’arroganza, dichiarando nelle sedi più prestigiose che abbiamo fatto i nostri compiti, non perchè lo chiedesse la Germania, ma perchè era necessario per uscire dalla crisi; aggiungendo che la fase piu rischiosa è superata e occorre pensare allo sviluppo e a creare occupazione.

In una recente dichiarazione, il Monti robot, che stiamo scoprendo sorprendentemente attento e perfino in qualche misura sensibile, spiega a chi ha orecchie per intendere che non ci possono essere in Europa Paesi di serie A e Paesi di serie B: chi ha scelto di far parte della comunità deve condividere il progetto di unificazione, tendere perciò a includere e non ad escludere. E soprattutto, aggiungiamo noi, sarebbe ora che sia la Grande Germania che la Francia nostalgica della grandeur del passato si mettessero l’anima in pace, perchè senza ripresa comune, saranno anche loro travolte dalla crisi globale e ci lasceranno le penne.

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