Europa, Monti, Berlusconi, Bersani: la giornata politica

‘Negoziato difficilissimo’, dunque a rischio fallimento: la profezia di Mario Monti condiziona la strategia diplomatica italiana che prevede anche un Consiglio dei ministri straordinario domenica sera se le cose al vertice europeo dovessero prendere una brutta piega. Il fatto e’, come ha spiegato lucidamente Tony Blair, che nell’attuale crisi la sola cosa che funzioni e’ qualcosa di eccezionale, un patto tra ‘creatori di realta’ ‘. Si tratta, in altre parole, di dare corpo ad una nuova visione politica dell’Unione europea anche a costo di andare contro la logica del mercato. In pochi sembrano pronti. Persino l’autorevole New York Times ha ospitato gli interventi di economisti americani che scommettono sull’uscita della Germania dall’euro quale unico modo per salvare la moneta unica. In alternativa all’euro a due velocita’ che divida virtuosi da reprobi. Una grande confusione all’ombra della quale pure la Germania sbanda: dapprima con un timida apertura agli eurobond del ministro delle Finanze Wolgang Schaeuble in un’intervista al Wall Street Journal, compensata dalla nomina di uno ‘zar’ per vigilare sui bilanci pubblici dell’eurozona; e poi con una brusca retromarcia che pero’ dimostra l’insorgere di una divisione nel governo tedesco.

Mario Monti ha provato a forzare la mano: il si’ dell’Italia alla tobin tax in cambio dell’approvazione dello scudo antispread. Con scarso successo. Il bunker della Merkel appare impenetrabile anche all’offensiva di Francois Hollande e dei vertici Ue. Puo’ essere che una soluzione si trovi alla 25ma ora, ma intanto la tensione a Roma e’ palpabile. Ne e’ un sintomo la preoccupazione espressa da Giorgio Napolitano per la crescente conflittualita’ tra i partiti della ‘strana maggioranza’. Il capo dello Stato ha interpretato il blitz in Senato di Pdl e Lega a favore del Senato federale (che prelude all’approvazione del presidenzialismo) come un colpo di freno al processo delle necessarie riforme: una radicalizzazione che, a fine legislatura, manda di fatto in frantumi l’intesa di maggioranza che era stata raggiunta per riforme piu’ circoscritte e altrettanto significative.

Berlusconiani e leghisti hanno gridato all’interferenza presidenziale nei poteri del Parlamento, ma a ben vedere l’appello di Giorgio Napolitano ha un altro significato politico: il presidente della Repubblica non sbarra solo il passo alle elezioni anticipate (si vota nel 2013) ma mette in guardia contro la tentazione di affondare le larghe intese nel mezzo di una gravissima crisi internazionale in cui e’ in gioco il futuro dell’Europa. Il sottinteso della nota sembra essere questo: puo’ l’Italia spaccarsi per motivi di politica interna quando anche la Grecia ha varato un governo di unita’ nazionale per fronteggiare l’emergenza? Naturalmente tutto cio’ presuppone un certo pessimismo sull’ esito del vertice Ue e dunque la necessita’ di non affondare prematuramente il governo tecnico che fin qui – come ammette lo stesso Berlusconi – ha fatto tutto quello che chiedevano la Bce e l’Unione europea senza esserne ricompensato.

Del resto il Cavaliere non ha preso ancora nessuna decisione. Wait and see, e’ la sua parola d’ordine. All’interno del Ppe tiene a distinguersi da Pierferdinando Casini che, a suo avviso, punta ad una riedizione aggiornata dell’Unione prodiana; e pensa di tenere vivo l’asse del Nord con la battaglia per il Senato federale e il presidenzialismo. Ma allo stesso tempo dice che un accordo sulla riforma elettorale e’ ancora possibile e chiede al Professore di insistere per misure di raffreddamento dei tassi attuabili immediatamente: lascia cosi’ intendere che cio’ lo aiuterebbe con il suo blocco sociale di riferimento.

Sul fronte opposto Pierluigi Bersani sottolinea che il Pdl ha stravolto l’accordo sulle riforme. Per stroncare il centrosinistra di governo con Casini e Vendola che e’ nei suoi piani? I democratici ne sono convinti: secondo il Pd, Berlusconi puo’ raccogliere voti solo sull’onda del populismo e cio’ spiega le ultime mosse del Cavaliere. Ma bisognera’ fare i conti con la crisi che potrebbe imporre ancora a lungo la linea dell’unita’ nazionale.

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