Election day, primarie PdL, legge elettorale: la giornata politica

Il dibattito sull’election day, come dice Matteo Renzi, ha preso una piega imbarazzante: non solo i partiti non sono in grado di accordarsi sulla riforma elettorale ma litigano persino sulla data delle elezioni. Il Parlamento, denuncia Giampiero Samori’ che ambisce ad incarnare la novita’ nel Pdl, parla di cose che non interessano la gente e alla fine non decide nulla: corre cosi’ verso il suicidio politico. Critiche speculari da sinistra e da destra che dovrebbero allarmare i partiti. Il piu’ preoccupato appare il Quirinale: Giorgio Napolitano, che si e’ impegnato personalmente per favorire la riforma del Porcellum, non si esprime sul voto anticipato ma avverte che non si puo’ giocare con il rischio fallimento del Paese. Il sottinteso e’ che una totale frammentazione del quadro politico farebbe ripiombare l’Italia nella sfiducia dei mercati.

Eppure un’intesa all’interno della strana maggioranza sembra ancora lontana. Certo, dopo gli interventi dei presidenti delle Camere che si sono espressi entrambi piu’ o meno esplicitamente in favore dell’election day, l’ipotesi di accorpare in marzo il voto regionale di Lombardia, Lazio e Molise con le politiche sembra la piu’ concreta. Ma il problema politico legato alla nuova legge elettorale resta e non e’ di facile soluzione.

Pierluigi Bersani non intende cedere sul punto chiave: varare un testo che garantisca la governabilita’ e soprattutto consenta di capire chi ha vinto la sera stessa delle elezioni. Per ottenere l’obiettivo ci sono solo due strade: cestinare la bozza approvata in commissione ed orientarsi verso altri sistemi (doppio turno, ritorno al Mattarellum) oppure introdurre un sostanzioso ‘premietto’ per il partito piu’ votato. Soluzioni che non piacciono a Pdl ed Udc: Alfano e Casini temono, per motivi diversi, un Pd pigliatutto che di fatto archivierebbe la prospettiva sia delle larghe intese che del Monti-bis. Ma non fare nulla in questo ‘mare di rabbia’, avverte Bersani, potrebbe determinare uno tsunami e uno scenario alla greca in cui si torna a votare dopo sei mesi, con le immaginabili conseguenze sui mercati finanziari.

I centristi prendono tempo nella speranza di agganciare il treno di Montezemolo che parte sabato con la presentazione della lista civica per la Terza repubblica insieme al ministro Riccardi e ad esponenti del mondo cattolico come Bonanni della Cisl e Oliverio delle Acli. Il calcolo di Casini e’ semplice: dal momento che – secondo i sondaggi – i cattolici preferiscono Grillo a Montezemolo, un’intesa con la sua Lista per l’Italia (in cui c’e’ anche Fini) potrebbe rafforzarne le potenzialita’ elettorali. Anche perche’ il tempo stringe e se si dovesse votare in marzo la lista Montezemolo avrebbe difficolta’ a prepararsi.

Ma sono alchimie incomprensibili per l’opinione pubblica. In fondo questo e’ il cuore della critica che i ‘nuovi’ muovono all’establishment della Seconda Repubblica. Renzi spiega di non avere niente contro Casini ma le alleanze bisogna dichiararle prima: poi ‘scelgono i cittadini, non i segretari’. Samori’ invece tende a presentarsi come un uomo che porta idee diverse nel tempio del tradizionalismo Pdl: per esempio contro la crisi propone di andare a prendere i soldi nelle fondazioni bancarie, se necessario con norme costituzionali ad hoc.

Possono sembrare boutade propagandistiche. Ma in realta’ le proteste transnazionali contro l’austerita’ che ha portato in recessione tutta l’Europa dimostrano che per le forze politiche e’ giunto il momento di trovare qualcosa di diverso alla logore ricette di rigorismo e di crescita che non arriva mai. In tal senso, il premio Nobel Dario Fo invita a non giudicare con superficialita’ le idee di Beppe Grillo e il suo schierarsi accanto ai movimenti di contestazione europea perche’, sostiene, il comico genovese ha innescato un’esperimento politico aperto.

Al suo interno non mancano le contestazioni (vedi i casi Salsi e Favia) ma anche un dinamismo finora sconosciuto. Del resto che i vecchi riti non bastino piu’ lo dice anche lo scontro interno al Pdl tra chi insiste per incoronare Alfano alle primarie e chi spera nel ritorno di Berlusconi: magari per interposta persona con la discesa in campo di sua figlia Marina. Questa si’ una novita’.

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