Ecco la mia Rai del futuro

E’ la più grande azienda culturale del Paese. Siamo fiduciosi che la Rai del cambiamento sia in sintonia con le proposte fatte già molti anni fa e ferme nei cassetti

La Rai futura dei cittadini. Un consigliere per difendere la Rai dei cittadini scelto dai dipendenti e cresciuto nei gruppi di ascolto e dibattito aperto, un altro dirigente esperto di web che ritorna da consigliere, questa è la prima vera novità della Rai del futuro. La seconda è che tutti quelli che hanno avuto delusioni, demansionamenti e contestazioni, la Rai dei più deboli, stanno rientrando in scena. Le cause in corso e quelle vinte sono il metro delle ingiustizie subite da molti dipendenti che tornano ai loro impegni, talvolta come Laganà, utilizzando un’esperienza negativa che diventa positiva al servizio dell’azienda.

Da qui 5 punti inderogabili sui quali discuteremo per far ripartire il nuovo assetto della Rai:

1 Contenziosi, risolverli subito senza tribunali e senza avvocati esterni, si risparmia e si trovano nuove opportunità nel rapporto azienda dipendenti. Finora nessuno aveva interesse a risolvere i contenziosi e spesso ufficio del personale e ufficio legale nemmeno si parlavano in merito ai singoli casi da risolvere. Fino ad oggi nessuna risposta dal direttore del personale a richieste di risoluzione o mediazione nei numerosi casi di dequalificazione e mobbing. Le cause crescono e si moltiplicano e vengono gestite da avvocati esterni, i dirigenti non hanno responsabilità dirette e i cittadini pagano i danni.

2 Ufficio Scritture, il vero snodo alle spese artistiche e alle utilizzazioni dei talenti nuovi e vecchi, un punto cruciale nella storia dell’intrattenimento. Questi campioni dello spettacolo devono tornare ad essere gestiti totalmente in Rai. Gli artisti passano per la Rai, il potere contrattuale è prerogativa aziendale, niente più strapotere agli agenti, il rapporto con gli artisti deve tornare ad essere diretto.

3 Da subito un canale in inglese e poi in spagnolo, siamo il paese della cultura e l’unico gruppo televisivo al mondo senza le lingue per diffondere i nostri prodotti e i nostri artisti (c’è pronto un progetto da 3 anni ma è stato sempre bypassato, ci ho lavorato per anni subendo solo contestazioni).

4 Settore Web, in questi anni pochi investimenti sui social e sull’audience web, potremmo essere leader on line in Europa con il più grande archivio culturale video, ma abbiamo rinunciato lasciando spazio alla carta stampata che non ha nella Tv il suo core business (anche qui pronto il progetto da 8 anni con tre direttori generali che lo hanno visionato Milena Gabanelli stava partendo con la riforma).

5 Ultimo ma in realtà il più contestato e discusso, l’informazione, da sempre in cerca di riforma ma mai revisionata. Si muove tra ripetizioni di notizie e suggerimenti politici, dimentica strumentalmente il Web e gli approfondimenti, soffoca le rubriche tematiche che potrebbero lasciare spazio ai più giovani con la cultura e gli artisti emergenti. Va rivista senza appiattirsi sui modelli BBC ma nemmeno sui modelli Istituto Luce dei quali abbiamo goduto per troppi anni.

1700 giornalisti sono una risorsa da usare a tempo pieno senza privilegiare e demansionare, ma includendo tutte le specificità e riutilizzando per il web e i canali tematici il lavoro in eccesso. Il progetto Gabanelli era proprio su questa grande ricchezza informativa che solo la Rai può fornire sbaragliando qualsiasi concorrenza on line. Se non è stato fatto finora c’è un motivo che sa molto di sabotaggio, paura della libertà di informare bypassando il filtro partitico.

Siamo fiduciosi che la Rai del cambiamento sia in sintonia con le proposte fatte già molti anni fa e ferme nei cassetti. In ultimo non dimentichiamo una rivoluzione digitale che giustifica ogni balzello odioso, la telefonia e il Wi-Fi gratuito nel canone Rai è stato studiato nei progetti di RaiWay e ha tutte le carte in regola per essere inclusa nelle grandi discussioni di vertice. Anche il cittadino contribuirà a ricostruire questo rapporto con la più grande azienda culturale del Paese, siamo certi che la Rai del futuro passa da qui, attraverso voi, con noi dipendenti.