Dall’Argentina all’Italia, una campagna elettorale paradossale – di Pietro Mariano Benni

In Italia Beppe Grillo candida Antonio Di Pietro, investito da ogni genere di critiche dopo la puntata del programma televisivo “Report” dedicata alla gestione amministrativa del suo partito, alla presidenza della Repubblica. In Argentina il Pdl fa di meglio, scegliendo come candidata del Pdl al Parlamento italiano per una delle più importanti circoscrizioni estere, Iliana Calabrò, cantante e soubrette di 46 anni nota anche per aver ottenuto un disco d’oro con “Iliana, la morocha Argentina”. Morocha sta pressappoco per “brunetta”, forse anche brunona, morettona. Sul suo blog Grillo ha cantato le lodi di Di Pietro, definendolo prima di tutto “un uomo onesto” e l’unico che con il suo partito si sia davvero opposto per primo e per sempre al berlusconismo. Su Twitter, per la candidata argentina hanno già scritto tra l’altro: "Iliana Calabro candidata a diputada en Italia, y yo que pensé que había visto todo…". "Enserio algún italiano puede votar a Iliana Calabro?"; "Iliana Calabro candidata a diputada en Italia… Que paises generosos…". Chiunque pensava di aver visto tutto e riteneva che l’Italia fosse un paese generoso probabilmente si sbagliava. Approvata bene o male la legge anticorruzione – certamente bisognosa di cospicue integrazioni sull’incandidabilità dei condannati, sul reato di falso in bilancio e qualche altro significativo vizio della politica – in questi giorni si è anche trovato a quanto pare un accordo sulla legge di stabilità, già nota come finanziaria. Passi avanti di non poco conto soprattutto se si considera che già infuria una campagna elettorale precoce e per lo più sgradevole, caratterizzata da: ripetute e poco comprensibili dichiarazioni del cavaliere di Arcore, volato intanto in Kenya dal suo amico Briatore; la lunga attesa delle già litigiose primarie di Pd e Pdl; la ricerca di date certe per le elezioni regionali in Lombardia, Lazio e Molise (amministrazioni travolte da scandali di varia portata); e varie altre sgradevolezze tra cui spicca l’iniziativa della Fiat-Marchionne di acuire lo scontro con i sindacati e il governo.

Intanto continua ad essere tuttora poco chiaro il percorso della indispensabile nuova legge elettorale che dovrebbe almeno rasare le setole più ispide del “porcellum” con cui è stato eletto l’attuale impresentabile Parlamento. A candidare Iliana Calabrò per il 2013 è stato il senatore Esteban Juan Caselli, detto Cacho, giunto nel 2008 a Palazzo Madama, come senatore del Pdl, con 48.00 preferenze, in rappresentanza di alcuni milioni di italiani presenti in America Latina. “Su di lui pesa però l’inchiesta della Procura di Roma – scrive il quotidiano “La Repubblica” – sui presunti brogli elettorali, con al centro migliaia di schede di dubbia provenienza, attribuite tutte alla stessa mano”, che per di più, secondo le ipotesi dell’accusa, sarebbero state manipolate con la complicità di un diplomatico italiano. Al confronto, l’iniziativa di Grillo nel candidare Di Pietro, pur condannata dai più, appare per lo meno una meritoria provocazione su cui sarebbe opportuno riflettere invece che scandalizzarsi come in tanti stanno facendo, soprattutto dopo che lo stesso Di Pietro ha risposto con simpatia a Grillo. Senza voler ricavare alcuna morale semplicistica dalla contrapposizione delle due a dir poco improbabili candidature – sia quella argentina sia quella domestica – il modo in cui sembrano annunciarsi ovunque nel mondo le prossime elezioni italiane può fare un po’ paura. Se non si giunge presto a una sana legge elettorale capace di contenere almeno i danni, si rischia davvero che anche il nuovo Parlamento e il prossimo presidente della Repubblica (da quel Parlamento eletto) siano frutto di una farsa anche più amara di quella che il paese sta vivendo. E poi c’è chi si permette di condannare a priori l’ipotesi di un Monti-bis o di un Quirinale affidato allo stesso Monti o a Romano Prodi!

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