Crisi, strozzato dai debiti si dà fuoco e muore. Un altro si impicca

Non accenna a finire la drammatica conta di chi si toglie la vita perche’ davanti a un futuro nerissimo, senza soldi, senza possibilita’ di dare certezze e un minimo di dignita’ al proprio quotidiano e a quello dei familiari. La triste classifica oggi si allunga con due suicidi, in Sicilia e in Puglia, e altre due persone che hanno tentato di togliersi la vita a Torino e a Porto Torres in Sardegna.

A San Cataldo (Cl) Giovanni Vancheri, 54 anni, con la sua piccola pensione di invalidita’ e con i pochi lavoretti che riusciva a trovare come idraulico non ce la faceva a vivere, e soprattutto non aveva piu’ il coraggio di guardare negli occhi la moglie e la figlia di 14 anni una ragazzina senza tante esigenze se non quelle piu’ elementari per i giovani della sua eta’. A casa arrivavano le bollette che rimanevano li’ perche’ non c’erano i soldi per pagarle. Vancheri era depresso. La sua mente era sconvolta. E forse senza riflettere e’ andato nella casa di campagna, che aveva in comproprieta’ coi fratelli, ha preso i documenti della sua ‘Fiat Punto’ e poche banconote e li ha messi su un tavolo. Poi si e’ chiuso in auto si e’ cosparso di benzina e si e’ dato fuoco, morendo come una torcia umana. Vancheri aveva fatto sempre lavoretti saltuari fino a quando, anni fa, ha avuto un infarto. Le condizioni di salute gli hanno impedito di continuare a lavorare come prima.
Non ha lasciato alcun messaggio per spiegare i motivi del suicidio. A ritrovarlo carbonizzato sono stati i vigili del fuoco e gli stessi fratelli che erano stati avvertiti da alcuni vicini di casa allarmati per la colonna di fumo che si stava alzando dal cortile dell’abitazione. A Molfetta (Bari), invece, un imprenditore del settore impiantistica, Giuseppe Rennola, 46 anni, ieri, si e’ impiccato a un albero del podere di alcuni parenti. Anche per il suo gesto sembra che il movente sia stata la situazione economica. Rennola era creditore di enti pubblici ma non riusciva ad avere i soldi, anche se fino ad oggi era riuscito ad assicurare lo stipendio ai suoi dipendenti. L’uomo, sposato e padre di due figlie, ha lasciato un biglietto nella sua auto scusandosi con i familiari per il gesto che stava per compiere. A trovare il cadavere e’ stato il cognato. Negli ultimi tempi sembra che alcune banche gli avessero negato aiuti.
A Torino lotta con la morte Mario Trombone, 73 anni, che ha cercato di suicidarsi stamani sparandosi un colpo di pistola alla testa nel suo ufficio. L’uomo e’ ricoverato all’ospedale Cto del capoluogo piemontese in gravi condizioni e verra’ sottoposto ad un intervento chirurgico per l’estrazione del proiettile. In un biglietto lasciato ai familiari ha raccontato di voler togliersi la vita perche’ non sapeva piu’ come far andare avanti la sua impresa, un’azienda di facchinaggio, perche’ era ‘oppresso dalle tasse’. Davanti al municipio di Porto Torres in Sardegna l’altro tentativo di suicidio. Un uomo di 50 anni con moglie e tre figli, disoccupato, ha provato a darsi fuoco dopo essersi cosparso di benzina. Ha motivato il gesto con la difficolta’ ad ottenere un posto di lavoro che da tempo gli era stato promesso.

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