E le quote gay? E quelle nere? – di Marco Chierici

Le quote rosa non sono state accolte positivamente dal parlamento ed io penso che sia giusto così; io non avrei neanche proposto di candidare una donna solo perché è donna. In parlamento dobbiamo mandare persone valide e preparate e soprattutto oneste, indipendentemente dal loro sesso.

Sono convinto, inoltre, che le donne siano molto meno corruttibili, molto più affidabili e anche più sensibili, ma questo non mi impedisce di essere contrario alle cosiddette quote rosa.

Se dovessimo rappresentare per quote tutta la popolazione, allora dovremmo proporre anche le quote gay, giusto?  Che cosa diranno gli omosessuali che non hanno nessun canale preferenziale per essere eletti? E poi ci sono i diversamente abili o disabili; non avrebbero più diritti loro di una donna? E che dire delle persone di colore? Perché mai nessuno ha pensato alle quote nere? Potremmo proseguire a lungo sostenendo la tesi di volere a tutti i costi rappresentare nella politica le fasce deboli o le minoranze religiose. Nessuna quota islamica? Nessuna quota buddista? Nessuna quota tra i transessuali? E nessuna quota per i testimoni di Geova?

Insomma, il discorso è molto semplice. Abbiamo già provato per decenni a favorire ad esempio i residenti di alcune regioni nei concorsi pubblici e il risultato è stato una discriminazione al contrario. Ricordo che su 103 Prefetti, 93 sono meridionali.

Ma questo è un altro discorso. Io vorrei votare candidati degni di rappresentarci nelle stanze dei bottoni, non mi importa se il mio candidato sarà gay, donna, uomo, nero, o disabile.

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