Dell’Utri, scontro PdL-Pm. Berlusconi: 19 anni di sofferenze

montecatini silvio berlusconi

Continuano a suscitare polemiche, nel centrodestra, le critiche sferrate da giudici antimafia di primo piano alla decisione della Cassazione che ha riaperto il processo d’appello per il senatore Marcello Dell’Utri dopo il requiem, intonato dal Pg della Suprema Corte Francesco Iacoviello, al concorso esterno in associazione mafiosa. Il segretario del Pdl Angelino Alfano è, infatti, sceso in campo contro "i commenti violenti espressi dal partito della magistratura", e l’ex premier Silvio Berlusconi ha parlato della vicenda giudiziaria di Dell’Utri come di "diciannove anni di gogna e sofferenze, una cosa incredibile". Intanto si registra una convergenza tra il Presidente del Senato Renato Schifani e il responsabile delle riforme del Pd, Luciano Violante: ritengono sia ora di ridefinire il concorso esterno. Per il sindacato delle toghe, che sta rinnovando il gruppo dirigente, parla Cosimo Ferri il giudice piú votato dell’Anm.

Da Udine, intervenendo a una assemblea regionale del suo partito, Alfano ha detto di aver letto "commenti violenti sulla sentenza Dell’Utri da parte del partito della magistratura. Quando le sentenze erano di loro gradimento, dicevano che le sentenze non si commentano". "La magistratura è divisa in partiti che per eufemismo si chiamano correnti; correnti che fanno congressi e che hanno iscritti", ha incalzato il segretario del Pdl rammaricato di "aver letto sui giornali dichiarazioni in cui si chiede di cancellare quella sentenza". A distanza, gli ha replicato il Procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia – in primo grado ha imbastito il processo a Dell’Utri – spiegando che "non c’‚ alcun partito dei giudici ma solo la necessità di uscire dalle sterili polemiche politiche gridate". "Nessuno puó cancellare le sentenze. Tutti i provvedimenti giudiziari – ha proseguito Ingroia – possono e devono essere soggetti a critiche che sono legittime quando sono argomentate. Non si puó dire la stessa cosa con gli insulti e gli attacchi sguaiati che spesso vengono rivolti ai magistrati della pubblica accusa. Occorre un confronto civile nel rispetto di tutti e di ciascuno".

Ma c’è anche chi cerca di spegnere il fuoco proponendo di mettere i paletti al concorso esterno per evitare processi inutili. E’ il caso di Schifani che rileva come questo reato, tuttora, "non è iscritto nel codice" e pertanto, se il Parlamento ne fissasse i cardini, "si farebbe un grande passo in avanti". Della stessa idea è Violante: a suo avviso, il concorso esterno "esiste", ma il pg Iacoviello "ha ragione nella sua richiesta: bisogna stabilire con chiarezza quali comportamenti, quando tenuti da chi non associato alla mafia costituiscono un contributo all’organizzazione mafiosa. Ma questa chiarezza spetta al governo e al Parlamento".

Al centrodestra, non e’ piaciuta nemmeno l’intervista del Procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli che ha auspicato le sanzioni del Csm per quei giudici che, come avrebbe fatto a suo avviso Iacoviello, usano "toni sprezzanti" verso il lavoro dei colleghi. Per Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo del pdl al Senato, "riaffiora evidentemente la tentazione di considerare il Consiglio superiore della magistratura non organo di autogoverno ma camera di compensazione politica nella quale tutelare gli ‘allineati’ anche a fronte di comportamenti scorretti e punire gli ‘eretici’ che osano interpretare il proprio ruolo seguendo la legge e la Costituzione".
Nella querelle prende posizione anche Cosimo Ferri, il leader di Magistratura Indipendente, che ha ottenuto piú voti nell’elezione al nuovo ‘parlamentino’ delle toghe. "Noi magistrati – ha detto Ferri invitando i suoi colleghi a smorzare i toni – dobbiamo essere i primi a credere nell’indipendenza e nell’autonomia dei giudici e a ricordare che questi principi valgono anche per il pm in udienza, anche quando si tratta di un rappresentante della Procura della Cassazione. Devono cessare gli attacchi frontali rivolti alla Cassazione e al pg della Corte, anche perchè nessuno conosce ancora le motivazioni della decisione su Dell’Utri".

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