Editoria, Andrea Di Bella: ‘Freedom? Mi ha salvato’ – di Emma Russo

L’appuntamento è online in videoconferenza, esattamente dove ci siamo conosciuti circa un anno e mezzo fa, quando chiesi di collaborare al giornale da Palermo. Mi rispose prima Eleonora per email, la segretaria di Redazione, poi lui. Fu gentile fin dall’inizio, ma mi insospettì quando si definì “liberale” e che avrei potuto fare “quel che volevo”. Non gli credetti. Rimasi fuori dall’Amministrazione della pagina Facebook di Freedom24, dove tutto nacque e dove tuttora il progetto si espande giorno dopo giorno, perché la mia collaborazione non ha necessità di essere manifestata pubblicamente; da quando collaboro in Freedom come consulente alla comunicazione però, sono state via via smentite le mie iniziali perplessità: ogni mia segnalazione con materiale destinato alla rassegna stampa me lo ritrovo online dopo due o tre ore al massimo. Idem per i consigli sul metodo comunicativo. Mai una censura, mai un commento stizzito.

Oggi che Freedom compie due anni (lo scorso 3 Agosto, ndr),  sento di non poter dire di no al vicedirettore di F24Online Paola Rosselli quando mi propone di fargli un’intervista aperta in occasione di questo importante compleanno, “a tutto campo”, come mi chiede lui stesso prima di iniziare a dialogare. Andrea ride prima di iniziare, e io capisco che sta per prendermi in giro come al solito…
 
André, iniziamo male

Iniziamo molto bene invece. Guarda qui cos’ho.

Il primo numero di Freedom a Paternò? Bello.

Esatto.  Ma abbiamo già iniziato?

Sì, certo. Ma cosa ridi? Sei emozionato per questo compleanno?

Ovviamente. Si tratta di un traguardo importantissimo, che poche altre realtà sul web possono vantare. Vanno bene i blog personali, che tali restano per molto tempo. Noi in due anni abbiamo raggiunto un successo di pubblico e critica che non mi sarei mai permesso neanche di sognare. Per di più, adesso siamo anche testata giornalistica. Ci evolviamo continuamente, e questo è un bene.

Ho fatto un giro sul web e ho chiamato qualche amico: sembri essere l’editore e direttore di giornale più giovane di Sicilia. Lo sapevi?

Non lo sapevo affatto. Sei sicura? A me pare tanto una balla. Ma anche fosse, non è mica roba di cui vantarsi. Essere il più giovane significa anche avere meno esperienza. Si cresce sul campo, e io spero di stare lavorando bene al mio scopo.

E quale sarebbe?

Offrire al web, e adesso anche alla mia città, un mezzo di discussione e dibattito che vada oltre le posizioni dei singoli e che guardi più ai tanti. Al panorama dell’opinionismo politico e sociale non servono più, per intenderci, i giornali di partito. Servono piattaforme autenticamente libere che offrano a tutti coloro che desiderano contribuire uguale spazio e la stessa platea. Con Freedom24 noi ci proviamo da due anni.

Quindi meno informazione, e più idee e opinioni?

Esattamente. Mezzi alternativi come il nostro non possono pretendere di informare. Le informazioni le offrono già i grandi network, anche online, che svolgono questo lavoro in maniera eccellente con mezzi, strutture e tempistiche che noi nemmeno ci sogniamo. Uscire con delle notizie una volta ogni mese significherebbe arrivare in ritardo di almeno una decina di giorni su ogni fatto accaduto. Diversa è invece un’opinione, su un fatto per l’appunto, e il modo con cui la si espone. La gente è confusa, non sa cosa pensare rispetto a circostanze politiche, sociali; ecco che noi pubblichiamo i pareri di giovani e meno giovani che credono in questa visione della comunicazione. Questo vale di più, ovviamente, in un periodico locale com’è il nostro.

Quando ci conoscemmo mi confidasti che Freedom ti ha salvato. Perché?

Vero, e continua a salvarmi. Mi ha salvato perché, nonostante la mia personalità tutt’altro che introversa, in realtà sento di essere molto vulnerabile. E proprio nei momenti più difficili questo progetto è riuscito a farmi reagire, caricandomi e incoraggiandomi. Ma la vera mia salvezza è la mia donna, Ilaria. Anche lei un’armatura di acciaio con dentro la sabbia. La sua un’armatura più dura della mia, s’intende. E’ a lei che devo i miei ultimi piccoli ma significativi successi. L’unica a non avermi mai lasciato solo in tutti i momenti più frastagliati. Se sono quello che sono oggi lo devo soprattutto a lei, e a questi anni passati insieme.

Una compagna che non condividerebbe, per esempio, un tuo ingresso in politica?

Entrare in politica è un passo difficile e delicato. Ilaria è sempre stata al mio fianco e lo è tuttora, totalizzante in ogni mio progetto anche pubblico. Diversa è la politica, che di base non l’ha mai convinta. Io invece credo sia preciso dovere dei giovani liberi scendere in campo senza condizionamento alcuno, ed entrare in Consiglio Comunale, o dove sia necessario, al solo servizio dei cittadini, dei quali di fatto i politici sono dipendenti.

Hai mai pensato di entrare in politica?

Fino ad un anno fa non mi è mai capitato di pensare ad un mio ingresso in politica da candidato, se è questo che vuoi sapere. Oggi, osservando i giovani della mia città sempre meno incisivi sul piano dei concetti di autentica libertà, non riesco ad escludere totalmente un mio diretto coinvolgimento.

Nel caso decidessi di farlo, quindi, come alterneresti il tuo ruolo di direttore di giornale con quello di uomo politicamente impegnato?

Non ci penserei due volte, e per correttezza nei riguardi dei lettori mi autosospenderei dalla direzione editoriale. Freedom24 ha una sua struttura ben organizzata. Ha un direttore responsabile, la cara Barbara Laurenzi (redattore capo di ItaliaChiamaItalia, ndr), che saprebbe come mandare avanti la baracca insieme al vicedirettore editoriale Franca Zappia. Paola Rosselli dal web collaborerebbe senza alcun problema insieme a tutta la Redazione. Odio che i direttori di giornale, come è già tristemente accaduto qualche anno fa proprio a Paternò, sponsorizzino la loro candidatura sul proprio foglio mantenendo i propri ruoli direzionali. Andando contro, peraltro, ad ogni elementare concetto di deontologia professionale. Ti immagini Maurizio Belpietro candidato, sponsorizzarsi dalle pagine del quotidiano Libero, di cui è direttore e anche editore? Un’ipotesi oltremodo bislacca. A Paternò però, che è la terra delle stranezze per eccellenza, è accaduto anche questo.

Alcuni mesi fa mi descrivesti un quadro politico di Paternò molto critico, specie nel centrodestra. Sei ancora di questo avviso?

Peggio. Questa è la città del tutto è possibile. E quando dico tutto, dico proprio tutto. Un centrodestra completamente sfaldato, quello della mia città. Il Pdl ha mille anime, come del resto anche la compagine nazionale del partito. E si scalpita dopo dieci anni di sindacatura dell’attuale primo cittadino, Pippo Failla, ex Alleanza Nazionale, fedelissimo di Ignazio La Russa, nostro concittadino. Dieci anni fa si vinse, ma al ballottaggio. E lo sfidante Filippo Condorelli diede parecchio filo da torcere all’allora Alleanza Nazionale e allo stesso schieramento di centrodestra, trascinato al secondo turno. Una discesa in campo di Condorelli alle primarie del centrodestra paternese sarebbe un colpo a sorpresa che in molti pubblicamente sminuiscono, ma che dietro le quinte temono. Ad ogni modo, è il partito nella sua complessità a doversi svegliare dal torpore in cui si trincera ormai da troppo tempo.

Sei critico, quindi…

Certamente. Ma ti pare possibile che un partito propriamente detto non senta di doversi costituire in un Congresso cittadino? Che non abbia iscritti e aderenti che compongano un’assemblea elettiva? Che non abbia un Coordinatore, possibilmente democraticamente eletto dagli stessi elettori tesserati e che non ricopra incarichi istituzionali? Oggi le decisioni vengono assunte da esponenti politici di questa città che pensano di potere rappresentare il movimento in tutto e per tutto, ignorando però il fatto che esistono in città sacche di elettori che non si sono mai riconosciute in questa classe dirigente di centrodestra, o che hanno smesso di farlo, pur avendo dato il consenso a questa parte politica durante tutte le tornate elettorali. Sono gli stessi che probabilmente si asterranno dal votare ancora nel 2012. Serve intercettare questo malcontento, ed è possibile solo aprendo ad ogni forza presente sul territorio e democratizzando il partito.

Quali progetti futuri?

La nostra priorità come testata giornalistica è e resta comunque il web. E’ per questo che abbiamo lanciato ReteItalia, il primo network di testate giornalistiche che mette insieme Freedom24, ItaliaChiamaItalia e MeteoWeb. Punteremo molto su questo genere di collaborazioni e continueremo il nostro lavoro sulla rete.

C’è qualcosa, in chiusura, che senti di dover dire ai tuoi concittadini e ai giovani?

Sento di dover invitare tutti ad una seria mobilitazione dal basso. Non scelte imposte da chicchessìa: loro sono in pochi e nessuno li vede, noi siamo un’enormità e siamo tutti qui, addormentati e rassegnati a tutto quel che accade nella comunità paternese e più in generale nel resto del Paese. Sono i cittadini a dover prendere in mano le redini della cosa pubblica. Una rivoluzione morbida, una consapevolezza, anche se tarda, che è indispensabile. Perché sono i cittadini realmente liberi ad essere la vera forza, il vero cuore pulsante della città.

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