Duplice omicida voleva chiudere tutti i conti: dagli amici la P38 e le munzioni

Voleva chiudere tutti i conti il settantunenne Alessandro Rizzi, dopo anni di frustrazioni, e poi – se non fosse stato fermato – farsi fuori, con la stessa P38 con cui aveva gia’ ucciso la moldava Alena Tyutyunnikova, 43 anni, e Fabio Artoni, 44 anni, distributore di bibite e acqua minerale. Da due amici, denunciati, aveva avuto pistola e munizioni, e di un terzo – che aveva tante armi ed e’ stato arrestato solo per quelle – ha parlato mentre confessava. Di lei era se non altro invaghito e si era pensato ad un raptus di gelosia, ma non era esattamente cosi’: l’aveva conosciuta quando era badante della moglie, poi morta; ogni tanto l’aiutava per alcune commissioni, rimasta a Campegine per un altro lavoro, ma lei stava con un altro uomo. Con Artoni invece era arrabbiato, da anni: una volta anche Rizzi si faceva portare a casa l’acqua minerale, ma poi smise. Capitavano al bar di via Amendola, ma non andavano d’accordo. Con gli amici Rizzi diceva che prima o poi, ad Artoni, gliel’avrebbe fatta pagare.

Ieri, in modo premeditato secondo la pm Maria Rita Pantani, Rizzi ha fatto salire Alena accanto a se’ nella sua Alfa Mito e, appena lei si e’ allacciata la cintura di sicurezza, l’ha uccisa con 4-5 colpi di P38 al fianco sinistro. Poi l’ha nascosta sotto una coperta, ha guidato per due chilometri, ha parcheggiato senza spostare il cadavere, e’ entrato nel bar dove sapeva di poter aspettare Artoni e, quando e’ arrivato, e’ tornato all’auto per prendere la P38. Rientrato nel bar armato, ha raccontato una scusa ai due baristi per farli uscire dal locale (‘la mamma della signora e’ caduta in bici, andate a vedere, si e’ fatta male’) e ha sparato ad Artoni, uccidendo anche lui.

Nel bar c’erano due avventori, uno e’ rimasto ferito a una gamba ma poi, come l’altro, e’ riuscito a fuggire (ha 30 giorni di prognosi). Rizzi e’ poi tornato all’Alfa agitato, pensando di farla finita, ma nel frattempo erano arrivati i carabinieri, compreso un brigadiere che lo conosceva: lo ha convinto a desistere parlando in dialetto reggiano. Cosi’ Rizzi si e’ fatto portare in caserma. L’accusa di omicidio premeditato nel caso di Artoni e’ aggravata dai futili motivi.

Lui ha confessato ieri e la dinamica e’ stata precisata oggi, negli sviluppi dell’inchiesta in cui Rizzi ha parlato anche di tre suoi amici appassionati di armi, due denunciati: uno di Campegine, 75 anni, gli aveva regalato la P38 otto anni fa; una ex guardia giurata di Gualtieri, 70 anni, gli aveva procurato le munizioni. Il terzo, Silvano Ruozi, 73 anni, presidente della bocciofila di Campegine, non c’entra nulla con quella pistola, ma e’ stato arrestato per una specie di Santa Barbara che aveva in casa: un’altra P38 con 107 cartucce, esplosivi, 150 micce da innesco e un rotolo a lenta combustione, 27 inneschi, 88 grammi di polvere da sparo, altre cartucce, carabina con silenziatore artigianale piu’ altre cinque armi in regola.

NESSUN COMMENTO

Comments