Euro 2012, l’Italia gioca per vincere. Ma anche l’Irlanda – di Carlo Di Stanislao

Speriamo che più di “biscotto” oggi non si faccia una “frittata”, pareggiando (o peggio) con l’Irlanda che, secondo il Trap, gioca con nel cuore (e nelle gambe) tutto l’orgoglio di una Nazione in cerca di riscatto (come la Spagna e la Grecia, che passa inaspettatamente il turno e il 22 cercherà di suonarle sul campo alla “cattiva” Germania del rigore e dei tagli). Cesare Prandelli, nella conferenza stampa di ieri, ha definito quella di stasera la partita più importante della sua carriera da allenatore e non ha voluto sbilanciarsi rivelando quale sarà la formazione con cui l’Italia sfiderà gli irlandesi, anche per non dare indicazioni ad una vecchia volpe come Trapattoni. Probabilmente entrerà dall’inizio Di Natale per l’infortunio di Balotelli e, forse, De Rossi sarà rimesso a centrocampo, a dialogare con Pirlo. Ma non è detto. Certo per noi conta solo vincere e vincere anche bene, senza doverci distrarre su possibili accordi fra Spagna e Croazia.

Apprensione italiana a parte, i fatti imprevisti (che sono non pochi in un europeo pieno di sorprese), sono l’eliminazione dell’Olanda e la Grecia che, come detto, passa ai quarti di finale. In verità il funerale dell’Olanda era stato celebrato in anticipo già dopo le prime due gare perse contro Danimarca e Germania,  ma la delusione di lasciare gli Europei senza raggranellare neanche un punto va al di là di ogni vaticinio e soprattutto apre la strada a una profonda crisi a livello federale con il tecnico Van Marwijk nello scomodo ruolo del principale imputato.  Nell’ultima giornata del gruppo B si risveglia dal suo torpore il Portogallo, insieme al suo capitano Cristiano Ronaldo, autore della doppietta vincente che affonda gli olandesi.  I lusitani (secondi a 6 punti) , ai quarti di finale, se la vedranno con la Repubblica Ceca,  a Varsavia. Invece la Germania, come detto, con la vittoria sulla Danimarca,  chiude a punteggio pieno e si prepara ad incontrare la Grecia nel primo scontro diretto, venerdì prossimo a Danzica, in una match che non sarà certamente di solo valore sportivo.

Mentre arrivavano i primi risultati delle elezioni politiche, decisive per il futuro del paese, i greci dopo la qualificazione ai quarti di finale degli Europei con la vittoria sulla Russia, hanno seguito quello che avveniva a Leopoli, dove la Germania giocava contro la Danimarca. Presi dalla sbornia post-vittoria contro la Russia e affaccendati nelle vicende elettorali, i media non si sono ancora posti con forza il problema.  Ma è chiaro che quella con la Germania, che non è amatissima dall’opinione pubblica greca dopo le misure di austerity imposte dall’Unione Europea, è una sfida non solo calcisticamente suggestiva. La cancelliera tedesca, peraltro, potrebbe fare in questa particolarissima partita il proprio esordio sugli spalti degli europei. Come altri leader come Hollande e Cameron, anche il governo tedesco ha deciso di boicottare l’Ucraina come segno di protesta per le violazioni dei diritti civili.  Ma giocando in Polonia non ci sarebbe alcun problema diplomatico a farsi ospitare da un paese con il quale ci sono buon rapporti.

Ma torniamo agli Azzurri che a Poznan, stasera alle 21, non solo debbono vincere, ma  anche pregare che fra Spagna e Crozia le cose non si combinino in modo da essere fuori dagli europei dopo solo 360 minuti. Infatti, come ormai tutti sanno, il futuro della nostra nazionale dipende anche dal punteggio della partita che, allo stesso orario, si giocherà a Danzica, tra la Spagna e la Croazia. In caso di 2 a 2, noi andiamo a casa.  Se invece è 1 a 1, obbligatorio rispondere con il 3 a 1 (comunque con due reti di scarto, ma partendo da un minimo di tre gol realizzati).  La vittoria viene prima di qualsiasi brutto pensiero sulla sfida tra i campioni del mondo e d’Europa e la nazionale di Bilic.  Meglio non parlare di inciucio per non far venir loro la voglia di fregarci come fecero la Svezia e la Danimarca in Portogallo otto anni fa.  E, nella circostanza, poco conta che l’Irlanda di Trapattoni sia già fuori. Perché il rischio che corre Cesare Prandelli è di seguire proprio il suo maestro,  che lo allenò alla Juventus all’inizio degli anni Ottanta. Il successo pieno ci  manca da quattro anni esatti, dal 17 giugno del 2008 a Zurigo contro la Francia, ultima gara della prima fase, proprio come questa, all’Europeo in Svizzera e Austria.  In panchina, allora, c’era Roberto Donadoni.  Segnarono Pirlo e De Rossi che saranno titolari anche stasera al Municipal Stadium. Da lì, sei partite senza mai prendere i tre punti.  I quarti contro la Spagna, senza reti, per l’eliminazione ai rigori, le tre gare nel mondiale sudafricano, due pari e una sconfitta per la figuraccia storica con Marcello Lippi in panchina e i due pareggi, sin’ora,  in questa edizione.  Nel 2012 nessuna vittoria per Prandelli: l’ultima, qui in Polonia e in amichevole, l’11 novembre scorso (anche l’ultima in cui gli azzurri segnarono più di un gol). Da quella sera a Wroclaw, tre sconfitte in amichevole prima dei due 1 a 1 di Danzica e Poznan. Sicché,  in attesa di stasera, tratteniamo il fiato e incrociamo scaramanticamente le dita.

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