Editoria, giornali a rischio chiusura – di Franco Esposito

In Italia la parola crisi non è impressa solo sulla carta stampata. Si allarga a macchia d’olio e ora investe anche le televisioni commerciali. I network di respiro ampiamente nazionale. Mediaset, l’azienda di proprietà di Berlusconi chiude in rosso per la prima volta nella sua storia. E a smanettare con il telecomando, il cambio di canale non regala molte altre immagini incoraggianti. In Italia la crisi assume l’aspetto di un Moloch: potrebbe mangiarsi tutto. Come si è mangiata gli utili previsti in Mediaset, relativi al periodo gennaio-settembre 2012: è in piedi l’ipotesi di robusti tagli di giornalisti, personale tecnico e quant’altro. I ricavi sono calati in misura allarmante: tre miliardi nei primi nove del 2011; 2,65 quest’anno, nel periodo da gennaio a settembre. Il numero e l’apporto degli inserzionisti è sceso del 15%. La brutta botta ad annunciare bufera. La perdita secca Mediaset è di 88 milioni di euro: il dato si riferisce solo al terzo trimestre del 2012.

Segnali sinistri arrivano anche dalla carta stampata. “Il quaranta per cento dei giornali italiani rischia la chiusura”. Grido di dolore e nefasta profezia arrivano dall’interno del Gruppo Monti-Riffleser. La Nazione, il Carlino, Quotidiano Nazionale, QS, il Giorno. Serpeggia sconcerto nel mondo italiano dei giornali, scricchiolii si avvertono anche all’interno del Gruppo RcS-Corriere della Sera. Mercoledì il Corsera e la Gazzetta dello sport non erano presenti nelle edicole causa sciopero. Ma di chi? Dei lavoratori poligrafici dei Periodici Rcs; lunedì prossimo sciopereranno i giornalisti. Poligrafici e giornalisti sono fortemente preoccupati delle voci sul futuro dell’azienda. I sussurri raccontano di un piano industriale che riguarderebbe 500 esuberi di giornalisti e personale vario. I giornalisti della Gazzetta dello Sport si schierano al fianco dei colleghi dei periodici della Rcs. Sarà battaglia comune.

I rumori sono le spie ineludibili della crisi che investe i giornali in Italia. La raccolta della pubblicità è in calo, e in fondo al tunnel non s’intravvede una lama di luce, ancorchè sottile. Domina il buio assoluto: i giornali italiani accusano un calo di pubblicità che li sta letteralmente uccidendo. La perdita di 3 miliardi è maturata dal 2007 a oggi. Il 2012 presenterà un conto tragico per gli editori di giornali: meno 13% degli introiti pubblicitari rispetto al 2011. E’ una prospettiva deprimente, la preoccupazione è forte e generale. La previsione semina grande ansia: raggiungeranno a malapena sette miliardi e mezzo gli investimenti pubblicitari nel 2013.

Sette miliardi e mezzo: giornali e periodici però conteranno i bruscolini. Solo il 20%, salvo complicazioni. Laddove le televisioni assorbiranno il 50% dell’intera cifra e Internet il 16%. Suddivisione del pane e dei pesci non rallegrerà nessuno. Protesteranno tutti, vedrete. Si lamenteranno, e fatto clamoroso, non potranno prendersela con il governo, una tantum. Gli inserzionisti sono anch’essi alla canna del gas, non sono più nella condizione di poter spendere come una volta. Il pesante disagio del Gruppo Editoriale Rcs spinge la fantasia incontro a soluzioni eventuali, che non sarebbero poi interamente stravaganti. Riccardo Gianola, su L’Unità, interroga se stesso e i lettori, il punto di domanda è tristemente intrigante: “Il Corriere e La Stampa promessi sposi, a quando le nozze di carta?”. Nelle segrete stanze pare abbia cominciato a viaggiare l’ipotesi di una fusione con Publikompas. Presto sapremo se si tratta di semplici rumors o di prospettive profumate di fiori d’arancio. Le voci, intanto, denunciano inquietudine strisciante e intensa preoccupazione.

Abolire, tagliare, cedere, chiudere? In Rcs la lista nera comprende in particolare quelle pubblicazioni definite gossip, “Visto” e “Novella 2000”, e i settimanali “Astra” e “Ok salute”. Saranno chiusi o ceduti? I grandi capi un’idea ce l’hanno ben chiara nella testa, ma si guardano da spiattellarla ai quattro venti. Incerto destino riguarda il settimanale economico “Il Mondo”, ritenuto con “L’Europeo” un marchio di notevole valore.

Ridimensionamento e passaggio conseguente al digitale dovrebbe riguardare due pubblicazioni. “Abitare”, del segmento casa, e “Dove”, rivista di viaggi. Signore e signorine possono stare tranquille: “Amica” e “Io donna” non rischiano la chiusura. Sotto osservazione il settimanale “A”. Si attendono gli esiti del monitoraggio. Che, a ben vedere, interessa purtroppo tutti. Giornali e televisioni in Italia. Sua maestà la pubblicità ha le sue rogne, di più proprio non può. Tempi belli di una volta, questi sono assai grami. Per tutti.

NESSUN COMMENTO

Comments