Crisi, La lettera di Berlusconi all’Europa – di Carlo Di Stanislao

Stasera, al summit dei leader europei, dal quale dovrebbe scaturire un accordo per affrontare la crisi del debito prima che l’Europa cada nel baratro, Berlusconi si presenterà con solo una lettera d’intenti: una dichiarazione di buona volontà e niente altro. A fronte delle precise richieste dell’Europa il grande imbonitore sarà armato solo di una manciata di fogli senza troppe specifiche e senza le pensioni d’anzianità, vista la linea dura che la Lega continua a perseguire. Sarà dura spuntarla e non essere nuovamente bocciato da coloro che, solo lunedì scorso, gli avevano chiesto “una rapida adozione, seguita da una rigorosa attuazione, da un calendario e da impegni chiari, di riforme strutturali a sostegno della crescita, di un pacchetto complessivo di misure". Intanto che i mercati azionari sono col fiato sospeso e che ancora più in apnea siamo noi italiani, messi ancor peggio della Spagna e quasi allo stesso livello di Portogallo e Grecia, il Governatore di Bankitalia e futuro presidente della Bce, Mario Draghi, intervenendo alla giornata del risparmio, ha indicato la rotta per uscire dall’impasse, a cominciare dal delicato tema della riforma delle tasse. “La composizione del prelievo fiscale può essere modificata, trasferendone il peso dalle imposte e dai contributi che gravano sul lavoro e sull’attività produttiva all’imposizione sulla proprietà e sul consumo”, ha detto, alternando al discorso già preparato numerosi passaggi a braccio, uno dei quali è dedicato proprio alla lettera del governo alla Ue, su cui il giudizio dell’inquilino di Palazzo Koch è molto chiaro. “È un passo importante, contiene un piano di riforme organiche dell’economia”. Adesso occorre però “farle con rapidità e con concretezza”, anche se si tratta di  “misure coraggiose” ed “occorrerà tutelare le fasce deboli che saranno toccate”.

La lettera, inviata anche al Capo dello Stato Giorgio Napolitano, sembra sia composta di 15 pagine e delinea l’obiettivo di raggiungere i 67 anni d’età nel 2026 anche per le donne del settore privato, equiparando l’eta’ pensionabile delle donne del settore pubblico. Nulla di diverso, fanno osservare fonti leghiste, di quanto siglato nell’accordo sul decreto della manovra del 13 agosto scorso. Per il resto nella missiva rientrano misure sulle liberalizzazioni, sulle privatizzazioni, sulle semplificazioni normative a vantaggio delle imprese e sul piano delle infrastrutture. Ma senza alcuna specificazione su come verranno fatte. Berlusconi punta ad ottenere dalla Unione europea un via libera di massima sull’impegno assunto dal governo italiano, convinto che i colleghi europei non attaccheranno l’Italia per non compromettere la stabilità dell’Unione. Ma sono in molti a dubitarne. E già si mormora che l’asso nella manica di Berlusconi è un suo passo indietro, per tornare a votare, cosa che è cara a Bossi che con il “porcellum” si troverebbe nella condizione di rintuzzare i maroniani che ormai spuntano ovunque.

Nel suo discorso Draghi, ha ricordato quanto diverso fosse il clima sei anni fa, quando varcò la soglia di Palazzo Koch, sede della Banca d’Italia, quando “la compiacenza generale e un apprezzamento generale per la finanza avevano fatto dimenticare difficoltà che potevano essere già evidenti”, citando un libro di Joseph Roth, “I semi della catastrofe”. Citazione che ha fatto rabbrividire, soprattutto chi ha visto la messa in scena di “Uova del serpente” di Bergman, che a quel libro si ispira e in cui il “male” è pronto ad emergere in tutta la sua carica di perversione e incontrollabilità, in una società senza più prospettive, certezze e riferimenti. “Termino il mio mandato alla Banca d’Italia in una situazione confusa e drammatica sul piano nazionale, internazionale, politico ed economico” ha osservato Draghi,  forse pensando anche al presidio a Campo dei fiori dei “draghi volanti”, gli indignati italiani, ed immaginando che, oltre a loro scesi in piazza, gli indignati italiani adesso assommano a diversi milioni.

Mentre la maggioranza si spacca e non riesce a produrre altro che promesse per placare una Europa ormai senza più pazienza, una sponda inattesa sulle riforme potrebbe arrivare dal Terzo Polo: l’Udc ha già fatto sapere che potrebbe votare un eventuale innalzamento dell’età pensionabile se il provvedimento “sarà ben fatto”, mentre Futuro e Libertà si è detto disponibile a dare il proprio assenso alla riforma, se dopo l’approvazione Berlusconi si dimetterà. Le dimissioni del governo sono chieste anche dal Partito Democratico, con Bersani che si dice convinto che “gli italiani riconquisteranno rispetto e fiducia che meritano” e che “con questo governo nessuna misura basterà mai”. Il numero uno del Pd annuncia poi la presentazione delle proposte del partito per affrontare la crisi. E questo, se fosse vero, sarebbe già un passo avanti. Ma, contro questa ipotesi, ha parlato a Vanity Fair Antonio Di Pietro, che Berlusconi lo conosce da tangentopoli e ha dichiarato, con la sua solita brutale schiettezza: “anche se non è più in grado di dare nulla al Paese, Berlusconi non si dimetterà mai”. Sul Corriere della Sera il direttore, Ferruccio de Bortoli, scrive che "il Cavaliere, con il quale la storia sara’ meno ingenerosa della cronaca, e’ anche un uomo d’azienda. Sa valutare il momento in cui e’ necessario mettersi da parte per salvare la sua creatura, il partito e le future sorti del centrodestra italiano. Ma prima ancora viene il Paese. Una volta tanto". De Bortoli prosegue, poi, invitando il premier a seguire l’esempio di Zapatero, che per garantire le credibilita’ del suo Paese si e’ messo da parte chiedendo le elezioni anticipate. "L’avesse fatto saremmo fuori dal mirino della speculazione. Come la Spagna". Infierisce su Berlusconi anche il direttore Ezio Mauro su La Repubblica, descrivendo "un ceto politico spaventato e timoroso di mostrarsi al suo stesso popolo, impotente a governare la crisi non riesce a dare le risposte di cui il Paese ha bisogno. L’unica risposta e’ un accordo al ribasso, inadeguato e probabilmente inutile. Nella speranza che possa imbrogliare L’Europa". Nel finale, poi, arriva prima la stoccata: "dovrebbe dimettersi, consentendo al Paese di provare a salvarsi, finche’ e’ in tempo. Ma non e’ un uomo di Stato e il suo destino personale gli preme piu’ del destino dell’Italia", e, infine la chiusura, di una durezza estrema: "L’Europa e i mercati giudicheranno questo vuoto di responsabilita’. Intanto dobbiamo prendere atto che, mentre i governi cambiano regolarmente quando una fase politica si esaurisce, solo i regimi non sanno finire".

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