Euro chiama Europa – di Fabio Ghia

La prima grande differenza che sussiste tra un Governo politico e uno tecnico è che mentre per il politico si trasforma in una continua ricerca di “consenso”, per il secondo si tramuta in un silenzioso sforzo per l’ottimizzazione dei risultati. Non che il politico non sia alla ricerca dell’ottimizzazione del sistema, ma nella sua visione esprime una continua necessità di dover perseguire risultati che soddisfino prioritariamente il tornaconto del proprio elettorato. Di conseguenza, lo Stato nella visione “politica” assume una priorità inferiore e le Istituzioni passano in secondo piano, se non nel dimenticatoio. Il Governo di Mario Monti, fortemente rappresentativo delle nostre migliori Istituzioni, potrebbe dunque rappresentare una “rivincita” delle Istituzioni sulla politica. Per contro, siamo solo all’inizio di un lungo percorso che, apertosi nel 1957, ancora oggi stenta a concretarsi: l’Europa. Questa crisi, infatti, evidenziatasi come “crisi dell’Euro zona”, ai fini italiani si è manifestata anche e soprattutto come crisi del “sistema politico”. Sia la “maggioranza” di Governo che “l’opposizione”, non sono stati in grado di dare risposte tali da poter portare il Sistema Italia fuori dal guado, in cui da tempo si annaspa. Di conseguenza, la scelta è stata magistralmente vettorata sul Prof. Monti e la sua equipe, reputati profondi conoscitori di una entità che è al di sopra della percezione nazionale della crisi: l’Europa.

Ci sono voluti quarantadue anni di storia europea (trattati di Roma del 1957 e nascita della CEE) e la lungimiranza di solitari uomini (per l’Italia, Ciampi) per creare la Moneta Unica (1999). L’unica “entità sovrannazionale” cui gli Stati membri hanno delegato interessi, seppur limitati alla sfera gestionale di una economia comunitaria, con tutte le riserve emerse nell’ultimo periodo sulla valenza della BCE. Nonostante il tempo trascorso, dunque, manca un minimo barlume di “indirizzo politico comunitario”. Il Premier Monti ha dato indicativi segnali sul fatto che ogni possibile soluzione deve essere necessariamente riferita all’Europa. Le visite (di Stato) fatte la settimana scorsa al Presidente della Commissione Europea e ai Presidenti Sarkozy e Merkel, l’accenno alla necessità di andare verso l’unificazione del sistema tributario, così come la normalizzazione del sistema pensionistico. Ma, il Prof. Monti non è un politico, o meglio è stato chiamato a esercitare le sue funzioni di Primo Ministro con priorità agli aspetti istituzionali, quindi non può permettersi il lusso di aprire dei nuovi percorsi politici. Ecco quindi che, costretto a guardare solo all’interno del Paese, si “limiterà” a risolvere i problemi di oggi, solo (e sottolineo “solo”) pensando al domani.

Ben diverso è il progetto politico che, per contro, deve interessare le generazioni future. Lo scenario politico interno, a fronte di una Sinistra sempre più cristallizzata sulla ricerca di un “nemico” da sconfessare e non in grado di generare un “progetto comune”, indica che solo la Destra italiana può orientarsi su un’Europa maggiormente rappresentativa e unitaria. Un’Europa Stato che, in barba al fallimento della Costituzione Europea (definitivamente abbandonata nel 2009 a seguito dell’esito negativo dei referendum sulla ratifica in parecchi Stati dell’Unione), faccia riferimento a un unico “Popolo” e a un unico “Ordinamento”. Il processo d’integrazione ha trovato utile terreno in Europa e oggi, nonostante le ovvie differenze di “lingua” che contraddistinguono i singoli popoli, si va sempre più a enfatizzare la comune matrice culturale: le radici giudaiche – cristiane che, legate al positivismo giuridico Romano, sono alla base del nostro essere Europei. La religione assume un aspetto particolare nel fenomeno “integrazione”, soprattutto per gli interventi sugli Ordinamenti dei singoli Stati effettuati nel corso dei tempi. Così come non si può prescindere dal retaggio “culturale-politico” comune.

L’Europa è la terra della Rivoluzione francese, i cui valori, adattati al rifiuto dell’individualismo liberale di matrice Marxista, hanno dato origine alla moderna Socialdemocrazia. Il pensiero liberista di John Locke (inglese) si ispira agli ideali illuministi di tolleranza, libertà e uguaglianza, mentre Montesquieu (francese) sancì la separazione dei poteri (legislativo – esecutivo – giudiziario) dello Stato. In definitiva, grazie a queste comuni radici culturali, i rumeni, gli ucraini, i polacchi, ecc., non hanno alcuna difficoltà a integrarsi in altri paesi dell’Unione. Purtroppo, pur esistendo un “Popolo” europeo manca a tutti gli effetti uno “Stato” di riferimento. Il processo di “unificazione” si è drasticamente interrotto nel 2009 con l’esito negativo sulla “Costituzione Europea” sancito dai referendum in molti Stati dell’Unione. La crisi dell’Euro, per contro, sta dimostrando che non si può più fare a meno di una maggiore integrazione, soprattutto a livello politico. Non basta l’attuazione di provvedimenti mirati, seppur d’indirizzo europeo, che volgono a salvaguardare meri interessi nazionali.

Se veramente si vuole creare un’Europa unita, uno Stato Europeo che agisca all’unisono, non si può più prescindere dalle sole differenze sullo stato sociale quali welfare e politica fiscale. Bisognerà agire sulla politica estera comunitaria, sulla Sicurezza e sulla Difesa Comune. L’Ammiraglio Di Paola, neo Ministro della Difesa, nel suo debutto a Livorno ha dato enfasi alla “necessità di un riassetto integrale delle Forze Armate” con una giusta ridefinizione degli scopi e degli obiettivi da raggiungere. Da un punto di vista politico nasce, per contro, un’innegabile necessità di “unificazione” delle Forze Armate Europee. Così come lo stesso va detto sulla politica estera, sul sistema giudiziario, sanitario… La Comunità Economica Europea si è trasformata in Unione Europea attraverso l’accentramento di poteri riguardanti il solo settore della Moneta Unica (BCE) e della politica Marittima integrata (2005). Lo scenario internazionale esige un’Europa che si manifesti all’unisono, senza differenziazioni di sorta che volgono solo a indebolire il sistema. Il progetto unitario dovrà abbracciare obiettivi politici.

La destra italiana, se veramente si sente degna di questo nome, non potrà fare a meno di ancorare il proprio futuro alla difesa dei valori dell’identità europea e alla proposta di un “Consiglio Europeo Costituente”, che possa degnamente ridisegnare il complesso etico, giuridico e sociale del quadro istituzionale. Una nuova Costituzione Europea aperta a ogni comprensione del singolo cittadino, avendo come riferimento ispiratore le comuni radici culturali, nel rispetto delle libertà dei singoli e della sovranità popolare, nonché delle necessarie autonomie dei singoli Stati membri.

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