Dalle Bocche di Leone alla caccia all’Untore – di Roberto Pepe

Nella Serenissima Repubblica di Venezia le “Boche de Leon” erano dei contenitori con, appunto, l’apertura scolpita a forma di bocca di leone, sparse per la città ed all’interno del Palazzo Ducale, destinate a raccogliere le denunce segrete destinate ai Magistrati. Le accuse (bestemmia, immoralità, evasioni fiscali…), pur essendo segrete, non potevano essere anonime e dovevano citare almeno due testimoni, altrimenti venivano bruciate dai giudici, a meno che non riferissero di casi di speciale gravità (tradimento e cospirazione contro lo Stato), nel qual caso le magistrature avevano l’obbligo di effettuare un ulteriore approfondimento per procedere con pedinamenti e carcerazione preventiva.

C’è da dire che tutto questo fu attuato a seguito di un tentativo di colpo di Stato nel 1310 da parte di Baiamonte Tiepolo, a seguito del quale fu anche vietato di andare a cavallo per la città! Fu insomma una vera e propria azione di difesa nazionale, tendente a scovare rivoltosi o quantomeno a rallentarne le eventuali operazioni sovversive! Una cosa è certa: non c’era un premio in denaro per il  “delatore”, in quanto si reputava che questo agisse per il bene comune, eseguendo un proprio dovere.

Il premio in denaro offerto attualmente a chi denunci una malefatta altrui è un concetto altamente mortificante nello Stato di Diritto, in quanto è come se lo Stato ammettesse di essere incapace a garantire, in un tempo normale di vita civile (e non di guerra) la sicurezza, la giustizia, l’equità sociale.

Questo clima di sospetto obbrobrioso, questi ricorrenti blitz polizieschi nell’ambito della quotidianità, questo rendere un cittadino spia-traditore di un altro, addirittura premiandolo, creando l’atmosfera da bounty killer del far west o da commissario del popolo del palazzo, è un atto semplicemente mostruoso.  Questa è una a-civiltà tribale dove si premia l’eroe che fa il proprio lavoro onestamente, si creano i mostri da sbattere in prima pagina, quasi per liberarsi delle proprie angosce,  mentre la giustizia quotidiana è garantita da “Le iene”, “L’Indignato speciale”, “Il Gabibbo”, “Reporter”…  In questo marasma confusionale, lo Stato non paga mai secondo le regole pattuite, mentre il cittadino è vessato e deriso da alcuni Enti “privati” (partecipate, municipalizzate: S.p.A. per la legge, ma con politici a capo con doppio o triplo incarico) che si sostituiscono all’autorità dello Stato su sua espressa volontà! Il tutto avviene in uno Stato dove il politico riesce vergognosamente a garantirsi dei privilegi abnormi ed incommensurabili in termini di stipendi, benefits, compensi, intrallazzi in acquisti immobiliari, accaparramenti di nomine presso Enti terzi, senza mai risponderne direttamente.

Questo è lo Stato-scaricabarile che utilizza la tecnica del colpevolizzare in generale  la “gente”, in modo da far sì che il popolo si morda da solo, inveendo contro se stesso  in una caccia medioevale delle streghe o degli Untori.

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