Eugenio Marino (Pd), “ad una conferenza sul voto estero assenti 17 eletti oltre confine su 18”

Sulla necessità di riformare il voto estero: “Penso che dobbiamo sollecitare al nuovo Parlamento (e Governo) questo tema, anche partendo da una riflessione dall'interno del Partito Democratico”

Eugenio Marino, Pd

C’era anche Eugenio Marino, ex responsabile del Pd nel mondo, alla conferenza stampa convocata alla Camera da Fabio Porta, deputato uscente del Pd, per denunciare possibili brogli in occasione delle Politiche 2018, “forti anomalie” che riguarderebbero soprattutto decine di seggi a Buenos Aires.

Secondo Marino appuntamenti come quello di oggi confermano “la necessità di una seria riflessione sulle eventuali modifiche delle modalità di voto nella Circoscrizione Estero. Sono anni che lo diciamo, inascoltati da chiunque abbia governato”.

Marino si dice amareggiato dal fatto che alla conferenza stampa, durante la quale “si è parlato di voto estero e delle sue modalità, anomalie e rischi”, fossero assenti “17 parlamentari su 18” (presente solo la Sen. Laura Garavini, ndr). Questo secondo Eugenio Marino comunica “a chi ci osserva (a torto o a ragione) quanto meno un disinteresse degli eletti all’estero alla materia. Era o no, questa, una tematica seria e sulla quale si dovrà discutere e agire?”.

Tornando alla necessità di riformare il meccanismo elettorale con cui votano gli italiani nel mondo: “Penso che dobbiamo sollecitare al nuovo Parlamento (e Governo) questo tema, anche partendo da una riflessione dall’interno del Partito Democratico – dice Marino a 9colonne – come già anni fa facemmo, in tempi non sospetti, quando preparammo addirittura un primo ‘Libro bianco del voto all’estero’ e successivamente una proposta di legge sul voto firmata da quasi tutti i gruppi parlamentari”. Tuttavia, negli anni non sono “stati fatti passi avanti”.

L’esponente Pd è convinto che eventuali brogli “possono essere organizzati con questo sistema con più facilità in America Latina rispetto alle altre ripartizioni e per condizioni oggettive delle quali sarebbe utile parlare. E un Partito come il nostro, di sinistra, dovrebbe avere a cuore le condizioni di quel continente e di chi rischia di più, sia sul piano sociale e politico che elettorale”.

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