Dal golpe ai matrimoni gay, questa Europa non ci piace – di Andrea Lorusso

Pochi giorno fa il leader del Popolo della Libertà Angelino Alfano ci mise in guardia rispetto ad una sinistra troppo permissiva, specie sull’aberrazione dei principi cardine della nostra Repubblica. Soprattutto ci ricordò come lo zapaterismo stesse portando un vento in Italia improntato al disfacimento dei diritti naturali e tra le altre cose, al riconoscimento dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Le opposizioni bollarono queste esternazioni come estemporanee e fuori contesto volte a creare sterili polemiche.

Eppure è di oggi la notizia che il Parlamento Europeo con 342 voti a favore e 322 contrari ha approvato il rapporto del deputato liberale Sophie In’t Veld ove è prevista l’impossibilità per i Governi Europei di dare “definizioni restrittive di famiglia” e soprattutto sancisce il mutuo riconoscimento per la regolamentazione delle relazioni personali.

In poche parole come per le merci o per le regole finanziarie attuate in un Paese Membro della UE devono poi essere riconosciute valide le Nozze Gay in tutti gli Stati aderenti a Strasburgo.

Abbiamo permesso che ci imponessero una moneta unica con un cambio penalizzante nei confronti della lira, poi che ci dicessero come pescare o cucinare la pizza napoletana, dopo di che abbiamo digerito un Governo non eletto e non rappresentativo del volere popolare. Oggi ci chiedono di digerire altri tasselli della nostra autonomia in frantumi e lo fanno assicurandosi l’arbitrio sull’etica e la cultura cattolica del nostro Paese.

E’ sempre più chiaro che quest’Europa sia una brutta copia degli Stati Uniti d’America. Gli United States preservano una anima individuale e condividono una moneta ed una matrice economica univoca. Noi abbiamo una moneta unica con politiche finanziarie diverse, necessità monetarie diverse, strutture sociali non uniformi che richiedono scelte e pratiche assolutamente differenti e per sembrare uniti cancelliamo l’unica cosa che fino ad oggi abbiamo preservato: la Storia e la Cultura da sempre spina dorsale ed imprescindibile fonte di connotati etici e giuridici.

In un comizio Giorgio Almirante sentenziò: “La destra o è coraggio o non è, è libertà o non è, è nazione o non è, così vi dico adesso, la destra o è Europa o non è. E vi dico qualcosa di più: l’Europa o va a destra o non si fa”.

Se più di vent’anni dopo queste parole suonano stantie, in disuso, è colpa nostra. Perché abbiamo perso il coraggio delle idee, l’ambizione del domani, la devozione ad una militanza ed una appartenenza politica chiara e limpida. Abbiamo perso di vista lo sviluppo sano, quello che non sciupa l’amor di Patria. Abbiamo perso una classe dirigente degna di questo nome, siamo governati da un manipolo plutocratico, gerontocratico ed incolore.

Nel grigiore di questi giorni cade a pezzi un po’ d’Italia e senza omofobia o discriminazioni ognuno dovrebbe sentirsi libero di amare chi gli pare senza la paura di far emergere o dichiarare i propri sentimenti. Ma oggi per un “perbenismo culturale” stiamo andando oltre la tolleranza, viaggiamo verso lo sgretolamento della famiglia naturale con le logiche conseguenze che ne derivano.

Non è solo innaturale o diseducativo incentivare certi modelli di vita, ma la cruda realtà ci mostra un quadro con la natalità azzerata, una piramide capovolta dove gli anziani sono in gran lunga prevalenti nelle compagini nazionali e uno Stato Sociale già oggi insostenibile. Chi pagherà la reversibilità della pensione ad una coppia omosex che non genera futuro, che non procrea?

E’ ovvio che in ballo non ci sono soltanto i principi etico-morali, ma anche un Welfare disegnato per essere sorretto su dei patti generazionali che inevitabilmente questo modello scardina.
Immagino il mio Paese tra venti o quaranta anni e l’unica cosa che sento di dire è: “Ai posteri l’ardua sentenza”.

Twitter @andrewlorusso

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