Elezioni in Serbia, sfida Tadic-Nikolic sul filo del rasoio

I serbi votano domani in un unico super-turno elettorale per le presidenziali anticipate, le legislative, le municipali e le regionali in Voivodina (nord), e dalle urne uscira’ l’esito della sfida fra i due principali schieramenti: quello riformista, europeista e apertamente filoccidentale che fa capo al presidente uscente Boris Tadic, e l’altro conservatore e di ispirazione nazionalista guidato da Tomislav Nikolic, leader dell’opposizione.

Crisi economica e integrazione europea sono stati i temi dominanti della campagna elettorale, conclusasi gia’ alla mezzanotte fra giovedi’ e venerdi’ e nella quale invece il tema del Kosovo e’ rimasto piu’ in sordina, con gli elettori che evidentemente non lo considerano piu’ un problema prioritario.

Tadic (54 anni) e Nikolic (60 anni) sono di gran lunga i due candidati favoriti (dei 12 complessivi) della corsa alla presidenza. Tutti i sondaggi prevedono infatti che saranno loro a monopolizzare il primo turno di domani (con il presidente uscente indicato in leggero vantaggio, 36% a 35%), e a sfidarsi poi nel ballottaggio decisivo del 20 maggio prossimo, per il quale Tadic e’ dato vincente. Per lui sarebbe il terzo mandato complessivo (il secondo dal punto di vista formale e legale, alla luce del nuovo testo costituzionale approvato nel 2006), dopo i successi nelle presidenziali del 2004 e 2008, nelle quali aveva sconfitto lo stesso Nikolic.

Anche nel voto parlamentare (con 18 partiti in lizza) Tadic e Nikolic sono i protagonisti principali, con le rispettive formazioni politiche indicate dai sondaggi largamente in testa nei favori degli elettori. Nelle legislative tuttavia a riscuotere maggiori consensi e’ il Partito del progresso serbo (Sns, conservatore) di Tomislav Nikolic, accreditato secondo le ultime rilevazioni del 33%, rispetto al 28% che andrebbe al Partito democratico (Ds) di Tadic. Ma Nikolic, secondo gli osservatori, avrebbe piu’ difficolta’ a trovare alleati per la formazione di una solida coalizione di governo Boris Tadic – che si e’ dimesso anticipatamente rispetto alla scadenza del mandato nel febbraio 2013 al fine di consentire l’accorpamento in un’unica tornata elettorale di presidenziali legislative e locali, risparmiando cosi’ risorse preziose per il paese alle prese con la crisi – ha condotto la sua campagna elettorale insistendo sull’importanza della continuita’ del programma di riforme, necessario a far proseguire la Serbia sulla strada verso la Ue, dalla quale in marzo ha ottenuto lo status di paese candidato. Il presidente uscente, che fa leva anche sulla stima e sul rispetto conquistati a livello internazionale, dove e’ visto come colui che ha tolto la Serbia dal lungo isolamento seguito alla stagione tragica delle guerre, chiede la fiducia degli elettori per portare a termine il lavoro gia’ iniziato. La squadra, dice, e’ esperta e collaudata, in grado di attrarre ulteriori investimenti per la creazione di nuovi posti di lavoro. Cambiare guida al paese, per Tadic, sarebbe ora rischioso e farebbe perdere tempo prezioso in vista dell’obiettivo dichiarato, che e’ l’adesione alla Ue per il 2020.

Tomislav Nikolic, al suo terzo tentativo di battere Tadic nelle presidenziali, ha cercato da parte sua di sfruttare le difficolta’ economiche e sociali legate alla crisi globale per capitalizzare l’insoddisfazione popolare. Ex ultranazionalista (era il braccio destro di Vojislav Seselj, sotto processo attualmente per crimini di guerra al Tribunale dell’Aja), Nikolic si e’ convertito a posizioni piu’ moderate, e di recente ha accettato l’opzione europea della Serbia. Anche se, sottolinea, l’adesione alla Ue potra’ avvenire solo mantenendo il Kosovo.

Domani per le presidenziali e le legislative voteranno anche circa 110 mila serbi del Kosovo, grazie all’opera di facilitazione e mediazione dell’Osce. Non si terranno invece in Kosovo le municipali, ad accezione di due localita’ – Zvecan e Zubin Potok – che hanno deciso di tenerle comunque sfidando anche la contrarieta’ di Belgrado.

I poco piu’ di 6,7 milioni di elettori serbi potranno votare domani dalle 7 alle 20 in oltre 8.500 seggi, che saranno monitorati da circa 1.500 osservatori locali e stranieri.

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