Elezioni Comites, il pasticcio targato Pd continua – di Ricky Filosa

Italiani all’estero impegnati, anche sotto la santa Pasqua, con le elezioni dei Comites. Siamo nel pieno della campagna elettorale. Molti sono i connazionali che hanno già votato. Molti sono anche quelli ancora in attesa di ricevere la scheda elettorale. C’è da sottolineare anche il fatto che in non pochi casi, secondo quanto apprende ItaliaChiamaItalia, il plico elettorale non è arrivato ai connazionali che comunque si sono iscritti al registro elettori e quindi avrebbero tutto il diritto di poter votare. Il consiglio, in questo caso, è quello di chiedere alla propria sede diplomatica di riferimento un duplicato della scheda.

SCHEDE SENZA CANDIDATI Quella appena raccontata non è l’unica irregolarità venuta a galla finora. Pensate che c’è chi si è visto recapitare a casa delle schede elettorali senza i nomi dei candidati nè quelli delle liste. Roba da matti. E’ il caso che riguarda gli elettori del Victoria e della Tasmania. Come sia potuto accadere questo, è ancora un mistero. Pierfrancesco Zazo, ambasciatore italiano a Canberra, dopo essersi scusato per l’accaduto a nome dell’ambasciata tutta, “è stato un errore di stampa”,  ha detto. Per poi aggiungere: “Il consolato sta già inviando le schede corrette. Chi ha ricevuto le schede sbagliate le deve distruggere, perché non hanno nessun valore”.

Si tratta di quasi 1500 schede, un numero non indifferente, visto che la media degli italiani residenti all’estero iscritti al voto è molto bassa, si aggira intorno al 6% a livello mondiale. Sarà davvero stato un banale scambio di allegati in tipografia? Forse non lo sapremo mai.

ARGENTINA 6% di iscritti, dicevamo. Basso numero di iscritti persino in quei Paesi dove è molto forte la presenza italiana. Come in Argentina, per esempio. Davvero pochi, a Buenos Aires, i connazionali che hanno deciso di registrarsi. C’è anche da dire che il meccanismo dell’inversione dell’opzione, passando dalla teoria alla pratica, non ha certo facilitato le registrazioni. Siamo convinti che il metodo di esprimere la propria volontà a votare, registrandosi appunto in un apposito albo elettorale, sia valido, nonostante tutto. Ma c’è ancora da lavorare sull’organizzazione.

Soprattutto, spiega il settimanale italo-argentino Tribuna Italiana, “è mancata la prova della corretta iscrizione e non c’è stata nessuna comunicazione a chi ha mandato la scheda compilata in modo sbagliato, sulla necessità di compilarla nuovamente o di correggerla. Ma nemmeno chi ha compilato la scheda in modo corretto, ha avuto la certezza che sarebbe stato iscritto”. Chiaro, no? Il connazionale fa richiesta di iscrizione al registro elettorale secondo la metodologia prevista, ma poi nessuno gli conferma che tutto sia andato per il verso giusto. Nessuno gli garantisce, insomma, che la sua iscrizione sia avvenuta regolarmente.

Pensate che nella sola Buenos Aires “sono state respinte quasi 2100 schede d’iscrizione (per non parlare di una versione iniziale, fornita da fonti consolari, che parlava in un primo momento di circa 5000 moduli d’iscrizione) perché non compilate in modo corretto”. Non è finita qui: “si attende ‘il previsto nulla osta dal comune di iscrizione Aire’, come è scritto nel comunicato consolare, per altri più di 800 iscritti”. Da mettersi le mani nei capelli.

USA E REPUBBLICA DOMINICANA Buenos Aires certo non è un caso isolato. Magari i numeri saranno diversi, ma le stesse identiche cose stanno accadendo un po’ ovunque nel mondo. Negli Stati Uniti, per esempio, in diverse circoscrizioni. E abbiamo già parlato in un altro nostro articolo del mistero sulle mancate iscrizioni che riguarda circa una cinquantina di connazionali – se non di più – della Repubblica Dominicana. Sul tema è intervenuto anche Roberto Menia, segretario generale del CTIM. Ho inoltre personalmente contattato l’On. Ricardo Merlo, del Movimento Associativo Italiani all’Estero, che anche se impegnatissimo con la campagna elettorale in Argentina, si sta interessando del caso. Sul territorio si sta muovendo Paolo Dussich, candidato al Comites di Panama proprio con la lista CTIM, che è anche in stretto contatto con l’ambasciata italiana per capire cosa sia potuto accadere.

LA RIFLESSIONE Situazione confusa, eh? Già. E a voler cercare il colpevole di questo caos bisognerebbe avere tutti il coraggio, a prescindere dalle proprie appartenenze politiche, di puntare lo sguardo verso la Farnesina. E’ ovvio: è la testa ad essere responsabile di ciò che fa il corpo. E la testa in questo caso è il ministero degli Esteri, dal suo ministro fino ai suoi sottosegretari, per arrivare ai suoi direttori generali. Tutti coinvolti in un pasticcio targato Pd di un ministero a guida Pd di un governo guidato dal Pd. Giusto per ricordarlo.

Twitter @rickyfilosa

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