Editoria, ok del Senato al decreto. Ora passa alla Camera

Via libera del Senato al decreto legge sull’editoria, che ora passa alla Camera. Il provvedimento, nato per razionalizzare l’erogazione dei contributi pubblici ai giornali di cooperative, no-profit e di partito, e’ stato approvato a larga maggioranza, con il solo no dell’Italia dei Valori. La nuova disciplina dovrebbe avere efficacia per i prossimi due anni, in attesa del riordino complessivo del settore a partire dal 2014, quando il fondo per l’editoria dovrebbe cessare di esistere e si dovrebbe passare ad un sistema di incentivi. Fino ad allora, vengono resi piu’ stringenti i requisiti per accedere al fondo.

L’impianto complessivo del decreto non e’ stato toccato, ma in Senato sono intervenute alcune modifiche. Potranno ottenere contributi solo i quotidiani che vendono il 25% (nell’ipotesi iniziale erano il 30%) delle copie distribuite e che hanno almeno cinque lavoratori assunti a tempo indeterminato, in prevalenza giornalisti. Si pongono poi alcuni limiti ai costi ammissibili per calcolare l’importo del contributo: saranno coperti il 50% di quelli fondamentali per la produzione, compresi i costi per le agenzie di stampa. C’e’ inoltre un contributo aggiuntivo, calcolato esclusivamente sulle copie vendute, senza considerare le copie diffuse in blocco e tramite ‘strillonaggio’.

Nel decreto anche norme per favorire il passaggio on line delle testate. Le imprese editrici che diffondono esclusivamente sul web potranno usufruire a certe condizioni di un sostegno di durata biennale. A Palazzo Madama e’ stata aggiunta la norma che esclude dall’obbligo di registrazione le piccole testate online.

Previsti inoltre sconti sulle tariffe postali per l’editoria non profit, un contributo di 2 milioni di euro annui per i periodici italiani pubblicati all’estero e una norma ‘salva-Manifesto’, secondo cui le cooperative editoriali per accedere ai contributi non dovranno rispettare il requisito di 5 anni dalla loro costituzione nel caso di subentro o acquisto di una testata. Non e’ passato, invece, l’emendamento del Pd, sostenuto dal governo, che prevedeva il 10% in piu’ dei contributi per le aziende editoriali che hanno Cdr con non piu’ di 2/3 delle persone dello stesso sesso.

‘Oggi è un giorno importante per l’editoria italiana’, dichiarano i senatori del Pd, Vincenzo Vita e Marilena Adamo. ‘Con questo testo si consente all’editoria tradizionale di affrontare la sfida lanciata dalla tecnologia e dall’evoluzione del mercato’, sostiene Alessio Butti del Pdl. Parla invece di ‘un decreto legge scritto in maniera strampalata e confusa’ il capogruppo al Senato dell’Idv, Felice Belisario. Soddisfazione viene espressa da Fnsi e Mediacoop, che pero’ chiedono risorse immediate per evitare che le nuove norme siano di fatto inutili.

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