Dallo Stivale alle Americhe: cari italiani all’estero, grazie! – di Mirko Crocoli

“Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa… e la vedeva. E’ una cosa difficile da capire. Voglio dire… Ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio e emigranti, e gente strana, e noi… Eppure c’era sempre uno, uno solo, uno che per primo… la vedeva. Magari era li che stava mangiando, o passeggiando, semplicemente, sul ponte… magari era li che si stava aggiustando i pantaloni… alzava la testa un attimo, buttava fuori un occhio verso il mare…e la vedeva. Allora si inginocchiava, li dov’era, gli partiva il cuore, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti e gridava: l’America”.

Alessandro Baricco ce lo racconta così nel suo monologo Novecento, che è stato poi  fonte d’ispirazione per Giuseppe Tornatore nel capolavoro “La leggenda del pianista sull’oceano”. Quel grido; l’AMERICA… è l’essenza vera del XX Secolo. In quei piroscafi ce ne saranno stati mille, come dice l’autore, ma nelle tante traversate d’inizio secolo sono milioni gli italiani trasferitisi al di là dell’Atlantico. Speranza, desiderio di rivincita, voglia di rimettersi in gioco e soprattutto il sogno americano. Questa la grande forza che ha spinto i nostri tenaci connazionali ad affrontare la lunga avventura nella “terra promessa”.

Possibile solo immaginare cosa ha dovuto provare quella povera gente, all’arrivo nell’isolotto di Ellis Island, dopo settimane di viaggio in mare e in situazioni igieniche talvolta al limite della sopportazione. Ma alla vista di quella lunga mano tesa e di quella fiaccola della Libertà tutta la sofferenza, come per magia, svaniva per dare ampio spazio all’euforia; all’emozione pura.

Non solo New York, Boston o Baltimora, nei decenni successivi, appena terminato il secondo conflitto, anche e soprattutto Centro e Sud America; Argentina, Brasile e terre a noi lontane. Provenienti principalmente dalle regioni meridionali della Penisola, i nostri si sono spesso organizzati in quartieri interamente popolati da italiani.

Nella “grande mela”, uno dei più conosciuti è Little Italy  (la piccola Italia), sito nell’isola di Manhattan, che ha dato i natali a personaggi del mondo della cultura, della società civile, e perfino del cinema, consacrando quella superba genialità che caratterizza, da sempre l’uomo “Italicus”.

Tra questi, gente che ha fatto letteralmente la storia del “nuovo mondo”; come i Sinatra, come i De Niro, come i Pacino, come i Ciccone, come i Cuomo, come i Giuliani,  i Coppola, i La Guardia e perfino – nel male – come Capone, Lucania (Luciano) e molti altri.

Le Americhe come le conosciamo oggi sono un po’ figlie di quel fenomeno che è stato parte integrante del secolo scorso, poiché molte di quelle famiglie, formatesi dalla grande emigrazione di massa, ne costituiscono l’attuale tessuto sociale, economico, politico ed imprenditoriale.

Orgoglio da vendere dunque… ed Ellis Island così come gli altri punti d’arrivo non sono soltanto un luogo geografico importante per i primi decenni del 900, e per la storia dell’emigrazione europea, sono altresì essenziali come "status" e come emblema di un’epoca nuova che – lentamente – dava segnali di cambiamento e forma alla grande nazione, che negli anni a seguire ha dominato il Mondo.

Ovunque voi siate cari italiani, sappiate che il vostro Paese vi sarà sempre grato per tutto quello che avete fatto, per come siete riusciti a vincere la grande sfida e per aver esportato il nostro sapere e la nostra straordinaria creatività che ci contraddistingue da millenni. Grazie!

NESSUN COMMENTO

Comments