Debito pubblico: dove si andrà a parare? – di Rocco Boccadamo

Com’è noto, secondo le ultime statistiche ufficiali, il debito pubblico italiano è attestato sulla cifra di 1905 miliardi, corrispondenti a circa 3.689.000 miliardi delle vecchie lire. Si pensi, il sottoscritto serba ancora vivo il ricordo del momento in cui, intorno al 1980, la medesima risultanza arrivò a toccare la soglia di 1.000.000 di miliardi della cessata valuta, suscitando molti clamori e fiumi di commenti. L’attuale esposizione corrisponde a oltre il 120% del prodotto interno lordo e, ragguagliandola alla popolazione del nostro Paese, sarebbe come dire che sul capo di ogni cittadino gravi pressappoco un fardello di 31.750 euro. Da notare che, su questo autentico «baratro», corrono ovviamente gli interessi e, di conseguenza, già con l’effetto capitalizzazione, viene quotidianamente a determinarsi una sensibile lievitazione.

Eppure, alla presenza di siffatto dato che caratterizza i conti dello Stato, si parla, si discute, è vero, ma, in fondo, non sembra che montino concrete maree di preoccupazione, né, tantomeno, che ci si stracci le vesti. Si crede forse che qualche grazia divina metterà le cose a posto? Purtroppo, la vera pesante palla al piede dell’Italia è rappresentata proprio dal debito pubblico. Il guaio è che non si discerne minimamente attraverso quali strumenti porvi rimedio, neanche proiettando e diluendo la soluzione del problema nell’arco dei decenni a venire.

Per la verità, un percorso esisterebbe: visto che si va da sempre affermando che lungo lo Stivale si ergono autentiche montagne d’evasione e/o elusione fiscale (redditi non dichiarati per svariate centinaia di miliardi e, in correlazione, minori imposte riscosse dallo Stato per almeno 100/150 miliardi annui), perché, una volta per tutte, non si focalizza seriamente e implacabilmente l’attenzione su questa faccenda? In proposito, una piccola idea: dal momento che intratteniamo cordiali e amichevoli rapporti con gli U.S.A. ed essendo risaputo che in tale Paese le tasse sono pagate da tutti e su qualsiasi reddito, perché non ricorriamo alla collaborazione delle Autorità americane, facendoci addirittura aiutare a organizzare e a mettere a regime un’efficiente macchina fiscale? Credo che basti volerlo, però volerlo seriamente.

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