Crisi, senza energia comune l’Europa non cresce

"No grids, no party", ‘niente reti, niente festa’: come in un noto spot tv, la crescita europea rischia di rimanere fuori dalla porta, se all’appuntamento con il mercato unico energetico, di cui una direttiva Ue del 1996 fissa una terza importante tappa entro il 2014, non si presenterà con una rete energetica integrata.

Lo slogan lo ha lanciato un funzionario europeo, Jos Delbeke, direttore generale del dipartimento sui cambiamenti climatici della Commissione europea, intervenuto oggi al convegno sullo Stato dell’Unione, promosso a Firenze dall’Istituto Universitario Europeo, e la cui seconda giornata di lavori è dedicata al futuro energetico dell’Unione e al suo "rovescio della medaglia", cioè la limitazione dei danni ambientali e la mitigazione dei riflessi sul clima. "Abbiamo bisogno di piú investimenti, specialmente in reti, altrimenti la crescita del mercato delle energie rinnovabili si bloccherà", ha messo in guardia Delbeke.

Richiami che non suonano certo come musica per le orecchie delle imprese, impaludate nella crisi finanziaria, n‚ per gli amministratori, in lotta per domare i debiti sovrani e per trovare margini per dare ossigeno alla crescita. Ma se rigore e crescita – com’è stato sottolineato nello stesso convegno fiorentino ieri dal presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso – vanno "mano nella mano", il completamento del mercato unico è il terreno da dissodare per permettere alla crescita di germogliare E il mercato unico dell’energia ne sarà, in un certo senso, il sistema di "irrigazione", se riuscirà a creare un mercato armonizzato fra i Paesi membri, prezzi piú bassi o almeno piú stabili e migliori approvvigionamenti.

Su quest’ultimo problema l’Ue ha intrapreso una svolta nel 2007, durante la presidenza di turno tedesca, e ora l’Unione è dotata principalmente di tre strumenti: la tassazione dell’ inquinamento attraverso la concessione di "permessi di emissione" (Ets), la promozione delle energie "pulite" e rinnovabili con la concessione di sussidi statali (la Spagna peró di recente, per risparmiare risorse statali l’ha interrotta) e la riduzione dei consumi attraverso l’efficienza energetica (delle reti, nell’edilizia, ecc.).

Intanto peró l’Europa produce sempre meno combustibili fossili, ne importa di conseguenza sempre di piú, e in prospettiva, guardando al di là delle nebbie attuali, potrebbe diventare decisiva la creazione di reti energetiche integrate a livello di Unione, di sistemi di stoccaggio comuni e condivisi e, in ultima analisi, di un mercato unico, in cui si possa scegliere se approvvigionarsi di elettricità anche in un altro Paese europeo.

"Avere un’economia competitiva e al tempo stesso a bassa emissione di carbonio nel 2050 è cosa fattibile se si comincia ad agire fin da ora", ha spiegato Philip Lowe, direttore generale per l’Energia della Commissione Ue. "I costi saranno alti, ma i costi dei ritardi saranno ancora piú alti", ha aggiunto.

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