Draghi, ‘ok riforme Italia. Ora meno tasse e tagli spesa’

‘C’e’ un barlume di speranza in uno scenario cupo’ ma i governi europei devono ‘perseverare in riforme coraggiose e necessarie’ e, passata l’emergenza, soprattutto i paesi che hanno alzato le tasse per risanare i conti e hanno varato riforme importanti come l’Italia dovranno orientarsi verso ‘un taglio della spesa’ e un calo della pressione fiscale. Il presidente della Bce Mario Draghi parla al Parlamento Europeo poco prima della due giorni di riunioni Eurogruppo-Ecofin e invita i deputati a ‘non essere pessimisti’ e a guardare ai passi avanti compiuti da novembre quando si rischiava l’implosione del credito, ricordando che la Bce accettera’ maggiori poteri solo a precise condizioni. In due ore e mezza di confronto con i parlamentari della commissione economica, il banchiere centrale cita ad esempio, le riforme importanti varate dall’Italia, come quella del lavoro e l’azione di spending review che ‘aiutera’ a centrare gli obiettivi di bilancio’ del nostro paese.

Draghi ricorda poi i risultati positivi compiuti dal recente summit Ue che ha assegnato alla Bce la supervisione bancaria con una proposta che dovrebbe arrivare ad autunno. Cosi’ come gia’ ammonito giovedi’ al termine del board Bce pero’, Draghi ricorda che ‘o ci saranno condizioni’ che non mettano a rischio la reputazione della banca centrale oppure ‘scordatevi che alla Bce’ vadano piu’ poteri che ‘noi non abbiamo chiesto’. Al riguardo Draghi non svela su quali e quanti banche dovra’ vigilare (‘ci sono diverse scuole di pensiero’ dice) ma si basera’ sul lavoro dei supervisori nazionali e non ‘partiamo cosi’ da zero’. L’Europa deve comunque guardare anche all’altro fattore positivo uscito dal vertice: i fondi salva stati Efsf-Esm sono diventati uno strumento flessibile e utilizzabile. Percio’ e’ inutile ‘avere un firewall enorme’, meglio uno che non si possa usare. E comunque i due fondi mettono insieme ben 800 miliardi.

Una volta assegnata alla Bce la supervisione l’Esm potra’ cosi’ ricapitalizzare direttamente le banche, in primis le spagnole. Nel frattempo con l’Efsf il debito pubblico di Madrid salira’, ma sara’ un aumento ‘temporaneo’ che sara’ riassorbito. La Bce fara’ la sua parte e se parla per esortare i governi lo fa perche’ costretta dalla situazione di crisi.

Su un punto Draghi difende a spada tratta la sua istituzione: la Bce ‘non puo’ dire alle banche come usare i fondi’ assegnati nelle maxi operazioni di rifinanziamento o tramite collaterale. Il presidente cita l’esempio dell’Italia degli anni ’70 (‘vissuto sulla mia pelle’) quando la Banca d’Italia decideva quanto credito assegnare al governo, ai privati e specificamente a quali settori. Una pratica che ha prodotto ‘credito politicizzato e inflazione al 20%’. E poi le banche che hanno avuto accesso all’Ltro sono state 800, difficile controllarle tutte. Infine va ricordato che in alcuni paesi la liquidita’ arrivata dalla Bce e’ transitata effettivamente all’economia reale. Dove c’e’ stato un taglio questo e’ avvenuto perche’ le banche a scarso capitale dovevano ridurre il debito tagliando gli attivi. ‘Non ci sono scorciatoie’ insomma, scandisce Draghi e occorre andare avanti cedendo ‘sovranita’, passo dopo passo, in tema di bilancio, finanziario ed economico. Il primo sara’ appunto la supervisione bancaria.

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