Crisi Grecia, Atene salva dal fallimento: arrivano altri 130 miliardi di euro

L’eurogruppo stanzia i fondi che concedono ossigeno alla Grecia. Dopo 12 ore di riunioni, bilaterali e accordi separati è stato deciso che proprio gli stati membri dell’Eurozona sborseranno ulteriori 130 miliardi di euro, per un totale di 240 miliardi se si considerano i fondi precedentemente concessi col piano del 2010.

Il tutto avverrà con stretta e permanente sorveglianza della troika Ue-Bce-Fmi e senza lo “sconto” che le banche creditrici hanno finito per concordare al 53,5% del valore nominale dei bond nelle loro mani.

I commenti da parte dei rappresentanti italiani non sono mancati, anzi si sono fatti sentire celermente. “Un buono accordo” è il parere di Mario Draghi. Mario Monti invece ritiene che l’accordo sia la dimostrazione che “l’Europa è anche in grado di funzionare”.

Ovviamente la Bce ha ribadito la serietà e la coerenza che il Primo ministro greco Lucas Papademos e il Ministro delle Finanze Evangelos Venizelos dovranno necessariamente adottare nei confronti degli impegni contratti questa notte. Sottolineando che la troika Ue-Bce-Fmi monitorerà la situazione ateniese permanentemente. Misure ristrettive che dovrebbero soddisfare gli stati europei del nord quali Germania ma soprattutto l’Olanda; dal momento che la permanenza stabile della troika è stata proprio una richiesta del ministro De Jager. Di fatto, per ovviare al timore che il governo Venizelos, sostenuto dai socialisti del Pasok e dai conservatori di Nuova Democrazia, possa disattendere agli impegni nel post elezione del prossimo Aprile, l’Eurogruppo stanzierà i fondi “lentamente”. Con esattezza fino al 2014, lungo un percorso che durerà due anni.

Ma i meriti del provvedimento non sono da attribuirsi unilateralmente all’Eurogruppo, bensì è da gratificarsi anche l’azione di Venizelos che è stato in grado di “garantire le azioni necessarie per ripristinare crescita e stabilità”.

Sono senza dubbio segnali positivi emanati da un’Europa che vuole e sa collaborare, un’Europa che non lascia indietro i “meno forti”, un’Europa che preferisce risolvere i problemi e non eliminarli. Sono segnali positivi per la nostra Italia che assiste soddisfatta, forse perché si è sentita troppo spesso paragonata ai cugini greci.

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