Dopo Bossi, alleanza per il Nord – di Marco Zacchera

Le indagini che hanno scosso la Lega Nord devono imporre una riflessione serena a tutte le persone che lavorano ed operano nel Nord Italia, perché il rischio è di travolgere con queste inchieste giudiziarie non già singole persone della Lega, che se non hanno fatto il loro dovere vanno perseguite in modo imparziale, ma l’idea stessa delle problematiche legate alla più importante area produttiva del Paese.

La Lega mi è sempre stata antipatica per certe esteriorità (dall’ampolla dell’acqua del Po a certe espressioni e slogan esagerati), ma va dato atto che i leghisti hanno saputo interpretare soprattutto negli anni ’90 il progressivo sconcerto che colpisce tutte le persone di buona volontà – e credo non solo nel Nord – davanti ad una quantità di sprechi, assurdità, distorsioni burocratiche, ritardi e pesantezze che aggravano la crisi italiana ed hanno indubbiamente nei centri di potere di Roma la loro massima espressione. Ma se si appanna la figura di Bossi non è che questi problemi scompaiano, anzi, rischiano di non aver più un riferimento politico e quindi di aggravarsi ancora di più.

La critica che da tempo faccio alla Lega è di non essere stata capace (e non certo solo per colpa sua: abbiamo forse ancora più responsabilità noi del PDL, troppe volte condizionati da una “massa critica” di tanti deputati del Sud) di far mettere in pratica certe decisioni strutturali, legislative, burocratiche che avrebbero potuto segnare in questi anni un progresso concreto per le regioni del Nord.

A me non interessa insomma la “secessione” o la “Padania”, ma che il Nord non debba pagare per gli altri in modo esasperato, non debba rallentare la ripresa per i pesi morti che gli si caricano addosso, per una macchina burocratica nazionale obsoleta e perché – in definitiva – troppe cose vengono tuttora decise fuori dai territori di logica competenza.

Da sempre credo in un federalismo “vero” e invece non si va avanti su questa strada. I comuni che vengono spogliati non solo di soldi ma soprattutto di competenze, dove un sindaco non può prendere sotto la propria responsabilità neppure la decisione di allontanare un indesiderato, licenziare un nullafacente, imporre o togliere un tributo locale, crea assurdità e distorsioni.

“Federalismo” è accorciare la catena decisionale, invece la si allunga; è poter decidere di spendere con concretezza e velocità i soldi della propria comunità per un lavoro pubblico, mentre il groviglio inestricabile delle procedure moltiplica i controlli ma soprattutto l’esasperazione della gente per i ritardi, i ricorsi, gli stop, i costi stessi di ogni servizio.

Ecco perché credo che tutte le persone, i partiti ed i movimenti che operano al Nord, devono avere il senso di responsabilità di parlarsi tra di loro e pretendere sul piano politico una vera autonomia decisionale. Guardiamo alla sostanza e non alla forma, ai risultati e non solo alla procedura, alle travi e non alle pagliuzze. Anche questo è o potrebbe essere il “dopo Bossi” e in questo progetto la Lega Nord resterà un tassello fondamentale se avrà il coraggio di non puntare solo ad un traguardo elettorale e alla esteriorità, ma a far crescere un reale cambiamento, un federalismo che non sembra prendere forza.

Diciamocelo con onestà: il risultato, dopo 20 anni che se ne parla, è stato ben poco rispetto alle speranze di partenza, la gente è più furente di prima ed abbiamo perso tempi straordinariamente favorevoli per passare dalle parole ai fatti. Chi al Nord saprà comprendere queste emergenze ed applicarle nel concreto raccoglierà grandi successi anziché confinare nell’area del “non voto” cittadini esasperati, disorientati e furenti. PdL: se ci sei, batti un colpo!

*già deputato PdL, sindaco di Verbania

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