Duello Monti – Berlusconi: la giornata politica

Il duello Monti-Berlusconi sul peso dello spread nella crisi politica lascia quantomeno perplessi. Il Cavaliere lo definisce ‘un imbroglio’. Davvero parrebbe una stupidaggine, come dice Bersani. A meno che l’accusa non nasconda qualcos’altro: sono in corso infatti da qualche mese indagini internazionali sulla manipolazione dei tassi libor ed euroribor da parte delle banche anglosassoni, manipolazione che naturalmente – se accertata – avrebbe avuto pesanti riflessi sull’impennata degli spread dei paesi in difficolta’. Berlusconi, in altre parole, avrebbe messo le mani in un nodo estremamente delicato. Cio’ potrebbe spiegare anche la durezza della reazione di Berlino che ha spedito all’ex premier un vero e proprio altola’: non si azzardi a dire che e’ la Germania la causa delle difficolta’ dell’Italia, ha intimato il ministro degli Esteri tedesco. Dichiarazioni che rappresentano un’ inaudita ingerenza, replicano i berlusconiani, soprattutto nel momento in cui Angela Merkel fa campagna elettorale per Monti ed e’ accusata da mezza Europa di muoversi a sua volta pensando solo alle prossime elezioni politiche in Germania.

Il Professore dice che i cittadini italiani non sono sprovveduti, sanno cosa muove lo spread: ma i suoi timori per la piega ‘populista’ che sta prendendo il dibattito e per la tentazione di alcune forze (tra cui il Pdl) di parlare alla pancia del Paese dimostrano che un pericolo c’e’. Tanto da essere condiviso anche dal Ppe dove in molti sono in allarme per l’offensiva messa in campo dal Cavaliere: i suoi continui cambi di fronte sconcertano e seminano dubbi sui reali obiettivi che si prefigge. Cio’ spiega la preoccupata attenzione con cui il Quirinale segue l’evolversi dello scontro nell’area moderata. Certamente l’ordinata fine della legislatura, proposta da Alfano dopo la sfiducia al governo, e’ tutta da costruire. E poi bisogna scongiurare che i sacrifici compiuti dagli italiani con il governo Monti vengano svuotati da oscure lotte di potere: questo e’ il vero pericolo, denunciato all’unisono da Confindustria, dai sindacati, dalla Chiesa e dal mondo cattolico. Berlusconi non se ne cura. Ha scelto la linea massimalista.

E’ irritato con Monti per la sua germanofilia, pensa che il premier abbia sottovalutato il fatto che il debito e’ condizionato dalla crescita. Ma soprattutto vorrebbe rinnovare profondamente il partito favorendo l’esodo della destra di La Russa e Gasparri in una lista alleata e ricandidando solo il 10 per cento dei suoi parlamentari. Dichiarazione che ha scatenato il putiferio costringendolo ad un’immediata rettifica. Ma e’ una dichiarazione importante perche’ dimostra come il Cavaliere si renda conto di non poter andare lontano senza un rinnovamento reale di volti e di programma. Il partito, infatti, e’ in preda ad una guerra intestina (vedi la resa dei conti tra Alfano e Dell’Utri, il ‘momento di follia’ rimproverato da Mario Mauro al leader) e a questo punto non e’ nemmeno da escludere che Berlusconi rinunci alla candidatura a premier per lanciare una sorpresa. Nebbia sul nome ma l’opportunita’ sembra suggerirlo.

Non ci sara’ probabilmente nessun annuncio finche’ Monti non avra’ chiarito le sue intenzioni. Montezemolo e Casini premono perche’ il Professore accetti la guida della lista dei centristi. Ma il premier esita: la sua ‘agenda’ non e’ piu’ molto popolare e poi la stessa area moderata e’ divisa. Il veto del presidente della Ferrari ad un accordo con Fini e’ un ostacolo che Casini sta cercando di superare, ma finora senza successo. Cio’ alimenta le incertezze di Monti. Senza contare che un suo impegno diretto, per il quale spinge l’Europa in funzione di garanzia delle riforme, potrebbe compromettere il ruolo di ‘riserva della Repubblica’ e le chance di elezione al Quirinale (da dove Monti potrebbe essere di maggiore aiuto). Ma a preoccupare l’Europa e’ nell’insieme la frammentazione di tutto il quadro politico. Un Beppe Grillo sempre piu’ nervoso ha deciso di cacciare dal Movimento 5 stelle tutti i contestatori interni (‘fantastico esempio’ di democrazia, ironizza Bersani). Nel Pd invece si cerca di non farsi trascinare sul terreno della rissa: pero’ il timore che la discesa in campo di Monti possa rubare voti al centrosinistra e condizionarlo dopo le elezioni e’ sempre piu’ palpabile.

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