Editoria, abolire contributi statali adesso! – di Antonio Gabriele Fucilone

Sono pienamente d’accordo con il direttore di ItaliaChiamaItalia, Ricky Filosa, quando sostiene che il finanziamento pubblico all’editoria debba essere abolito. Infatti, si tratta di uno strumento anacronistico e rende la stampa troppo legata al potere politico e ai partiti. Il finanziamento pubblico all’editoria è anacronistico perché non tiene conto dell’evoluzione della comunicazione. Finanzia solo la carta stampata, le emittenti radiofoniche e la televisione. Oggi, però, non esiste solo la carta stampata. Infatti, vi è anche la rete, uno strumento che ha reso assai più veloce la comunicazione. Ci sono giornali in rete (come Italiachiamaitalia.it) e vari bloggers. Questi ultimi non vengono sovvenzionati dallo Stato. Quindi, vi è una situazione di disparità di trattamento.
Non penso, ad esempio, che un giornale come ItaliaChiamaItalia faccia un’informazione meno buona dei più noti quotidiani o dei telegiornali.

Io penso che il finanziamento pubblico alla stampa sia un modo per creare una "stampa amica" del potere politico e dei partiti, una stampa che viene usata dai partiti per attaccare i propri avversari. E’ chiaro che così non va bene. Il compito della stampa è ben altro. La stampa deve informare il cittadino, tutelandolo dalle ingiustizie e facendo sì che egli si faccia una sua opinione liberamente. E’ logico che una stampa finanziata dallo Stato non possa farlo.

Bisogna abolire il finanziamento pubblico all’editoria anche per un altro motivo. I soldi che vengono usati per finanziare la stampa potrebbero essere usati per fare le infrastrutture o investire nella crescita. Si eliminerebbe così uno dei tanti sprechi.

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