Esteri, Yelemessov (Amb. Kazakistan) a ItaliaChiamaItalia: ‘Dittatura? Siete male informati’

Roma – Non esiste nessun ‘caso’ Shalabayeva. Per l’ambasciatore del Kazakistan in Italia, Andrian Yelemessov, chi parla di dittatura in relazione al suo paese “è stato male informato” e la storia di Alma Shalabayeva rappresenta solamente “la vicenda personale di un criminale e di sua moglie, che ha gonfiato un caso politico per salvarlo nonostante lui abbia derubato un popolo”.

A pochi giorni dall’annuncio della procura di Perugia che ha deciso di riaprire il fascicolo, l’ambasciatore risponde ad alcune domande di ItaliaChiamaItalia sulla vicenda a margine dell’incontro ‘Kazakistan: una risorsa per lo sviluppo’ organizzata dalla Camera di Commercio di Bari nell’ambito degli incontri che Yelemessov sta sostenendo in Puglia, la stessa regione il cui governatore Vendola aveva tuonato, all’epoca dei fatti, “Alfano deve dimettersi, non si può rispedire due persone nella mani di un pericoloso regime dittatoriale”.

Ambasciatore Yelemessov, come può il Kazakistan pensare di costruire rapporti commerciali in Puglia, nonostante le parole del suo presidente?

“La Puglia non è solo Vendola e noi siamo molto interessati a questo territorio. Chi parla di dittatura è male informato. È colpa di chi gli sta intorno, che evidentemente l’ha informato male ma, ad ogni modo, è una sua opinione e noi non ce l’abbiamo con lui, né ce la siamo presa. I kazaki sono sempre tranquilli, siamo una nazione di pace con più di 140 etnie e 17 milioni di abitanti, siamo abituati alla tolleranza e alla convivenza”.

Proprio in questi giorni la procura di Perugia ha riaperto il fascicolo sul caso Shalabayeva…

“Per noi non esiste nessun ‘caso Shalabayeva’, è solo la vicenda personale di un criminale e di sua moglie, che ha gonfiato un caso politico per salvarlo nonostante lui abbia derubato un popolo. Noi voltiamo pagina e guardiamo avanti, guardiamo al futuro”.

Guardando al futuro, vedete la Puglia? Quali novità sono scaturite dall’incontro organizzato dalla camera di commercio di Bari?

“Abbiamo compiuto solo il primo passo, perché ho conosciuto gli imprenditori e ho presentato il mio paese e le opportunità collegate ad esso. Ora vedremo se procederemo con i passaggi successivi”.

Quali saranno questi passaggi successivi?

“Il secondo passo prevede il lavoro della camera di commercio. Gli imprenditori devono precisare le loro intenzioni, capire che cosa possono e vogliono realizzare e la camera di commercio raccoglierà tutte le loro domande. A quel punto noi risponderemo fornendo loro tutte le informazioni necessarie a chiarire i loro dubbi, consultando i dovuti esperti. Infine, come terzo passo le camere di commercio, le regioni e gli altri enti potranno contattare i nostri istituti in Kazakistan per trovare i giusti riferimenti e collaborare insieme. In questo modo potremo far nascere le giuste interazioni tra i nostri due Paesi”.

La Puglia è una regione molto delicata per il Kazakistan per via del passaggio del gas. Quali sono gli altri motivi di interesse kazako verso il tacco d’Italia?

“Non ci interessiamo solo della Puglia, sono un ambasciatore che non sta mai in ufficio ed è sempre in giro per conoscere tutte le parti e le regioni d’Italia, vorrei convincerle che esiste un altro paese per produrre altrettanto bene, ossia il nostro. Ho voluto presentare il mio paese pur sapendo che in Puglia l’agroalimentare è già molto sviluppato e radicato, ho cercato di convincerli a puntare anche su di noi”.

Quali sono le regioni più proficue per lo sviluppo di rapporti commerciali Italia-Kazakistan?

“Non si possono paragonare le regioni italiane, perché ognuna di loro ha una faccia e un’immagine, chi legata al vino, chi legata alle tecnologie o ad altro. Ovunque abbiamo trovato persone che lavorano sodo e che possono offrirci servizi importanti”.

Quali sono, invece, i settori nei quali i due paesi possono interagire?

“Sono molti. L’Italia è il nostro primo partner in Europa e il terzo del mondo, l’80 per cento del nostro scambio commerciale è nel petrolchimico. Certo, sappiamo che nell’agricoltura non si guadagna così come con il petrolio, ma possiamo sviluppare un legame in crescita, abbiamo ormai una partnership solida e strategica”.

Quali accordi ha già concluso, in Puglia o in Italia?

“Abbiamo alcuni scambi in corso, non abbiamo ancora nulla che si possa annunciare come definitivo”.

Ha trovato difficoltà a causa della burocrazia italiana?

“La burocrazia non esiste solo qui, è un fatto mondiale ed è anche da noi. Facendo tutto in modo giusto e secondo la legge non ci sono problemi, se lavori bene non hai fastidi”.

Il Kazakistan sta investendo molto nella sua promozione. Perché puntare sull’Italia che, invece, non è certo in crescita?

“Non cerchiamo solo investimenti ma, soprattutto, tecnologie e know how”.

A quali settori kazaki, invece, intendete applicare le nostre tecnologie e il nostro know how?

“Sicuramente possono esserci utili nella tecnoagraria e nell’agroalimentare”.

Molte aziende italiane stanno spostando i prodotti del made in Italy, perfino alimentari, in paesi esteri come, ad esempio, la Romania. Pensa che anche il Kazakistan potrebbe inserirsi in questo filone? Avete delle aziende che si sono già trasferite?

“Potrebbe inserirsi per quelle imprese che intendono spostare la produzione. Proprio oggi ho incontrato un’azienda che vuole coltivare da noi fiori e rose e avrà un finanziamento di 200 milioni e la partecipazione dello Stato. Stiamo incontrando poi aziende interessate per i settori della macelleria e della latteria alle quali proponiamo vantaggi fiscali e agevolazioni enormi”.

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