Editoria, Giornali veri fatti da giornalisti veri – di Mimmo Porpiglia

Chiude anche "Il Riformista" per "colpa dei tanti finti giornali che percepiscono gli aiuti destinati ad altri e perché non abbiamo sponde politiche”, ha commentato polemicamente il direttore Macaluso. Ha ragione. Ancora troppi i giornali "finti" in Italia e all’estero. Ancora molto ben nascosti i “Lavitola” che grazie soprattutto ad appoggi politici hanno usufruito e forse percepiscono ancora contributi miliardari. Bene faranno il neo-sottosegretario Peluffo e il segretario della Fnsi Siddi a predisporre controlli più accurati per mettere finalmente un argine a questa vera e propria truffa allo Stato.  

Contributi solo a giornali “veri”: pensati, titolati e scritti da giornalisti veri, iscritti all’Ordine, che fanno questo mestiere perche’ l’hanno imparato prima nelle universita’ e poi “praticando” le redazioni dei giornali. Giornalisti veri e non improvvisati “imprenditori dell’editoria” che, purtroppo, continuano ad editare in Italia e nel mondo fogli sgrammaticati pieni di articoli scopiazzati, pubblicando il più delle volte sperticati elogi al politico, al Comites o al console di turno (che devono “autenticare”  le loro dichiarazioni…) e con il solo scopo di accaparrarsi i contributi statali  per preparare la strada a fare eleggere il “padrino politico” o per farsi eleggere nelle rappresentanze e nelle istituzioni italiane in Patria e all’estero.  O peggio ancora per tentare la scalata al Parlamento…

Ben venga quindi il “terremoto” prospettato dal sottosegretario Peluffo ed "appoggiato" con forza dal segretario della Fnsi Siddi.

“I contributi dello stato devono andare ai giornali che si vendono” ha detto Peluffo. “Si, ma con giornalisti veri, – ha aggiunto Siddi – che tengano conto innanzitutto dell’occupazione giornalistica, fonte primaria della realizzazione di qualsiasi giornale che possa essere abilitato al sostegno pubblico. Le difficoltà dei conti dello Stato sono note, ma è possibile sicuramente riordinarli rivedendo il criterio dei tagli lineari del precedente Governo e ricercando risorse aggiuntive, indispensabili, che non intacchino l’attuale quadro dei conti pubblici…”.

Giornali che “devono” essere venduti, quindi. Venduti nelle edicole, pero’.  E distribuiti da distributori "certificati", non da personaggi autonominatisi da un giorno all’altro “distributori”….

Venduti nelle edicole con un chiaro e visibile riscontro economico, trascritto nei bilanci e certificato da versamenti bancari.

Perchè le società o le cooperative che detengono le proprietà dei giornali devono poter mostrare ai “controllori” della Presidenza del Consiglio oltre ai bilanci "certificati" i libri contabili nei quali devono  essere trascritti  i costi delle tipografie (versati con rimesse bancarie e mai per contanti) della distribuzione e della spedizione insieme con la certificazione dell’ufficio cambi se il corrispettivo è stato pagato dall’Italia.

Giornali fatti da giornalisti veri, ha spiegato Siddi, nelle cui pagine dovranno quindi comparire nome e cognome dell’estensore dell’articolo o la redazione di provenienza del testo, e non soltanto la città o il paese dove è nata la notizia.

Giornali veri,  siano essi periodici o quotidiani, con un direttore responsabile iscritto all’ordine dei giornalisti, una redazione "vera" nella quale operano sempre e solo giornalisti, praticanti e collaboratori a busta paga, con grafici e poligrafici, addetti alla pubblicità, e "ispettori delle vendite" (coloro i quali fanno il giro delle edicole per assicurarsi che il prodotto stampato sia presente e ben esposto).

Ma quanti di questi giornalisti-pseudo-editori si metteranno in regola per offrire ai lettori una informazione corretta? E soprattutto chi li controllerà? Inpgi, se ci sei, batti un colpo…

P.S. La brutta notizia della chiusura del Riformista arriva in redazione con la bella notizia che Il Mattino di Napoli oggi compie 120 anni. Sono felice ed orgoglioso di aver lavorato per 37 anni nel giornale piu’ importante del Mezzogiorno, un grande giornale. Auguri. A tutti. Ed in particolare al direttore Cusenza che sta riportando il "mio" giornale ai fasti di sempre….  E permettetemi di ricordare quelli che non ci sono piu’ ma che hanno fatto veramente grande Il Mattino con il loro lavoro ed abnegazione: Gino Palumbo, Franz Guardascione, Orazio Mazzoni, Ciccio Bufi, Cesare ed Enrico Marcucci, Aldo Stefanile, Riccardo Cassero, Lello Barbuto Gianni Campili, Gaetano Trosino, Tom Volpe, Gianni Infusino… Basta, mi assale la malinconia e in questo giorno di festa  bisogna solo brindare. 

*direttore di Gente d’Italia, il quotidiano delle Americhe

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