Domino’s pizza punta all’Italia – di Roberto Zanni

D’accordo che la pizza è diventata forse l’unico prodotto gastronomico senza confini. C’è ovunque, in ogni angolo del continente, ma le origini, almeno quelle, sono soltanto italiane. Le prime attestazioni scritte della parola ‘pizza’ risalgono al latino volgare di Gaeta del 997. Un documento scritto su pergamena d’agnello, datato 31 gennaio 1021 che riguardava la locazione di alcuni terreni, conservato presso la biblioteca della diocesi di Sulmona-Valva, presenta invece la parola ‘pizza’ ripetuta due volte. Ma prima che venisse riportato il nome attuale, nell’antichità focacce schiacciate, lievitate e no, erano diffuse tra gli egizi, i greci e i romani. Ma la pizza è un piatto tipicamente italiano, originario della nostra gastronomia.

Poi c’è la ‘Margherita’, tipica pizza napoletana con pomodoro, mozzarella, basilico fresco, sale e olio. La tradizione vuole che per onorare la regina d’Italia, Margherita di Savoia, nel giugno del 1889, il cuoco Raffaele Esposito della pizzeria Brandi, creò appunto la ‘Margherita’ con il tricolore formato dai tre ingredienti principali. E anche se poi per alcuni si tratta di un falso storico, quel tipo di pizza infatti sarebbe già stato conosciuto, e mangiato, ben prima del 1889, nessuno può togliere la paternità italiana a una specialità che poi ha conquistato il mondo. E il Paese dove la pizza ha ottenuto, e continua ad ottenere, il successo più grande, sono sicuramente gli Stati Uniti dove il tipico prodotto della gastronomia nostrana è diventato un piatto nazionale.

Migliaia sono le pizzerie, in ogni angolo degli States, diverse sono le catene di pizzerie che fatturano milioni di dollari. Insomma un business senza eguali. Uno dei nomi più conosciuti è senza dubbio Domino’s, catena che ormai ha oltre mezzo secolo di vita, che il suo ideatore, Tom Monaghan, inventò dal nulla con 900 dollari, presi a prestito, quando era studente, assieme al fratello che poi, subito dopo si stancò e gli cedette la sua parte.

Mr. Monaghan nel 1998 cedette la sua catena, ma per un miliardo di dollari. Ecco cosa possono fare le pizzerie in America. Oggi Domino’s vuol dire 5.000 punti vendita negli States e 6.000 in tutto il resto del mondo. Un successo stile pizza, globale insomma. Ma Domino’s adesso ha un’altra idea: andare a conquistare quella parte del mondo dove la pizza è stata inventata. Sì, potrebbe sembrare un affronto o un autogol, ma la pizza americana è pronta a sbarcare in Italia. L’idea è di Patrick Doyle, il presidente esecutivo della Domino’s, che a caccia di nuovi mercati ha pensato che poteva essere una bella trovata andare in casa di chi la pizza l’ha inventata. Ma se la strada per conquistare l’Italia per molti appare ardua, Mr. Doyle invece ci crede perchè Domino’s ha il suo asso nella manica.

"Certo, in Italia c’è tanta pizza – ha detto – ma quello che manca è il servizio a domicilio". Cosa che invece negli USA è praticamente un obbligo. Domino’s, dopo anni in cui i propri prodotti avevano la reputazione di essere molto generici e industrializzati, adesso si è creata una nuova immagine, grazie a una campagna pubblicitaria partita nel 2009 che riconosceva i propri difetti, tutti, dalla pizza al servizio. Così dopo l’ammissione di colpa sono arrivate le nuove ricette e dopo anni di declino nelle vendite, l’andamento è tornato a essere positivo. Adesso, dopo essersi ricostruito il look, ha lanciato anche i nuovi store nei quali viene messo in risalto il processo che porta alla realizzazione della pizza. Così questo grande ritorno, ha fatto sì che anche gli analisti di Wall Street prevedano per Domino’s e altri grandi gruppi, come Papa John’s, la possibilità di conquistarsi altre fette di mercato, inglobando le pizzerie indipendenti e le piccole catene, grazie soprattutto ai grandi budget pubblicitari e alle più sofisticate piattaforme di ordinazione online. E in questa continua crescita, ecco spuntare l’Italia.

"Ci stiamo guardando – ha ribadito Patrick Doyle – e il motivo per cui non siamo ancora sbarcati in un altro grande mercato, come quello argentino, è proprio perché lì, come etnia c’è molta Italia. Ma la pizza è un prodotto che si adatta, in maniera incredibile, ai gusti più differenti. Così che in Asia c’è una notevole varietà di frutti di mare e pesce in generale che viene abbinato alla pizza, mentre nell’America Latina è molto più simile agli Stati Uniti, ma se invece ci spostiamo in Francia, la quattro formaggi è incredibile".

A questo punto manca solo l’Italia: ma riuscirà la pizza americana a conquistare il Paese della pizza? Qualche dubbio c’è, anche se il servizio a domicilio potrebbe davvero fare la differenza a scapito della qualità: nel mondo in cui viviamo il ‘gusto’ della comodità non ha rivali.

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