De Palma (MAIE): Appello alla Farnesina, salvate la Casa d’Italia di Lucerna

Mi appello a tutti coloro abbiano il potere per dare all’emigrazione italiana in Svizzera il giusto valore e il giusto merito

Chissà quante gocce di sudore, sacrificio e speranza è costata questa struttura, un altro dei pezzi del mosaico storico italiano venduto come se fosse un oggetto inutile di cui volersi liberare per pochi spiccioli.

Questa volta è il turno della Casa d’Italia di Lucerna, la sua storia è molto affascinante ma altrettanto triste, come quella di molte altre già vendute nel recente passato dai governi di sinistra.

Astuta ma totalmente sterile l’interrogazione parlamentare dell’onorevole Tacconi (Pd) quando a governare era lo stesso Partito Democratico, è servita solo a congelare l’infelice decisione di vendere la struttura, un semplice spostamento di data che scade il prossimo 8 ottobre, ma non frutto malato di questo Governo.

Emigranti soprattutto veneti, ma anche valtellinesi e bergamaschi, tutti contribuirono nell’acquistare la struttura con i loro risparmi, italiani che sentirono il bisogno di un punto di ritrovo e di un asilo nido dove far crescere i propri figli uniti dalla lingua, dalla cultura e dalle tradizioni del nostro Paese, veri patrioti dell’epoca.

Italiani all’estero che decisero di spendere i loro pochi averi per dare ai loro figli un luogo dove sentirsi a casa, quella casa lontana mai dimenticata, sicuramente un grande sacrificio considerate le condizioni di vita all’epoca, un gesto esemplare per cui tutti possiamo sentirci gratificati e orgogliosi, non necessariamente ricchi.

Gli italiani stessi vollero donarla allo Stato, lo Stato la venderà il prossimo 8 ottobre, come deciso dal precedente Governo Gentiloni e pubblicato sul sito ufficiale del Consolato generale di Zurigo solo il 3 settembre; non è proprio un gesto da potersi definire elegante, questione di mancanza di rispetto e considerazione inqualificabili.

L’asta si terrà molto presto e l’intenzione è quella di vendere la struttura a qualsiasi cifra, visto che il prezzo di partenza è solo orientativo e che la Casa degli emigrati sarà venduta al miglior offerente comunque, un sorso d’aceto per chi è un loro diretto discendente ma anche per tutti i veneti e lombardi, per gli emigrati tutti che in ogni parte del mondo hanno assistito alla distruzione della rete consolare e del sistema Italia, inermi e ammutoliti, come se tutti noi emigrati, ambasciatori del made in Italy, fossimo attori in bianco e nero del vecchio cinema muto.

L’ultimo appello, per i tempi stretti, lo rivolgo al più alto grado del MAECI, Ministro Enzo Moavero Milanesi, l’unica autorità che può evitare di mettere all’asta la nostra storia, andando forse contro il volere di qualcuno, ma non andando certamente contro la speranza dei tantissimi italiani che da ieri ad oggi e spero anche domani potranno frequentare questo baluardo della nostra identità nazionale all’estero.

Inutili sono stati i tentativi di proporre un progetto alternativo alla vendita, anni fa si provò anche questa strada, avendolo guardato posso assicurare che il progetto andava sicuramente preso in considerazione, ma non è mai troppo tardi. Se solo si fermasse questa macabra conclusione del nostro glorioso passato, in programma il prossimo 8 ottobre alle ore 10, la stessa struttura potrebbe tornare ad essere un centro della lingua e della cultura italiana, molto importante in Svizzera, unico Paese ad aver adottato la nostra lingua tra quelle nazionali.

Mi appello a tutti coloro abbiano il potere per dare all’emigrazione italiana in Svizzera il giusto valore e il giusto merito, non congelando nuovamente la data della vendita dell’immobile, che comunque sarebbe un grande sollievo ricevere, ma cercando soluzioni alternative moralmente accettabili e utili alla diffusione della nostra lingua e della cultura italiana oltre i confini nazionali.

Ringrazio il sig, Rocco De Luca per le informazioni e per tutti i chiarimenti da lui ricevuti per comprendere molti aspetti di questa a dir poco triste pagina della storia dell’emigrazione italiana in Svizzera.