Da Monti a Berlusconi, l’Italia alle ortiche – di Carlo Di Stanislao

WCENTER 0XMMAIWCHE Italian Prime Minister Mario Monti delivers a speech during the 5th World Policy Conference in Cannes, France, 8 December 2012. The World Policy Conference (WPC) is the only large-scale international conference entirely devoted to the issue of global governance in all its aspects. ANSA/SEBASTIEN NOGIER

A soli tre giorni dal suo rientro in campo, Berlusconi strappa profondamente la “strana maggioranza” che aveva sostenuto Monti e il suo governo tecnico ed Angelino Alfano, che ora è tornato ad allinearsi col capo, pur esprimendo stima nei confronti del professore, dichiara che quello del Pdl che ritira la fiducia  non è “un gesto irresponsabile”, ignorando bellamente la delicatezza del momento e l’incertezza in cui precipita il Paese.

Così, come c’era da aspettarsi, nonostante Monti abbia cercato l’altro ieri di rassicurare l’Europa al vertice di Cannes (quello stesso che un anno fa aveva messo alle strette Berlusconi), la risposta dei mercati non si è fatta attendere, esibendo immediatamente segni vistosamente negativi: spread a 350 in apertura e perdita del 2% a Milano ad inizio di sessione, con tendenza al peggioramento.

Solo una settimana fa lo spread era sceso sotto la soglia dei 300, toccando i minimi degli ultimi 9 mesi. Poi la risalita giovedì e venerdì, in scia allo strappo del Pdl che ha di fatto staccato in anticipo la spina all’esecutivo. I mercati temono che il prossimo governo non rispetti l’agenda Monti e le sue riforme e, nonostante le elezioni saranno anticipate solo di un mese, a pesare è lo scenario di incertezza politica dell’Italia che si avrà da qui a febbraio. Monti ha dichiarato la sua intenzione a dimettersi dopo l’approvazione della Legge di Stabilità e Napolitano si è dato una settimana per decidere. Solo la Lega con Maroni è felice dell’ennesimo disastro promosso da Berlusconi e il suo nuovo capo dichiara, gongolante anche per aver incassato il sostegno del Pdl in Lombardia:  "Addio governo Monti (finalmente!), bentornato popolo sovrano. Ora al voto al più presto, anche a febbraio: noi siamo pronti. Prima il Nord".

Tutti gli altri sono sgomenti. Punta il dito contro Berlusconi Dario Francescini (Pd). "In due giorni dal suo ritorno in campo Berlusconi ha portato il Paese sull’orlo della crisi – ha dichiarato al Tg2 -, rischiando di vanificare i sacrifici compiuti dagli italiani per salvare l’economia". Secondo Franceschini, che invoca il ritorno alle urne dopo la legge di stabilità, "ora non bisogna più perdere tempo".  Esalta le scelte di Monti Pier Ferdinando Casini (Udc) che, oltre ad accelerare l’avvicinamento a Fini e al gruppo di Montezemolo,  al Tg2 ha affermato, a proposito del ritorno di Berlusconi: "Anni di barzellette, demagogia e populismo ci hanno ridotto al punto in cui siamo. Da Monti è arrivato un gesto di serietà e responsabilità" e serve opporsi con forza "al ritorno del vecchio teatrino della politica". E al Tg1, rispondendo a una domanda su una eventuale candidatura di Monti, il leader centrista ha detto: "C’è una politica seria che per quattro anni ha fatto opposizione a Berlusconi ed ha sostenuto Monti e c’è una società civile che non vuole il populismo. A questa noi dobbiamo dare una risposta".

Preoccupato Raffaele Bonanni, segretario della CISL, che commentando il precipitare degli eventi, ha denunciato: "Dopo tanti sacrifici sostenuti dagli italiani, per tenere in piedi la credibilità del nostro Paese presso le cancellerie europee e mondiali e presso i mercati internazionali, c’è stato un atto di mancanza di responsabilità che costerà all’Italia e al quale spero sia Monti sia il presidente Napolitano possano farvi fronte e sappiano porre rimedio".
Standard & Poor’s ha già anticipato che persistendo lo stato di incertezza applicativa delle riforme taglierà ulteriormente il nostro reating e la disillusione per il futuro diventa il concime per far crescere l’antipolitica ed il populismo. Soprattutto quest’ultimo, con Grillo e di nuovo, ora, Berlusconi, che certamente prometteranno meno tasse e meno sacrifici senza chiarire da dove prendere i soldi e forse riusciranno a convincere più di un italiano che, perso Renzi, il Pd è venuto meno alla possibilità di trasformarsi in un  vero partito socialdemocratico europeo e quindi a traghettare in acque più sicure la Nazione.

Uno degli interrogativi di adesso è se Monti scenderà in campo, cosa data per molto probabile, con il sostegno di UDC più Italia Futura e FLI, che comunque sono quotati come un prefisso telefonico, in quanto una allegra brigata di professionisti della politica e di apprendisti politici, come Montezemolo, non può attirare l’attenzione di consistenti fette dell’Italia moderata che, probabilmente, sarà ancora una volta galvanizzata dal Cavaliere, con i suoi slogan azzeccati, con la critica al fisco esoso, con la contestazione delle scelte europee che, come si vede, stenta ad avere una dimensione veramente politica come la volevano i padri fondatori.

C’è poi il (dis)valore aggiunto della critica alla magistratura, che Berlusconi sa condivisa da un popolo abituato a non rispettare nessuna regola, neanche quella del divieto di sosta.  

Alla fine avrà buon gioco quel populismo destrorso e reazionario che ci dipingerà il governo Monti, che ha sbagliato molto ma anche molto ha fatto per la dignità nazionale, come un esecutivo di tecnici senza nessuna conoscenza dell’apparato, circondati da grand commis buoni per tutte le stagioni, pessimi consiglieri dei governi precedenti sia di Berlusconi che di Prodi, che negli anni non hanno mai spiegato ai loro ministri che non si va da nessuna parte se non si riordina l’apparato e le leggi che ne disciplinano l’azione, se non lo si rende impermeabile alle influenze delle lobby, come dimostra il vergognoso dato sulla diffusione della corruzione, resa nota nei giorni scorsi da Trasparency International.

Intanto diamo l’addio al professore dai  buoni studi di economia, dalle importanti relazioni personali e di grande disponibilità istituzionale, come ha dimostrato nel novembre 2011 accettando l’invito di Napolitano a salvare l’Italia sull’orlo del baratro. Tanti meriti ma scarsa sensibilità politica dimostrata da subito, fin dalla formazione della squadra di governo, con un ministro del lavoro sprovveduto e incapace di una disposizione transitoria che avrebbe evitato gli esodati, con un ministro dell’economia che è stato un modesto Ragioniere Generale dello Stato, con un Ministro delle sviluppo economico che non ha saputo neppure fare la mossa di un incentivo alla ripresa sul mercato interno, che non ha aperto o riavviato un cantiere. Ma non per questo lo giubiliamo, ma solo perché Berlusconi ha di nuovo voglia di scendere in campo e l’opposizione tutta non è capace di fare quadrato ed aiutare gli italiani a pensare e non gettare, come al solito,  tutto alle ortiche.

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