Dopo Monti la politica saprà riprendersi il suo ruolo? – di Giampiero Pallotta

Sembra che solo l’1% degli Italiani creda ormai nell’utilità dei partiti. E’ un dato che rappresenta in modo clamoroso il fallimento della politica che ha fortemente deluso i cittadini che, se ora si dovessero recare alle urne, lascerebbero bianca o annullerebbero la scheda. Sarebbe lungo e complicato comprendere tutte le ragioni che hanno causato negli italiani la disistima della politica, ma il processo degenerativo e’ iniziato dalla sinistra rivoluzionaria che ha avuto, come metodo principale, la delegittimazione programmata e calcolata dell’avversario che doveva essere distrutto e, ad ogni costo, demonizzandolo, e’ stato questo che ha finito per discreditare e travolgere l’intero sistema.

Il governo tecnico non e’ il rimedio, ma il sintomo più significativo del disastro della ormai conclamata incapacità della politica di affrontare il vero problema italiano, che non e’ costituito soltanto dalle poche entrate tributarie (nonostante l’altissima pressione fiscale) o dalla massiccia evasione ma, soprattutto, dalla disistima e dal disprezzo per i pubblici amministratori, per il loro modo irresponsabile di sperperare il denaro, per la loro incapacità di guardare lontano e di guidare il risanamento della spesa pubblica proponendo un disegno organico e credibile.

Il governo Monti sta dimostrando che non e’ capace di puntare i piedi per potere far approvare tutte le riforme che l’Italia attende da anni e di cui ha disperatamente bisogno. Le prospettive per l’Italia sono apocalittiche, soltanto un ritorno della grande politica potrà salvarla. La soluzione sta in un partito dove siano rappresentate tutte le forze produttive (imprenditori e loro collaboratori) che abbia obiettivi chiari di risanamento generale dello Stato italiano: finanziario e morale. Un partito che finalmente possa cambiare l’architettura dello Stato per rendere piu’ efficiente il suo gigantesco apparato burocratico che e’ il vero cancro  di cui e’ ammalata l’Italia.

In momenti di grave crisi, come quella in atto, vediamo che non c’e’ un organo dello Stato in grado di assumere decisioni. Bisogna battere tutte le politiche corporative e consociative delle quali, in fondo, il governo Monti e’ la massima espressione. Non abbandono della politica, dunque, ma ritorno rafforzando l’impegno civile. Dovremo essere in grado di trovare candidati onesti, con idee e che si impegnino a lavorare seriamente, esclusivamente per raggiungere l’interesse generale del Paese. Dovremo partecipare e scegliere una maggioranza capace di progetti seri e che abbia un disegno convincente per la stragrande maggioranza degli italiani. Scopriremo senz’altro che di Italia ce ne saranno due, con aspirazioni e progetti diversi e divergenti: questo e’ il sale della democrazia. L’importante e’ chi governa governi e l’opposizione faccia critica severa ma costruttiva e non demonizzi l’avversario. Questo sistema, come abbiamo visto, ha fatto morire la politica e per farla risorgere occorre che le forze in campo agiscano con la massima responsabilità. Chi verrà eletto, oltre ad essere preparato ed onesto, dovrà agire esclusivamente per il bene dell’Italia e non farsi gli interessi personali.

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