Equitalia, allarme Comuni: 11 miliardi di crediti, rischi detonazione

I comuni devono ancora incassare dai contribuenti circa 11 miliardi, cifra che Equitalia e’ chiamata a riscuotere per conto degli enti stessi. Sono i dati in possesso di Anci-Riscossioni, una societa’ dell’Associazione nazionale dei Comuni costituita da poco, secondo la quale i Comuni interessati dovrebbero essere circa seimila su ottomila e per lo piu’ piccoli.

Si tratta di una cifra consistente che alla luce dell’emendamento alle norme sui costi della politica approvato ieri dalla Commissione Affari costituzionali e bilancio della Camera – che libera i Comuni dall’obbligo di farsi riscuotere le tasse da Equitalia – potrebbe mandare in tilt gli enti locali facendo loro rischiare, se non recuperate tali somme, la detonazione dei bilanci.

Dal 2003 non esiste un rendiconto analitico delle riscossioni. ‘In assenza di un quadro normativo certo – afferma Alessandro Gargani, amministratore delegato di Anci-Riscossioni – il rischio per i Comuni e’ molto forte. E’ una situazione che va svecchiata anche perche’ non si deve dimenticare che una efficace lotta all’evasione fiscale si fa anche attraverso un buon sistema di riscossione’. L’Anci che nei prossimi giorni dovra’ prendere una posizione rispetto al provvedimento che e’ comunque solo all’inizio, chiede una disciplina organica e trasparente con nuove norme. Basti pensare che la regola che da’ ai sindaci solo la possibilita’ di ingiunzioni fiscali risale ad un regio decreto del 1910. Tra le questioni che dovranno essere chiarite vi e’, per esempio, quale dovrebbe essere la formula di affidamento; i comuni chiedono poi che la riscossione coattiva avvenga con procedure uguali per tutti. Un problema che va risolto, inoltre, e’ costituito dall’impossibilita’ per i Comuni di accertare se chi e’ insolvente lo e’ per motivi reali (perche’ non ha soldi) o perche’ conta sull’inefficienza del sistema. ‘Questa organizzazione – aggiunge Gargani – e’ un incentivo a non pagare’.

La via maestra per l’Anci e’ dunque la riforma, ma i Comuni che si erano visti congelare i bandi dal decreto enti locali potrebbero ora riaprire le gare per la gestione diretta.

A fronte del problema di ricollocare mille dipendenti e perdere circa 90 milioni di euro (la societa’ incassa l’8-9% delle riscossioni) resta il fatto che – affermano i Comuni – con una riscossione attenta e diretta gli incassi sarebbero piu’ consistenti. Attualmente la riscossione cosiddetta coattiva arriva al 15-30% e il non incassato al 70-80%. Con un sistema nuovo quella coattiva potrebbe arrivare all’80-90% e il ‘perso’ solo al 2-3%.

Il presidente dell’Anci, Graziano Delrio, cita sempre l’esempio della sua citta’ dove con un sistema diretto si e’ passati dal 15-20% al 95% sui contributi per gli asili nido.

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