Elezioni amministrative, un voto che anticipa quello delle politiche? – di Marco Basti

Come è di prassi, il risultato delle elezioni amministrative ha aperto il dibattito sul suo significato, tra le forze politiche, tra gli analisti, tra i media. Un risultato che, come è stato ricordato spesso (e spesso inutilmente), va guardato prima di tutto con la lente delle vicende e degli interessi locali, visto che si è trattato, in questa occasione, dell’elezione di sindaci e consiglieri comunali. Ma non si può trascurare il fatto che, come è avvenuto in altre occasioni nella storia della Repubblica, le elezioni amministrative possono anticipare un cambiamento di rotta, una inversione di tendenza o, addirittura, la chiusura di un ciclo nella politica a livello nazionale.

Questo tenendo conto anche dell’attuale situazione inconsueta, di un governo tecnico sostenuto in modo trasversale dalle maggiori forze politiche, che alle prossime elezioni, in programma fra poco meno di un anno, dovrebbero contendersi la guida del Paese. Infatti, la vicinanza della fine della legislatura, la cui conclusione naturale è prevista per il prossimo mese di aprile, non può non far pensare che i risultati di queste amministrative siano ininfluenti per le prossime elezioni politiche.

Quindi i politici in primo luogo, ma anche gli osservatori, i media e i mercati, stanno guardando questi risultati con la lente di ingrandimento e sono concordi nel mettere in risalto almeno tre aspetti.

Il primo è che le forze che fino a cinque mesi fa erano al governo, cioè il Pdl di Berlusconi e la Lega di Bossi, hanno subito una pesante sconfitta, particolarmente dura per il partito del leader padano, colpito dal disincanto della gente per le accuse di uso disinvolto, se non illegale, dei fondi elettorali, da parte dei leghisti. Il secondo dato è la sostanziale tenuta del Partito democratico, che inoltre ha sfrattato il Pdl da alcune città importanti. Deludente invece è il debutto del Terzo polo di Casini, Fini e Rutelli, specialmente perché non si è presentato come tale quasi in nessuna città. Divisi o in alleanze con altri partiti, i componenti del terzo polo hanno raccolto quasi niente.

Il dato più commentato invece, è stata l’avanzata della cosiddetta antipolitica, nelle due versioni, che in realtà non sono assimilabili: l’astensione e l’irruzione del movimento Cinque stelle, del comico Beppe Grillo, che da anni si scaglia contro i partiti tradizionali per gli sprechi di fondi pubblici, e che ha ottenuto un risultato inatteso nelle dimensioni.

La disaffezione della gente dalla politica, la delusione nei riguardi di partiti che sembrano più impegnati nella propria sopravvivenza che nella ricerca di soluzioni al difficile momento che vivono gli italiani, il tutto in un quadro di grave crisi economica ancora non superata, ha portato a questi risultati.

Politici e osservatori, si domandano se questi risultati si ripeteranno a livello nazionale quando ci saranno le elezioni, se potranno modificare il corso delle acque o se l’onda di protesta della domenica e del lunedì scorsi, diventerà una valanga di contestazioni.

Gli italiani sono stanchi e storditi dalla crisi, e i suicidi quasi giornalieri di imprenditori e lavoratori che non ce la fanno ad affrontare spese, tasse e debiti, sono una drammatica testimonianza della situazione. In tanti si domandano sull’utilità degli attuali sacrifici. Non mancano le sirene di quanti propongono di lasciar perdere, di smetterla con il rigore, con l’euro e con i conti in ordine. E invitano a seguire le orme dei greci che, stanchi della crisi, hanno votato i partiti antieuropei.

Ci sono però anche molte e poco pubblicizzate reazioni di persone che trovano nuove vie, nuovi modi per superare la crisi, per reagire alle pesanti conseguenze dell’immobilità degli ultimi decenni. Anche nel mondo della politica. Si vedrà fra pochi mesi.

Anche noi che viviamo all’estero saremo chiamati a dare il nostro parere e il nostro contributo politico, se non sarà modificata l’attuale struttura di rappresentanza che prevede l’elezioni dei nostri diciotto parlamentari. Anche noi all’estero, dovremmo chiedere ai nostri eletti e a coloro che vogliono candidarsi, come intendono affrontare il futuro, cosa propongono per coinvolgere anche le comunità italiane all’estero per aiutare l’Italia a superare l’attuale drammatico momento. Le elezioni sono quasi alle porte.

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