Crisi, Tagli alla casta e abolizione delle province – di Gabriele Polizzi

Finalmente ci siamo. Questa volta pare che il Governo voglia fare proprio sul serio. La crisi economica che tiene stretta l’Italia in una morsa infernale non ammette errori. Nè ulteriori perdite di tempo. Silvio Berlusconi lo sa, per questo ha fretta di portare a casa il risultato e di fare ciò che va fatto. Questa sera, in pieno agosto, a Palazzo Chigi si riunirà il Consiglio dei ministri; nei giorni scorsi i membri dell’esecutivo sono stati allertati e fatti rientrare dalle ferie. Non è tempo, questo che viviamo, per vacanze.

Sulle misure che saranno contenute nel decreto anti-crisi che questa sera varerà il governo, ci sono già delle indiscrezioni. E’ lo stesso Berlusconi, anzi, ad anticipare qualcosa durante l’incontro odierno con gli enti locali. Il premier ha assicurato: puntiamo a ridurre drasticamente i costi della politica, con una quindicina di misure tese proprio a tagliare spese e privilegi. Previsti importanti tagli anche ai ministeri, si parla di 6 miliardi. Vedremo quali saranno queste misure e se saranno davvero forti, come la situazione richiede, o all’acqua di rose, come fino adesso è stato.

Non solo. Si sta parlando anche di abolizione delle province: è vero, se ne parla da tempo, fin dall’ultima campagna elettorale per le politiche del 2008. Ma adesso pare che l’esecutivo abbia capito che non si può più attendere. E se non sarà abolizione totale, sarà certamente riduzione. Così per i Comuni, che saranno accorpati.

Il debito italiano deve essere ridotto drasticamente. Come? Tagliando, riducendo le spese. Lo richiede l’Europa, lo richiede la situazione economica che vive lo Stivale. Certo, gli enti locali non ci stanno e parlano già di una manovra "iniqua": Formigoni, governatore della Lombardia, invita il governo a trovare strade alternative; il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha spiegato che i tagli "si scaricano sui servizi sociali e dunque sui cittadini più esposti"; ma a qualcosa bisogna pur essere disposti a rinunciare per il bene dell’Italia. Se la politica darà l’esempio, gli italiani sono pronti a sacrificarsi per non finire come la Grecia, in totale default.

Silvio Berlusconi va avanti deciso. Ha capito che la situazione è grave e ormai non ci sono scappatoie. E’ anche convinto che tocchi a lui, com’è giusto, cercare di fare il massimo per aiutare l’Italia ad uscire dalla crisi attuale: se farà bene, potrà dire che è stato tutto merito suo e del suo governo se il BelPaese ce l’ha fatta. Non manca troppo tempo alle prossime politiche, e un po’ di consenso non guasterebbe. Se invece il premier farà male… potrà almeno dire di avercela messa tutta.

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