Euro2012, Italia a Kiev: 70 anni dopo la partita della morte

Due squadre piene di vita si affronteranno domenica sera a Kiev per contendersi il titolo di campione d’Europa. Nella stessa citta’ dove quasi 70 anni fa si gioco’ la partita della morte. Era il 9 agosto del 1942 e l’Ucraina era occupata dai soldati nazisti. A Kiev era una bellissima giornata di sole. Aleksey Klimenko era un giocatore un po’ sgraziato, stremato dagli stenti e dalla fame: salto’ un difensore, poi un altro, poi un altro ancora e mise a sedere anche il portiere. Erano tutti alti, grossi e biondi e di lavoro facevano i soldati. Poi, anziche’ segnare il piu’ facile dei gol, con un calcione rispedi’ la palla verso meta’ campo. E’ stata una delle serpentine piu’ belle della storia del calcio, ma quasi nessuno l’ha vista e quelli che l’hanno vista hanno preferito, per anni, non raccontarla. Perche’ Aleksey Klimenko, formidabile stella della Dinamo Kiev, non stava solamente dribblando degli avversari: col pallone tra i piedi si stava prendendo gioco della morte e con quei dribbling pieni di vita la morte l’ha trovata. Quelli che aveva dribblato erano molto meno ironici di lui, gli piantarono una scarica di mitra nella schiena e lo buttarono giu’ dal burrone ucraino di Babij-Jar, dove durante la seconda Guerra mondiale furono gettate, piu’ o meno, 100mila persone.

Klimenko, assieme al leggendario portiere Trusevich e ad altri campioni della Dinamo e del Lokomotiv Kiev, faceva parte della Start, la mitica squadra messa insieme alla meglio nel 1942 da Josif Kordik, commerciante mezzo tedesco e mezzo ucraino che nella Kiev occupata faceva affari con le truppe naziste. Dopo aver assunto nella sua panetteria tutti i piu’ grandi campioni ucraini organizzo’ un campionato insieme ai tedeschi. Quel giorno la Start si trovo’ a giocare con la fortissima Flakelf, la squadra della Luftwaffe, l’aviazione tedesca, gia’ battuta 5-1 tre giorni prima in mezzo al tifo incessante degli ucraini che in quella squadra in maglia rossa vedevano il sogno della liberta’. La Start (cui oggi e’ intitolato quello stadio), prima della partita, ricevette la visita di un ufficiale delle Ss che intimo’ loro di comportarsi da buoni sparring partner e lasciar vincere i calciatori in divisa. Ma quando Klimenko e compagni si ritrovano quello stesso ufficiale ad arbitrare la partita in uno stadio stavolta quasi tutto occupato dai tedeschi capiscono che c’e’ qualcosa di pericoloso nell’aria. Avrebbero potuto perdere con onore e portarsi a casa la pelle. Segnarono subito tre gol, ma, con l’aiuto dell’arbitro, la Flakelf riusci’ pareggiare. Nella ripresa la Start segno’ altre due volte e a dieci minuti dalla fine la serpentina di Klimenko mise fine alla partita.

Qualche giorno dopo agenti della Gestapo li arrestarono, li portarono al campo di Siretz e li sottoposero ad indicibili torture. E nel gennaio del 1943, dopo un’azione dei partigiani, decisero di fucilarne un po’ per rappresaglia. Morirono cosi’ la talentuosa ala Kuzmenko, il portierone Trusevich e il grande Aleksey Klimenko. L’episodio per molti anni e’ stato tenuto nascosto in Ucraina e anche oggi non e’ ben visto dalle autorita’ del Paese, che hanno fermato le riprese di ‘Match’, un film ispirato proprio a quella drammatica epopea che sarebbe dovuto uscire in concomitanza con Euro 2012.

Domenica sera Italia e Spagna avranno anche questo dovere: riportate su un campo di calcio un sorriso dove 70 anni prima si e’ stesa l’ombra della morte.

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