E Napolitano si ricorda dei due marò – di Leonardo Cecca

Nel suo discorso del 25 aprile, come era logico aspettarsi, il Capo dello Stato ha sorvolato a pié pari sul decisivo apporto degli alleati nella liberazione dell’Italia: hanno infatti lasciato sull’italico suolo circa 80.000 morti. Ha parlato degli eccidi commessi dai nazifascisti, ma, come per quello delle Fosse Ardeatine, ha dimenticato di citarne le cause e le morti che esse hanno procurato.  

La Spagna, che geograficamente è tanto vicina, sul piano della civiltà raggiunta è distante da noi anni luce: già da tempo gli spagnoli, quando commemorano il tragico periodo della guerra civile, non fanno distinzione tra i morti; noi, purtroppo, a corto di argomenti e forse per mascherare certi cambi di casacca e certi vergognosi fatti, siamo ancora all’età della pietra e raccontiamo solo mezze verità.

Sorprende, poi, quanto ha detto Napolitano circa i due Marò, cito le testuali parole: "Desidero non far mancare una parola per come fanno onore all’Italia i nostri due Marò a lungo ingiustamente trattenuti lontano dalle loro famiglie e dalla loro Patria".

Le sorprese in questo passaggio sono due, la prima l’uso della parola Patria, che Napolitano nel corso di 8 anni di discorsi avrà pronunciato 4/5 volte, sostituendola, da progressista, con quella di Paese; la seconda è che, quelle rarissime volte che ha parlato dei fucilieri di marina, lo ha fatto quasi da impacciato; ora invece lo fa con i toni che l’argomento merita.

Che Napolitano non si sia accorto e/o non sia stato informato che i due soldati sono stai fermati ed interrogati dalle autorità indiane il 19 febbraio del 2012, quando l’Italia era guidata dal "suo governo" Monti, al quale ha fatto seguito un altro "suo governo" retto da Letta?

Che dire, non c’è da meravigliarsi, l’Italia sembra sempre di più una fabbrica di casacche popolata da smemorati.

Non poteva mancare in questa ricorrenza la dimostrazione di pura inciviltà che hanno dato delle teppaglie costituite da appartenenti ai No-tav ed ai centri socili, che hanno intonato i loro squallidi slogan contro i Marò, slogan che la sinistra ed i magistrati ovviamente non hanno sentito. Oltre che un popolo di cambiacasacche e smemorati, siamo anche un popolo di sordi, altro che popolo di santi, poeti e navigatori.

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