Domenica di elezioni in Argentina, Tunisia e Svizzera – di Carlo Di Stanislao

Pionieri dell’ondata di proteste contro i regimi autocratici nell’Africa del Nord e in Medio Oriente, i tunisini hanno votato con un’affluenza superiore al 90%, nove mesi dopo la destituzione di Zine Al-Abidine Ben Alì e gli islamici sono i favoriti del voto, che serve a eleggere una assemblea costituente incaricata di designare un governo provvisorio e fissare la data delle elezioni parlamentari e presidenziali.

Immagini-tipo di queste elezioni sono il dito tinto di inchiostro per la impronta digitale e le molte bandierine nazionali sventolate da chi è in coda. Tante le donne andate a votare, almeno una su tre elettori e nessuna segnalazione di incidenti.
 
Da Sidi Buzid il sociologo italiano Fabio Merone, che assiste la missione degli osservatori italiani, conferma che è una festa. Le rivalità politiche sembrano messe tra parentesi dalla soddisfazione del momento. Non si sentono neanche più lamentele sulla enorme quantità di sigle, nonostante la scheda lenzuolo che contiene, in media, 80 simboli.
 
I seggi saranno assegnati nelle 25 circoscrizioni, non si prevedono exit poll ma i partiti assicurano che a notte avranno già un’idea. Il favorito è il leader del partito islamico Ennhada, ma si attendono buone performance per i partiti laici come il Pdp, formazione di centro, il cui segretario è una donna, Maya Jrbi e la coalizione del Forum democratico, anche essa rappresentata da una donna: Jamia Khmmarti, ex direttrice della biblioteca nazionale.
 
Ed una donna, Cristina Fernandez, ha stravinto in Argentina, con un secco 54,3%, riconfermandosi alla guida di quel Paese. Un risultato annunciato dalle primarie del 14 agosto scorso, che addirittura vede accrescere le preferenze per il partito della Kirchner, Frente para la Victoria, di quasi 5 punti rispetto ad agosto, dove la percentuale si attestava a circa il 50,7%.
 
Ma non sono mancate le sorprese, perché il Frente Amplio Progresista di Hermes Binner, quinto alle primarie, è secondo, con il 13% delle preferenze e  ciò vuol dire che la popolazione si è espressa verso le proposte avanzate dai partiti di sinistra. Grandi sconfitti sono i Peronisti di destra e i Radicalisti di centro-destra, questi ultimi raccoglierebbero appena il 9 %, ovvero meno punti ancora rispetto alle primarie.
 
La bellissima e molto comunicativa Cristina, avvocato, laureata in Scienze Giuridiche e Sociali, è in politica dagli anni della’università, militando nel partito Frente de Agrupaciones Eva Perón (FAEP). Nell’ottobre del 1974, conosce il suo compagno di vita, Néstor Kirchner, con il quale si sposa nel 1975 e da cui ha due figli. Lascia la politica negli anni bui della dittatura per tornare a partecipare attivamente con il ritorno della democrazia a fianco del marito. La Fernandez viene considerata di destra e conservatrice, ma va qui ricordato che tale definizione è alquanto superficiale e molto, troppo stretta. Il suo partito (nato dalla scissione del peronismo di sinistra) sta entrando nell’Internazionale Socialista, nel Fronte per la Vittoria ci sono pezzi socialisti, radicali, comunisti, trotzkisti, la sua azione di governo è in netta contrapposizione a quella neoliberale di Menem, e a livello internazionale s’identifica nel progressismo latino-americano di Bachelet, Lula, persino Fidel Castro (a Cuba furono proclamati tre giorni di lutto nazionale per la morte del marito).
 
Ma al di là di destra e sinistra, a me la gran parte delle politiche socialiste-keynesiane (lotta alle lobby, intervento dello stato nell’economia per aumentare e stabilizzare l’occupazione, gestione dei fondi pensionistici, uguaglianza tra ricchi e poveri, difesa dei diritti umani e civili, tutela sanitaria estesa) adottate dalla Kirchner sembrano positive in un momento storico-economico come quello attuale, quindi se fossero "di destra" e per questo decidesse di adottarle anche il nostro governo sarei contento. 
 
La più grossa critica che le si può muovere è quella di rallentare i processi relativi ai crimini della dittatura, poi ci sono le ombre della corruzione e l’eccessivo dirigismo, questioni che si allontanano dalla collocazione politica e sulle quali spero sarà fatta chiarezza.
 
Infine, sempre ieri, elezioni federali in Svizzera per eleggere la "Camera Bassa", con stravittoria di  Lega dei Ticinesi e UDC: un voto contro l’Europa e contro i frontalieri, con alcuni partiti (Partito Popolare Democratico) che restano fermi ed altri (i Socialisti), che perdono seggi. La stessa UDC si consolida ma non stravince, mentre la grande sorpresa è rappresentata dal Partito Verde Liberale nato solo nel 2007 con il preciso scopo di coniugare obiettivi ecologici ad esigenze dell’economia.
 
Altro importante risultato è quello del Partito Borghese Democratico, un partito di destra fondato nel 2008, costola dell’UDC ma con una maggiore apertura di fronte ai grandi temi sociali ed ambientali in atto.
 
In conclusione, la Svizzera mantiene inalterata la sua storia di reale democrazia del popolo con elezioni che potrebbero entrare nei trattati di politica internazionale.
 
Insomma, a ben vedere, la destra populista frena in Svizzera, mentre i grandi sconfitti sono i radical-liberali, che si ritrovano con 4 seggi in meno. Alla vigilia ci si aspettava un exploit della destra con le sue politiche conservatrici e la lotta all’immigrazione, ma non è andata proprio così. Secondo la più parte dei commentatori a trionfare in Svizzera è la moderazione del centro, confermando il modello elvetico del sistema consociativo.
 
Chi ha sofferto molto, secondo gli esperti, sono stati i Verdi: quattro anni fa ottennero un grande risultato, ieri i risultati li hanno riportati alla realtà. Dai 20 a 13 seggi. In sostanza i Verdi hanno pagato la generale perdita di appeal dell’elettorato nei confronti della sinistra. Ma anche l’arrivo dei Verdi liberali, che sono riusciti a trovare le giuste strategie di marketing elettorale per vendersi bene. In Ticino, dove i Verdi hanno scelto la via del centro e l’autonomia, c’è stato un certo avanzamento, che però non ha portato a risultati concreti.

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